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Una data marchiata a fuoco per i tifosi del River Plate. Ci sono partite che segnano una stagione, una carriera, il 9 dicembre 2018 ha segnato la storia del calcio argentino.

Quando ero nella sala d’attesa con il mio grande amico Leonardo, prima dell’imbarco del volo che da Lione mi avrebbe portato a Madrid l’8 dicembre 2018 alle 18.15, sapevamo che eravamo nella vigilia di una data storica. Dal 9 dicembre in poi, niente sarebbe stato uguale a prima.

Diverso, perché se già una finale tutta argentina é una novità assoluta, una finale a Madrid lo è stato ancora di più. Gli incidenti del 24 novembre 2018 avevano spinto la Conmebol a spostare il ritorno della final in europa, a Madrid. Decisione molto dura da digerire per i tifosi River.. ripensandoci, la reputo ancora un’ingiustizia monumental. Probabilmente, il fatto di ‘traslocare’ nel mitico Santiago Bernabeu, diede cassa di risonanza a una finale, che da Libertadores (sudamericana) diventatava Conquistadores (europea). Se dieci giorni prima questa partita era ignorata dalla maggior parte degli europei, di colpo assunse grandi motivi di interesse per tutti gli amanti del futbol.

In quella mite domenica di dicembre, la gente neutra si divise tra Boca e River. Non me ne vogliano Real e Atletico che per due volte hanno giocato in finale di Champions, ma il Superclàsico non ha eguali per passione e rivalità e poco importa se il tasso tecnico non è all’altezza dei ricchi club europei. Quello é stato il 09/12/2018, la finale più importante a livello di club della storia.

Madrid fu invasa da hinchas River e Boca provenienti da tutto il mondo e parte dall’Argentina. Alcuni avevano venduto la propria auto, altri avevano messo da parte risparmi di tanti mesi di sacrificio per raggiungere il vecchio continente, tutti per la grande festa, nonostante qualcuno ritornando a casa, se ne sarebbe pentito per tutta la vita.

Il fatto che i tifosi xeneizes avessero avuto la possibilità di assistere a Madrid fu una vera ingiustizia. Il club riverplatense e i suoi tifosi, in questa doppia finale, furono lesi due volte. Gia presenti alla Bombonera, i boquensi ebbero pure il vantaggio di assistere al ritorno e questo strideva col fatto che invece i tifosi millonarios non poterono essere presenti nè all’andata, nè al ritorno al Monumental. Nonostante il senso di ingiustizia prevalesse nell’animo del tifoso, la previa, fortunatemente, risultò molto tranquilla e priva di incidenti, anche per per l’eccezionale sistema di sicurezza messo in moto dagli organizzatori. Vedere tifosi di entrambe le squadre passeggiare in tranquillità, incrociandosi nelle vie e nelle piazze della città, senza alcun tipo di problema si dimostrò un gran bel segno di civiltà.

A posteriori, posso dire che temevo molto potesse succedere qualcosa, ma forse la paura della forze dell’ordine (la guarda civil non scherza affatto !) e forse per il timore di dare una brutta immagine argentina, in Spagna prevalse il buonsenso.

La notte di sabato 8 dicembre per me si dimostrò molto corta: dopo una cena abbondante nei pressi della Gran Via, mi immergevo in plaza del Sol, impregnandomi della carica emotiva dei tifosi festanti. Ovviamente sempre in compagnia di Leonardo Chaquer, tifoso sfegatato del River (tanto da chiamare il suo locale a Lione « Monumental »). Lui, a differenza mia, é sempre e comunque ottimista, ma questa volta leggevo nel suo viso un’apprensione nuova, ovviamente giustificata.

Domenica mattina, el gran dia, abbiamo fatto e rifatto la squadra, immaginando tutti gli scenari possibili e immaginabili, ma avevo un solo pensiero fisso. Non dovevamo scoprirci troppo lasciando il Boca giocare di rimessa.

Devo dire che paradossalmente, la tensione scendeva mano a mano con l’avvicinarsi della gara, forse anche grazie al fatto di aver pranzato con i miei amici giunti dall’Italia (Gianni dalla provincia di Trento, Giulio e soprattutto Fabio detto il bauscione da Milano), dandomi un’iniezione di fiducia. Dopo pranzo, nella fan zone in Plaza Cusco, guardando l’entusiasmo e il folklore della gente, mi dicevo “no podemos perder” e non potevo immaginare qualcosa diverso dalla vittoria. Già non era più tempo di letture tattiche, di preoccuparsi sull’approccio della gara o dello stato di forma dei giocatori…..bisogna vincere « como sea ».

