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La storia del semestre del River Campeón e la scommessa vinta dal presidente Brito e Demichelis. Dopo l’addio della leggenda Gallardo, il River si trova a ripartire da zero. Inizia così un’avventura travolgente del Millonario, condotto straordinariamente dal debuttante Dt Demichelis.

Era il 17 novembre 2022 quando nella sala conferenze del Monumental veniva presentato ufficialmente ‘el michu’ Demichelis come nuovo Dt del River. Responsabilità enorme. Alla sua prima avventura da primo allenatore e successore di una leggenda del calibro di Marcelo Gallardo, ‘el michu’ accettava senza troppe esitazioni la proposta del presidente Brito. Sua moglie, molto più ‘realista’, avendo solo pensato di lasciare l’Europa e la Germania per tornare in Argentina, gli aveva dato del pazzo. Ed era assolutamente da pazzi accettare una sfida del genere, ma anche, dall’altra parte, proporre la panchina a un ex giocatore senza esperienza. Responsabile tecnico delle giovanili del Bayern ed integrante nel corpo tecnico della prima squadra, l’ex volante di River e Selección si apprestava a vivere il primo capitolo della vita professionale con tante aspettative e dubbi, ma anche, con la sua consueta semplicità e dedizione al lavoro. Si stava assistendo, in definitiva, alla scommessa più grande del club River Plate degli ultimi dodici anni.

Demichelis in realtà, da buon ‘tedesco’ naturalizzato, non badava troppo alle polemiche e proseguiva per la sua strada, prediligento i fatti e il lavoro che quotidianamente svolgeva al River Camp rispetto alle parole aleatorie dei media. Le comparazioni e similitudini erano sicuramente inevitabili e lui le accettava, comprendendo la realtà, ma sempre comparandosi al di sotto dell’amico e leyenda Gallardo, di cui non ha mai negato di essersi ispirato tatticamente e nella gestione del gruppo. “Disciplina, rispetto, unità, impegno, questi sono i valori che riassumono questo club”, diceva alla presentazione.Il River è il Bayern Monaco del Sudamerica perché ha principi, modi, metodologia molto simili. Con la dirigenza abbiamo iniziato il percorso per formare un River sempre più competitivo”. Queste le sue prime parole da allenatore. E un particolare emerge da queste dichiarazioni: l’aspetto umano. Prima di essere un director tecnico, Demichelis, nonostante la sua giovane età, è stato educatore di giovani uomini.

LIGA PROFESIONAL. L’inizio in Liga Profesional in realtà non era stato dei migliori. Fisiologicamente comprensibile, data la sua prima volta in panchina in una realtà complessa come Primera División. Nel debutto assoluto arriva la vittoria in trasferta contro il Central Cordoba, ma poi la sconfitta a Cordoba contro il neopromosso Belgrano lo fa bruscamente rientrare nella realtà del futbol argento. Dalla terza si cambia marcia, con i tre punti contro l’Argentinos Juniors in una struttura tattica che prevedeva l’utilizzo di Maidana ed Enzo Diaz come centrali in risposta ai vari infortuni del reparto. Centrocampo a tre formato da Aliendro, Perez e Paradela e attacco a due punte costituito da Rondón e Solari. ‘El vikingo’ Beltrán? Inizialmente è ultimo nella scala gerarchica degli attaccanti dopo Borja, Rondón e Solari. Ma Demichelis se ne accorgerà ben presto della bontà tecnica del giovane giocatore.

Stagione straordinaria per Gonzalez Pirez. Mai una polemica, esempio in campo e pilastro della difesa.

DALLE STALLE ALLE STELLE. Dalla quarta alla quinta fecha arrivano due vittorie contro Tigre (che guardacaso è decisa dal rientrante Gonzalez Pires) e Banfield, fino al secondo stop in cinque turni contro l’Arsenal de Sarandí al Monumental. Se vogliamo, è questo il punto più basso della stagione di Demichelis, ma da qui in avanti esploderanno il ritorno e la continuità di De La Cruz, di Barco e il cambio tattico a una sola punta, che permetterà di vincerne otto consecutive, ‘aplastando’ letteralmente gli avversari e arrivando velocemente in vetta alla classifica. Finalmente si fa luce anche el pibe Beltrán segnando e destando buone sensazioni dal Dt e ai tifosi ogni qualvolta scende in campo. Da qui iniziano a crollare i record, con il River che ne vince otto di fila senza subìre gol: non si era mai visto nulla di simile in tutta la storia della Primera. Demichelis si scopre anche più ‘bravo’ di Gallardo nella sua prima esperienza da primo allenatore, raccogliendo ben 24 punti in 720 minuti. El Muñeco in otto anni non ci era mai riuscito.

