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Sono passati ormai più di dieci anni dalla prima volta che l’ho visto giocare in televisione, era il 2008 e in quel periodo il futbol argentino era trasmesso in Italia da Sportitalia, con la voce ineguagliabile del Dante dei giornalisti-telecronisti, Stefano Borghi.

Un periodo nel quale le gerarchie nel calcio argentino non erano così marcate, e nei tornei di apertura e clausura c’era un continuo susseguirsi di campioni differenti, il cui apice, fu l’apertura 2008 che vide addirittura al termine del semestre tre squadre in vetta a pari merito: Boca Juniors, Tigre e San Lorenzo che si giocarono il titolo in un inedito triangolare, nel quale prevalsero gli Xeneizes. Avevo 14 anni e il calcio, in particolare quello argentino era (lo è tutt’ora) per me ragione di vita, perchè “il calcio sudamericano è qualcosa di magico e profondo, che va ben oltre il campo da gioco e tocca l’anima”, citando una delle frasi che meglio racchiude l’essenza del calcio a quelle latitudini. E nel mio caso un giocatore in particolare, sconosciuto ai più, mi impressionò in maniera folgorante: Javier Matias “el flaco” Pastore. Mi ricordava vagamente un altro calciatore che già accendeva la mia passione per il futbol, el ultimo diez, Juan Roman Riquelme, vedendo in lui il futuro crack del calcio argentino, perciò seguii il suo semestre e quello della sua squadra con particolare attenzione.

Pastore era stato acquistato a inizio 2008 dall’Huracan, dopo essere cresciuto nel Talleres de Cordoba, sua città natale, per rinforzare il reparto offensivo del Globo allenato, nel clausura 2009, da Angel Cappa. L’equipo di Cappa era un mix di giovani talenti ed esperti mestieranti e si preparava a vivere un semestre senza particolari obiettivi, dando sempre un occhio alla zona promedios. L’inizio fu in linea con le aspettative, vittorie convincenti alternate a sconfitte e i los quemeros che galleggiavano nella parte medio alta della classifica.

El flaco era il leader tecnico della squadra, che poteva contare in porta su Gaston “el torta” Monzon, in difesa su un giovane Goltz, oggi al Boca Juniors, mentre la mediana era retta da Mario “el gringo” Bolatti, passato brevemente anche alla Fiorentina, e da Patricio Toranzo, il cervello della squadra. La davanti si potevano scatenare i due talenti più brillanti, Pastore appunto e il piccoletto Matias De Federico. Insieme formavano una coppia d’attacco molto tecnica ed esplosiva, che regalava alla gente quemera un futbol di ottima qualità, impreziosito da gesti tecnici di elevata fattura.

Il campionato dell’Huracan iniziò così a prendere consistenza, fino a stabilizzarsi nelle zone nobili della classifica y a soñar con el titulo, con una data in particolare che difficilmente verrà dimenticata da chi quel giorno era presente a “el palacio”, lo stadio dell’Huracan, e da tutti i tifosi del Globo: 16 maggio 2009, Huracan 4 River Plate 0. Il River di quel periodo non era la grande squadra plasmata nell’ultimo lustro da Gallardo, ma bensì iniziava a mostrare le crepe che portarono alla storica retrocessione del 2011. La partita giocata dai ragazzi di Cappa fu encomiabile, forse la migliore dell’intero semestre, e il flaco fu sicuramente l’hombre del partido. Memorabile fu la sua prestazione arricchita da una doppietta, golazos!, un assist e giocate sopraffine.

Intanto in vetta al campionato si alternavano il Lanus, trascinato dal capocannoniere e intramontabile Josè “pepe” Sand, e soprattutto il Velez Sarsfield di Ricardo “el tigre” Gareca, una squadra solida, compatta che faceva affidamento soprattutto a garra y huevos, regalando al contempo spunti tecnici degni di nota. In porta giocava l’affidabile German Montoya, in difesa i centrali erano Otamendi e Dominguez, mentre a centrocampo regnava Fabian ” el poroto” Cubero, oggi fresco di addio al calcio giocato e alla tanto amata camiseta del Velez. La fascia mancina era ‘arata’ in continuazione da Emiliano Papa, mentre il leader tecnico della squadra era Maxi “el frasquito” Moralez, passato tra le altre dall’Atalanta. Completavano l’attacco Juan Manuel “el burrito” Martinez, Jonathan “el churry” Cristaldo e un giramondo del pallone come Joaquin “el bati” Larrivey.