Personalmente questa era la mia seconda finale di Libertadores dal vivo: la prima, il 26 giugno 1996 contro l’America di Cali’ in un Monumental (come mai vedremo più nella storia, con la miglior scenografia di sempre all’entrata dei giocatori in campo) ero stato troppo sicuro di vincerla. Quando sono entrato al Bernabeu ero convinto che ce l’avremmo fatta.

Inutile rifare la cronaca della partita, dato che per i primi 40 minuti rimase bloccata e priva di emozioni. Nei primi 45′ la tensione giocava un brutto scherzo ai giovani della cantera del River: Montiel e Palacios di dimostravano ‘troppo timidi’ rispetto al livello a cui ero abituato.

Stadio un po’ freddino per via dell’assenza della barrabrava di entrambe le squadre, solo la classe medio/alta ha potuto permettersi la trasferta transocenaica, e questo è stato un grosso rammarico. Anche l’ambiente si trasformò in europeo e non bastarono le note di Calamaro e Turf per scaldare il Bernabeu. Dal lato River, solo la peña riverplatense di Barcellona, che é il club di tifosi della Banda più numeroso e attivo in Europa, cercava di ‘ricreare’ l’ambiente Monumental ai ragazzi di Gallardo. Iniziava la partita.

Ma allo scadere, ecco il gol di Benedetto su quel contropiede micidiale, proprio come temevo quella mattina stessa.. mi ritrovai completemente frastornato…. Anestetizzato.

Tra andata e ritorno questa era la terza volta che il River in finale si ritrovava in svantaggio, cosa incredibile, e contro Schelotto, maestro nell’amministrare il vantaggio! Anche Leonardo, il mio amico subì il colpo, ma mentre lui si riaccese al gol di Pratto, io rimasi impassibile fino alla fine dei tempi regolamentari. Con il cambio di Quintero per Ponzio avevamo conquistato il dominio a centrocampo, ma lo spauracchio di arrivare ai rigori (e Andrada dagli 11 mesi é pazzesco) mi faceva vedere le streghe.

Ma poi d’incanto arrivava lui, Quinterito, il nostro colombiano paffutello, la sua sassata sotto la traversa, come un fulmine a ciel sereno. E’ difficile spiegare cos’ho provato in quel momento.. La gioia era trattenuta dalla tensione degli ultimi assalti disperati di un Boca commuovente che era rimasto addirittura in 9 a causa del incredibile infortunio del subentrato Gago, finché non scoccava il 120’ .

Credo che la Dea Bendata che ci aveva voltato le spalle nella disgraziata semifinale del 2004, ci ridiede tutto con gli interessi: non potete immaginare il brivido che abbiamo avuto noi che sul tiro di Jara, eravamo proprio dietro quel palo che respinse il pallone in angolo.. L’area del River invasa come la 9 de julio in orario di punta, E poi, Andrada che si portava in area piccola per sfruttare i suoi 193 cm, la respinta di Armani sui piedi di Quintero che prima di tacco e poi con un tocco lanciava il Pity verso la metà campo ormai sguarnita.

Il Resto é storia: « y va el tercero, y gol del River y gol de River y gol de River »

Mi ha stupito molto che durante i festeggiamenti non ci siano stati cori per i vinti e il deflusso dallo stadio avvenne nel modo più sereno possibile. Credo che questo aspetto non sia stato per niente sottolineato dai media!

Non ci sono stati grande scene di feste nelle strade di Madrid, anzi, a dir la verità, i veri festeggiamenti post match sono stati celebrati il 23 dicembre al Monumental (pieno all’inverosimile) e con la squadra quasi al completo, dove ho avuto la fortuna di esserci, facendo parte dei pochi che hanno assistito dal vivo al doppio evento.

Il giorno dopo, arrivando all’aeroporto di Barajas, é stato strano vedere centinaia di persone con la maglia della Banda all’imbarco di voli di diverse destinazioni europee. Ma quanti tifosi del River ci sono in Europa??

Arrivato a casa, a Lione, la ‘sbornia’ è durata tantissimo, e ancora adesso, quando ci ripenso. Le persone che non mi conoscevano, incontrandomi, probabilmente si saranno fatti questa domanda..

Perchè diamine quello lì sorride ogni volta che lo vedo? ..

di Magdi Sadalla


calcioargentino.it

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