Ormai Demichelis sembra definitivamente calatosi nella mentalità vincente River, ma per far tornare tifosi e squadra sul pianeta Terra ci pensa l’esame Fluminense, che a Rio, umilia 5-1 il MIllo. Ecco, se vogliamo trovare una pecca sull’operato di Demichelis è la grande difficoltà del plantel nel conquistare un posto negli ottavi di Copa Libertadores. Girone complicato, sicuramente, contro un The Strongest che fa l’impresa nell’altura di La Paz e uno Sporting Cristal che sogna lo storico successo a Lima. Ma il merito riconosciuto di questo River è che nei momenti decisivi riesce a superare l’ostacolo nonostante le avversità.

Come il grande punto interrogativo SuperClásico, tappa cruciale per la stagione. Sebbene il Boca sia in crisi e attardato oltremodo in 14^ posizione, si gioca per la prima volta nella storia della stracittadina di fronte a un Más Monumental con più di 86.000 tifosi riverplatensi. L’atmosfera è elettrica, e sebbene non sia decisiva nei termini di classifica, appare un esame importante per l’onore del club e per il ‘curriculum’ di Demichelis. Arriverà il trionfo atteso (1-0), confermando una volta in più la buona attitudine della squadra anche in sfide da partita ‘secca’.

Nella 16^ giornata arriva il Talleres che inizia la sua azione di disturbo anti-River (responsabile successivamente dell’eliminazione in Copa Argentina). E nonostante una coesione sempre più forte del gruppo nasce il ‘caso Armani’ dopo che, il portiere campione del mondo, diventa un caso per continui errori grossolani. Dopo l’ultimo stop con il Barracas (peggior prestazione dell’anno) il River si avvia verso il titulo recuperando il gap perso per strada e ‘seminando’ le inseguitrici Talleres e San Lorenzo con le vittorie contro Platense, Banfield, Defensa y Justicia, Colón, Instituto ed Estudiantes, e i pareggi con Velez e San Lorenzo.

Rodrigo Aliendro, muscoli e cervello. Braccio destro di Demichelis, ha battuto lo storico record di aver vinto 19 vittorie di fila al Monumental.

TATTICA. Come già detto, Demichelis a inizio stagione prova diverse soluzioni prima di trovare la ‘quadra’ tattica che gli permetterà di cambiare marcia. Sempre e solo con difesa a quattro, inizia con un 4-4-2 per poi variarlo con il corso delle giornate in un 4-2-3-1 definitivo. Gli inamovibili saranno: in difesa, Gonzalez Pirez e Paulo Diaz; in mediana, l’eterno capitano Enzo Perez e il playmaker Aliendro; nella trequarti un terzetto formato da De la Cruz, Nacho Fernandez e Barco. Davanti, naturalmente, la vena realizzativa di Beltrán impressiona tutti posizione ed esecuzione. A la hinchada sembra di vivere un lietissimo dejavù: non è Julian Alvarez, è Beltrán, ma la somiglianza sul piano delle prestazioni sembra identica. Inoltre Lucas, oltre a segnare, dimostra un senso altissimo di altruismo nell’aiutare i compagni, arretrando e assistendoli in zona gol.

Demichelis ha anche il merito di valorizzare elementi non troppo utilizzati nel’ultimo anno gallardiano. Ezequiel Barco non è più un oggetto misterioso, come pure José Paradela, abile a sfruttare le occasioni e decisivo in molti momenti della stagione.

Lucas Beltrán, da panchinaro a capocannoniere della squadra. 20 anni e un futuro già scritto in Europa.

SCOMMESSA STRAVINTA. In definitiva, la vittoria più grande di Demichelis non è aver trionfato nel Monumental per 14 partite consecutive o esser entrato nella storia per la conquista della 38^ Primera, ma esser riuscito a dare una nuova identità di valori e gioco in un club, in cui conta più il modo in cui si vince che la vittoria stessa. E alla fine si tramuteranno in realtà i desideri di inizio stagione del michu: “Da parte nostra continueremo a contribuire affinché questa enorme istituzione continui a crescere dal punto sportivo e umano”.

Due erano gli obiettivi prefissati del semestre: vittoria della Liga e qualificazione agli ottavi di Libertadores. Dopo 19 vittorie, 3 pareggi e quattro sconfitte; distanziando di 11 punti il Talleres secondo, 15 il San Lorenzo (terzo), 17 il Boca Juniors, 25 il Racing Club e 33 l’Independiente in campionato; approdando nelle prime 16 del continente e qualificandosi di diritto alla Libertadores 2024, si può dire che il primo semestre dell’anno sia stato a dir poco perfetto.

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