Si arrivò così alla fine della stagione, al termine della penultima giornata e grazie alla combinazione di risultati favorevoli, l’Huracan si ritrovò addirittura in vetta alla classifica, seguito dal Velez a meno uno. Come spesso accade in Sudamerica, il calcio si fonde con l’epica, e per l’ultima partita di campionato il calendario prevedeva nientemeno che Velez Sarsfield-Huracan, al fortin, casa del Velez, partita decisiva per la vittoria del titolo. Naturalmente la settimana che precedette l’incontro fu tesa per entrambe le squadre, con il Velez che partiva favorito, anche se costretto a vincere per potersi laureare campione.

Domenica 5 luglio 2009 il clima dalle parti di Liniers era incandescente, e tutta l’Argentina si fermò per vedere cosa sarebbe successo. All’ingresso in campo delle squadre fu l’Huracan a lasciare per primo la propria manga, l’ultimo rifugio prima della battaglia, e nonostante la presenza dei propri tifosi, venne accolto da fischi e clima ostile, lasciato “bollire” in mezzo al campo. Venne poi il momento dei beniamini di casa, e il recibimiento della hinchada fu come sempre spettacolare, con fumogeni, cori e fuochi d’artificio
Iniziata la partita, il primo episodio dubbio avvenne nelle prime battute di gioco, quando fu annullato un gol all’Huracan per un fuorigioco inesistente; al 19′ il colpo di scena: diluvio universale e grandine colpirono il Josè Amalfitani, costringendo il direttore di gara a sospendere momentaneamente la partita. Alla ripresa del gioco, subito un altro episodio chiave, con il rigore assegnato al Velez, che però Monzon riuscì a parare all’uruguayano Lopez.

Si rimase così sullo zero a zero, e dopo diverse occasioni e altri due gol annullati, uno per parte, ci si avviò verso la fine della partita con un nervosismo sempre maggiore, scaturito dall’elevata posta in palio.

A sette minuti dal termine ecco l’episodio decisivo: lancio lungo della difesa del Velez in area avversaria, con Monzon che nel tentativo di far suo il pallone, venne colpito fallosamente da Larrivey, lasciando la porta libera e la possibilità a Moralez di segnare il gol che consegnò il titolo al Fortin.

Gli ultimi minuti di partita furono caratterizzati da tensione in campo e palloni nascosti MANDANDO COSI’ SU TUTTE LE FURIE CAPPA, con lancio di oggetti dagli spalti, finale tipicamente alla sudamericana.. ma il risultato non cambiò più e il Club Atletico Velez Sarsfield divenne così Campeon!

Società, giocatori e tifosi dell’Huracan si sentirono derubati del titolo, mentre dall’altra parte fu coniata una frase molto significativa per celebrare il successo: “El tiki-taka (riferito al modo di giocare dell’Huracan) gana partidos, el futbol de Gareca campeonatos!”.

Nonostante tutto l’ottima annata dei quemeros non passò inosservata e molti giocatori furono venduti nel successivo mercato, tra cui Pastore che approdò in Europa, prima in Italia al Palermo, dove visse due anni pieni di soddisfazioni sia personali sia di squadra, poi in Francia al Paris Saint-Germain, primo colpo faraonico della nuova proprietà, dove rimase per sette anni vincendo numerosi trofei, e subendo qualche infortunio di troppo che ne condizionò in parte la carriera.

Tornato recentemente nel nostro campionato con la Roma, spero riesca a tornare sui suoi livelli e continuare a regalarci emozioni come in quel semestre magico di dieci anni fa.

Leonardo Galbusera

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