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Le partite del Barracas Central sono sempre oggetto di polemiche infinite. I diversi arbitri che lo dirigono sono sempre nell’occhio del ciclone. Perchè? La connessione che c’è tra il club e l’AFA è purtroppo conosciuta a tutti: Claudio “Chiqui” Tapia, oggi presidente della federazione madre del calcio argentino (AFA), è stato in passato il presidente del Barracas Central. In più: lo stadio porta il suo nome, uno dei suoi figli è il presidente attuale e un altro figlio è calciatore nella suddetta squadra. Claro?

Ricardo Caruso Lombardi, famoso e carismatico allenatore di alto profilo, autore di frasi memorabili e oggi direttore tecnico del Belgrano di Córdoba in settimana aveva avvertito tutti lanciando l’allarme. La paura di trovare un altro arbitro ’empresentable’ era davvero reale, specialmente contro il Barracas. La speranza del tecnico era quella di poter giocare una partita onesta e alla pari, essendo diretto magari diretto da un arbitro di Primera Division, molto più preparato e meno incline ai favoritismi. Gli ultimi arbitraggi erano un valido motivo di preoccupazione per poter pensare male, per cui leggendo i giornali della settimana si capiva la sua grande paura. E aveva assolutamente ragione.

Passano i giorni e arriva domenica, la data fatidica. E’ una bella giornata primaverile e il futbol a queste temperature è un toccasana che ristora gli animi argentini, a lungo privati di questa necessaria gioia. La gara appare dominata dal Belgrano, squadra con calciatori più tecnici e con capacità di gioco maggiori rispetto ai padroni di casa, Davanti non si combina molto, l’attacco sembra avere le polveri bagnate, ma tant’è. Si arrivava così alla metà del secondo tempo, quando improvvisamente iniziava un’altra partita.

Nelson Sosa, l’arbitro, iniziava il suo show buttando fuori il difensore Novillo per doppio giallo e inspiegabilmente mostrando un rosso anche a un centrocampista di Caruso, neanche due minuti dopo. Il Belgrano doveva così giocare il resto della partita in 9 contro 11. Il predominio tecnico mostrato fino a quel momento era improvvisamente sfumato: il Barracas da lì in avanti iniziava a prendere le redini della partita, forte della doppia superiorità numerica.

Nonostante 20′ di supremazia, si arrivava al 90’ ancora sullo 0-0, con cinque minuti di recupero da giocare. In questi cinque minuti, Sosa espelleva anche Caruso Lombardi e il suo secondo per proteste. E mentre l’allenatore del Belgrano usciva dal campo arrivava l’ovvio gol che mancava di quel pomeriggio: in una giocata polemica (si vocifera in fuorigioco), il Barracas segnava il gol che, appena dopo pochi secondi, si trasformava in vittoria.

Una volta terminata la partita prendeva la scena l’assoluta locura. Tutto il Belgrano andava a protestare veementemente contro la terna arbitrale: erano le espulsioni e il fuorigioco gli argomenti più caldi esposti con fervore dall’equipo ospite. Caruso era fuori di se ma doveva ancora arrivare il peggio. Alcune persone non tesserate e presenti in tribuna, invadevano il campo, colpendo con calci e pugni i giocatori ospiti. Un’assoluta vergogna da condannare, molto più grave in questo periodo, dato l’assoluto divieto di presenza del pubblico sugli spalti. Che ci facevano lì? Chi li ha fatti entrare?

Immediatamente diventava il nuovo scandalo nazionale, con Caruso, sconsolato, che diceva in TV: “Se vogliono dargli la promozione che lo facciano pure, basta che ce lo dicano, così almeno ci risparmiamo il viaggio. Siamo ostaggi del calcio argentino”.

di Mariano Perusso


calcioargentino.it

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