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Troncare, verbo transitivo. “Interrompere violentemente, porre bruscamente e risolutamente termine a qualche cosa”.

L’implicazione repentina e improvvisa è parte integrante dell’atto del troncamento. Come predicato, se estrapolato dalla frase in cui è inserito, decontestualizzato da soggetto e complementi, il verbo troncare può indurre a pensare ad un gesto efferato, compiuto in maniera spietata.

In buona sostanza, un’azione cattiva che fa emergere tutta la malignità di chi l’ha compiuta. Però il verbo troncare non può essere utilizzato in un periodo di senso compiuto senza inserire pure il complemento più congeniale. Grazie a Dio.

L’Albiceleste ha troncato, inaspettatamente la sua striscia di imbattibilità, nella partita meno pensabile e soprattutto quella più importante da quando è iniziata l’era Scaloni. Iniziare il mondiale con una sconfitta contro l’Arabia Saudita era un’ipotesi impensabile, per tutti. E pur non brillando nel gioco e nelle individualità, anzi, era ancora più impensabile che ciò accadesse dopo quel primo tempo. Eppure.

Perché, non giriamoci attorno, il vero e unico obiettivo di questo ciclo è la vittoria finale. Con buona pace di tutti quelli che considerano la vittoria nell’ultima Copa America, un’impresa. Vincere aiuta a vincere, vero, ma qui il livello della competizione è ben maggiore rispetto a una competizione continentale. Ed anche questo è verità, palla non mente/ball don’t lie, fate vobis.

Ora però, basta disfattismo. Dal rascacielo a passare al fondo del mar, un bel bagno d’umiltà non può far altro che bene. Per critiche, processi e quant’altro ci sarà eventualmente tempo; tutto è ancora in ballo e, paradossalmente, anche solo con un pari e una vittoria contro Messico (sabato) e Polonia il passaggio del turno è fattibile.

Ovvio, il rischio di terminare al secondo posto il girone e di dover affrontare la Francia negli ottavi è altissimo, ma se il tuo obiettivo è vincere, per i galletti, le furie rosse o i brazuca devi per forza passarci.

Per farlo il dt dovrà per forza mettere mano all’equipo proposto contro i leoni del deserto, perché al netto delle sterili polemiche instillate sul Var e le valutazioni sui fuorigioco (tralasciando il generoso penal ricevuto a favore), le prestazioni di più giocatori sono state deficitarie.

E non solo quelle dei giocatori in imperfette condizioni fisiche (Romero, Gomez). Anche tatticamente vanno ricalibrate le posizioni di alcuni, sia che si voglia continuare con lo stesso once titular sia che lo si voglia cambiare. Con margine di errore vicino allo zero, perché il prossimo interlocutore, al di là del cinema e dello sfottò da bar, non si chiama solo Messico ma anche, Gerardo, El Tata, Martino.

Non proprio il miglior avversario per preparare la tua partita più importante. Figurarsi se poi lo stesso conosce in tutto e per tutto ogni uomo, ogni sfaccettatura della Selecciòn. Ma quale avversario migliore per cominciare a incontrare l’equipo ideal, quello che può magicamente trasformarti da rospo in cigno?

Come accadde a Italia 90, dopo aver subito una sconfitta simile, durissima, all’esordio da campione del mondo uscente contro il Camerun, 0-1 a Milano. Lì il profe Bilardo ne cambiò cinque nella seconda e già decisiva gara contro l’Urss (allora come la sarà sabato contro la Tri) con annesse cabale per annullare la mufa (leggi far occultare dai pantaloncini dello sponsor tecnico le tre righe che ne rappresentano il logo anche oggi) e dottrine tipiche della sua sabidurìa calcistica (“si no clasificamos, mejor que se caiga el avión en el que yo viaje, siempre que viaje yo solo”) per motivare il gruppo. Con l’auspicio che il percorso dell’equipo di Scaloni sia, a partire da sabato lo stesso di quell’equipo, ma che il finale sia, differente.

Perché il primo mondiale senza Diego merita di troncare quel digiuno che separa l’Argentina dal tetto calcistico del mondo di quel 1986 e di ricongiungere il calcio con el pais del suo D10s, avvicinando Messi a quella grandezza che comunque rimarrà inarrivabile.

Perché il post mondiale sarà comunque una forte incognita, ma troncare finalmente quel cordone ombelicale potrebbe significarne una nuova rinascita. E allora, aguante ARGENTINA.

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