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Il Sacachispas FC è una piccola squadra del ascenso argentino. Tutto il mondo che ruota attorno a questo club sembra uscito da un cartone animato. E invece è la realtà. Il suo nome, infatti, deriva da una serie di storie che lo scrittore Ricardo Lorenzo, più conosciuto come “Borocotó”, pubblicava nel famoso magazine “El Gráfico” ripresi successivamente da un film: “Pelota de Trapo” (palla di Stoffa). In quelle storie si narrava di una squadra chiamata Sacachispas; è da lì che i fondatori del club hanno attinto il nome tra i quali, giustamente, c’era l’autore di quei racconti.

“Sacachispas” significa, letteralmente, “prendi scintille”. Ma lontano da quella pretenziosa caratteristica è stata, in quasi tutta la sua storia, una squadra piccolissima. Veniva così naturale dire: “hai meno tifosi del Sacachispas” o “se continuamo giocando così, finiremo giocando contro Sacachispas”, alcuni esempi dei tanti modi di parlare di calcio, normali e dispregiativi usati in Argentina. Il club insomma era motivo di burle e di scherno di ogni tipo.

Ma alcuni anni fa le cose sono cambiate, non perché la squadra ha cominciato a vincere, questo no, ma perché hanno fatto ‘amicizia’ con l’umorismo. Hanno capito che la loro vocazione di essere simpatici e fare battute, in fondo non era una brutta cosa. Almeno, non necessariamente. Il Lila, com’è conosciuto per il colore della sua maglietta è diventato protagonista nel ascenso grazie alla comicità. Claro che questo poi è stato accompagnato da buoni risultati conquistati sul campo di gioco.

Tutto è cominciato nella stagione 2016/2017. Il Sacachispas stava facendo un torneo quasi perfetto nella Primera C, la quarta divisione del calcio argentino. Ma nessuno prendeva sul serio la squadra ..perchè era il Sacachispas. Conseguentemente neanche i giocatori si prendevano troppo sul serio. Quando entravano nella cancha ad ogni partita lo facevano in un modo particolare e in una maniera sempre più comica e inusuale.

Prima di iniziare la partita, sistemandosi per la foto, facevano una formazione insolita, molto diversa dalla classica struttura di cinque giocatori seduti e sei in piedi. E col tempo hanno osato anche di più. Entravano in campo travestiti con costumi strani, una volta da soldati romani con casco, spada e scudo, un’altra volta con maschere di Supereroi, a dicembre come Babbo Natale, e in prossimità della Pasqua travestiti addirittura da coniglietti.

Approfittando della loro originalità e simpatia, hanno guadagnato così l’affetto della gente che giustamente li ha festeggiati quando, alla fine di quel campionato, hanno ottenuto il trofeo e la promozione per prima volte nella loro storia alla B Metropolitana. E in quella divisione ci sono rimasti fino ad oggi. Non sono ancora riusciti a fare un salto in un grande campionato e quest’anno sono stati baciati dalla dea Fortuna, beneficiando della decisione dell’ AFA di terminare anticipatamente la stagione. Sospendendo le retrocessioni, si sono salvati dato che la squadra galleggiava nei bassifondi della classifica.

Ma è da tempo che il Sacachispas FC è un po’ la squadra di tutti, della gente.

Fuori dal campo, ma non troppo lontano del calcio è grazie al loro profilo Twitter @SacachispasOK che sono riusciti ad avere visibilità, rendendosi così ancor più famosi. Da lì sono arrivati i migliori sponsor che potessero mai desiderare, cavalcando l’onda dell’umorismo che nei social prevale sempre. Un esempio del loro humor? Su tutti c’è lo sfottò contro i rivali di sempre, il Riestra. Su twitter è apparso un comunicato di scuse del Deportivo Riestra per essersi allenati, nonostante la quarantena imponesse l’isolamento (e scatenando grandi polemiche). Il Sacachispas ha ritwittato questa nota associando una foto dove il testo diceva: “Chingüengüencha”, una deformazione popolare della espressione “sinvergüenza”, senza vergogna.

Lo sfottò del Sacachispas diventato virale

Giustamente, “senza vergogna” è una caratteristica che si adatta meglio al Sacachispas FC. Ed è, forse, la loro più grande virtù.


di Mariano Perusso


calcioargentino.it

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