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L’Argentina gioca la sua miglior gara del Mondiale, mostrando grande grande maturità, e conquista la sua seconda finale negli ultimi 3 mondiali superando la Croazia con un netto 3-0.

La semifinale era iniziata nel segno della nazionale di Zlatko Dadic che nella prima mezz’ora di gioco ha avuto il controllo del pallone, andando al tiro in due occasioni, senza mai centrare la porta difesa da Emiliano Martinez.

La nazionale albiceleste, disposta da Scaloni con un 4-4-2, ha accettato la superiorità croata nel palleggio, mostrando compattezza e alto livello attenzionale nella fase di non possesso come mostra la mappa delle azioni difensive portate.

Un livello attenzionale che si può notare anche in questa giocata difensiva, nella quale prima Enzo Fernandez va a coprire il buco difensivo lasciato da Otamendi in uscita e poi la nazionale di Scaloni effettua un buon scivolamento a coprire il lato debole, annullando l’attacco di Perisic.

Un’Argentina, come dicevamo, matura, capace di aspettare per poi colpire con una delle sue armi migliori, la transizione offensiva, giocata che sull’asse River Plate formata da Enzo Fernandez e Julian Alvarez ha portato alla conquista del rigore che ha aperto le danze, con la punta del Mancheester City abile a sfruttare l’errore di Gvardiol, rimasto arretrato rispetto al resto dei compagni di reparto.

Dopo il vantaggio dell’Argentina l’inerzia della gara è totalmente cambiata andando a favore della nazionale di Scaloni, che con un’altra transizione positiva, questa volta nata da un recupero palla su azione di calcio d’angolo croato, ha trovato immediatamente il raddoppio, mettendo in ghiaccio la gara e la qualificazione.

Transizione che non solo vede Alvarez andare a segno dopo un’azione solitaria ma che nasce proprio dal n.9, pronto ad andare a contestare il cross croato su sviluppi del corner

Giocata che prosegue con la prontezza di Otamendi [livello attenzionale alto] che legge la giocata e intercetta il pallone di testa, indirizzandolo verso Messi che poi, con un tocco, lo prolungherà per Alvarez, che dalla sua metà campo inizierà la cavalcata che lo porterà a segnare il raddoppio.

Giocata che prosegue con la prontezza di Otamendi [livello attenzionale alto] che legge la giocata e intercetta il pallone di testa, indirizzandolo verso Messi che poi, con un tocco, lo prolungherà per Alvarez, che dalla sua metà campo inizierà la cavalcata che lo porterà a segnare il raddoppio.

Importante nella fase finale della giocata il movimento di Enzo Fernandez che, accompagnando la giocata dell’ex compagno in maglia River, e con un movimento ad attaccare il 1^ palo, permette al n.9 di guadagnare quel tempo di gioco, e quello spazio, fondamentali per ottenere il rimpallo che lo metterà a tu per tu con Livakovic.

Il secondo tempo ha visto una Croazia che ha cercato di riprendere la gara senza riuscirci, con l’Argentina che ha concesso il possesso palla, decidendo di gestire la gara visto il doppio vantaggio.

Gestione che la squadra di Scaloni ha messo in atto mostrando importante maturità nella lettura dei momenti della gara.

Gestione della gara che poi è diventata ancora più semplice dopo il 3-0, nato da una transizione positiva a seguito di una rimessa laterale e da una giocata in solitario di Messi che ha sfidato in velocità Gvardiol per poi, arrivato al limite dell’area, eluderlo con una finta di corpo che gli ha permesso di attaccare la linea di fondo ed effettuare un pase de la muerte per Alvarez, pronto a mettere a referto la doppietta personale.

Descrivere con immagini la giocata di Messi farebbe perdere il gusto della stessa, pertanto mi limito a far notare da dov’è iniziata e aggiungere la mappa dei tocchi [fonte The Analyst] ad evidenziare le zone di maggior presenza per far capire il livello di gara giocato dal 10.

L’Argentina, con una gara perfetta nella gestione e nel piano iniziale, approda così alla sua sesta finale di un Mondiale, la seconda nelle ultime tre edizioni, con la possibilità di mettere a segno un doblete dopo la Copa America del 2021.

L’avversario del 17 dicembre sarà però estremamente difficile, sia esso la Francia campione in carica o il sorprendente, e forte, Marocco.

In entrambi i casi l’Argentina dovrà fornire una prestazione tecnica, di attenzione e maturità nella lettura della gara quantomeno di pari livello a quella apprezzata vs la Croazia, perché in caso contrario le capacità dei francesi e dei marocchini potrebbero interrompere bruscamente il sogno albiceleste sul più bello.

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