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Siamo rimasti ancora a quella domenica pomeriggio al Monumental, quando c’era tanta gente e grande euforia: era la partita della vita, siamo tornati a casa che nel cuore c’era la morte.

Siamo rimasti con l’inquietudine che ce lo potessero portare via.

Siamo rimasti.

Poi ci siamo rimasti male.

Tutto è cambiato da un momento all’altro, dal giorno alla notte senza un motivo che potesse davvero giustificare quella decisione scellerata.

Madrid, Perché?

Perché perdere l’occasione di dimostrare che quella partita si doveva giocare in Argentina?

Perché darla vinta ai violenti?

Doveva esserci la coreografia di tutto uno stadio quel pomeriggio, gli occhi di chi aveva quel sogno e non poteva permettersi il biglietto aereo; l’odore che ti apre il cuore dei choripan nei chioschi; il boato (e quando dico boato, intendo Boato) di tutto il Monumental all’ingresso delle squadre in campo.

Niente di tutto questo signori.

Si è giocato in una fredda Madrid d’inverno, tenuta al caldo solo per le migliaia di cuori irriducibili, disposti a seguire la propria squadra malgrado tanti sacrifici. E non è questione della città o del continente diverso, il problema di fondo è che non si ha avuto il minimo rispetto degli ‘aficionados’ e del buon senso. Che colpa ne ha il tifoso se tutto il sistema di sicurezza ha fallito?

“Ci son poche cose che sono nostre: l’asado, il mate, il dulce de leche e il Superclásico”

Juan Roman Riquelme

..Sarà che solitamente, il Superclasico si gioca in Argentina (e menomale a questo punto diremo) che questa ‘amichevole’, ancora non l’abbiamo digerita.

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