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Dura poco la gioia dei tifosi del River dopo il trionfazo nel Trofeo de Campeones. A far gelare il sangue dei tifosi millonarios ci pensano due nuovi casi che deflagrano dopo il fischio finale. Si tratta delle questioni ‘spinose’ di due dei protagonisti di questo 2023: Enzo Perez e Claudio Diablito Echeverri.

ENZO PEREZ. Quelli della finale sono gli ultimi drammatici minuti per i sentimenti dei tifosi millonarios. Enzo Perez, l’emblema vivente che unisce il River vincente di Gallardo a quello attuale, decide di andarsene sbattendo la porta. A dir la verità, il presidente Brito, Francescoli e Comisión Directiva si auspicavano una più onorevole uscita di scena da parte di uno dei capisaldi della storica Superfinal Libertadores di Madrid, aspettandosi magari il ritiro dal futbol giocato. Così non è stato, perchè l’addio al River è in realtà di natura ‘traumatica’ rispetto alle prospettive romantiche di terminare la carriera all’Estudiantes o Unión, club in cui Perez mosse i primi passi da professionista e che ora lo aspettano a braccia aperte.

La prova è andata in onda ieri sera: al momento della sostituzione e in sala conferenze. Al momento del cambio il capitano salutava il pubblico, dava il cinque ai compagni della panchina, ma ignorava e veniva ignorato dal tecnico Demichelis e dal suo secondo – storico campagno di mille battaglie -, Javier Pinola. Fatto insolito, trattandosi dell’ultima gara di un ‘giocatore bandiera’ come Enzo Perez. La conferma arrivava qualche ora dopo in sala conferenze, quando il giocatore annunciava pubblicamente il suo ritiro, ringraziando tutti, tranne… Demichelis e staff.

“Sono qui per annunciare una cosa che già si sapeva. Quella di oggi è stata la mia ultima partita con questa maglia. Finisce una grande fase sentimentale. Ho tante cose in mente, vengo anche a ringraziare le persone che mi hanno riportato indietro nel 2017. Molte cose mi passano per la testa, finisce una grande fase d’amore, che sognavo fin da bambino. So che avete mille domande, tanti dubbi da chiarire ma questo non è il momento di parlare. Perché? Perché voglio partire da qui in pace e con ricordi belli, con la consapevolezza di aver lasciato tutto sul campo come giocatore. Voglio dire a tutti i miei compagni grazie di cuore per questi sei anni e mezzo. Ai tifosi, che mi hanno sostenuto sempre con grande amore e rispetto fin dal primo giorno, e infine ringrazio la mia famiglia per avermi accompagnato me durante tutto questo tempo. Grazie, grazie mille”, concludeva Enzo in lacrime. D’accordo, tutto bello, ma lo staff tecnico e Demichelis?

DIABLITO ECHEVERRI. A tirare l’altra bomba atomica della serata ci pensava el Diablito Echeverri, al debutto da titolare e assoluto protagonista nei novanta minuti contro il Rosario Central, che ai microfoni del dopo gara si lasciava sfuggire un “non rinnoverò” che faceva sobbalzare dalla poltrona la metà millonaria argentina. Cercato da tempo dai maggiori club europei – tra i quali Real Madrid e Barcellona -, il 17enne lasciava intendere l’intenzione di lasciare Nuñez dopo la conclusione naturale del sodalizio, cioè dopo il prossimo dicembre 2024. “Il mio rappresentante ha parlato con il presidente, sono sempre in contatto. Non rinnoverò, ma rimarrò al club per un altro anno o sei mesi. Ma non rinnoverò”.

Panico totale o meglio, descontrol total come dicono qui, col River che da mesi cerca insistentemente un punto d’accordo per il rinnovo e soprattutto, per l’innalzamento della clausula di 25 milioni di dollari, ritenuta ora troppo bassa per le potenzialità del pibe. Subito il presidente Brito cercava di rimediare all’irreparabile, gettando acqua sul fuoco in diretta tv: “Echeverri nell’euforia della festa ha dichiarato qualcosa che forse non pensava. Gli ho detto di stare calmo. Siamo in buoni rapporti e confidiamo che la questione si risolva favorevolmente per il River e per la giocatore, che vuole avere successo in questo club”.

Meglio l’uovo rotto o la frittata del club? La cosa palese a tutti è che, dopo la vetrina mondiale under 17 con la Diez della Selección sulle spalle e nuova la titolarità in prima squadra, il manico del coltello sia dalla parte del giocatore.

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