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La notizia più dolorosa. Alle 17:03 italiane si spegne a Buenos Aires Diego Armando Maradona.

Eravamo pronti a tutto, ma non alla morte di Diego. Potevamo sopportare qualsiasi dolore, ma questo questo è un colpo mortale che fa sanguinare l’anima. Se ne va el Diez, el Diego dopo una vita vissuta calcisticamente al massimo della gloria, semplicemente inarrivabile negli anni d’oro della fine degli ‘80, così all’improvviso, come erano le sue fughe inarrestabili palla al piede, lasciando tra noi un vuoto colossale, ora impossibile da riempire.

I media argentini già alle 16:50 iniziano a fibrillare: la situazione in casa Maradona si sta rapidamente evolvendo negativamente. Dopo alcuni minuti Diego Armando Maradona si aggrava ulteriormente, nonostante l’intervento tempestivo di quattro ambulanze e numerosi medici al seguito. Alle 17:03, ora italiana l’annuncio shock del Clarin: È morto Maradona. Dramma totale. Nessuno era preparato a un notizia di tale portata. El Diez si trovava nella sua casa a Tigre, a nord della Capital, dove si stava riabilitando dopo la delicata operazione cerebrale subìta due settimane fa. Arresto cardiocirculatorio, questa la diagnosi dichiarata dai dottori soccorritori che hanno tentato invano di rianimarlo attraverso manovre di rianimazione. E immaginiamo il dolore e lo sgomento di quei medici e paramedici incapaci di ridare la vita al campione più amato di sempre.

Le ambulanze stazionano davanti alla dimora, i vicini che, capendo o no di quello che sta succedendo, escono dalle case in cerca di rendersi utili per qualcosa, per dare una mano. Sono momenti concitati, poi, il drammatico epilogo. Sono le 13:03 (ora argentina) del 25 novembre 2020, Maradona è dichiarato deceduto.

Un’ambulanza a sirene spente abbandona l’abitazione, ma il corpo di Diego è ancora a casa sua. Non sappiamo se verrà eseguita un’autopsia per capire le cause del decesso, la cosa certa è che la notizia in pochi minuti fa il giro del mondo.

Incredulità, è questa la parola giusta usata da tutti a fronte di questa tragedia. Menotti (80 anni) si dice distrutto, Pelé, l’eterno avversario, ha parole dolci e delicate, scrivendo che “un giorno ci sfideremo in cielo”. Inizia il tam tam mediatico tra tweet e commemorazioni, tra amici e avversari, argentini e stranieri, tutti. E anche gli inglesi. Che in fin dei conti gli hanno voluto bene, nonostante quell’incredibile giorno all’Azteca.

Appresa la clamorosa notizia attraverso i media, le persone spontaneamente escono di casa, quasi a dover omaggiare fisicamente colui che rivoluzionato una Nazione. C’è chi va all’Obelisco, chi intona cori alla Republica de la Boca, chi si raduna silenziosamente nello stadio del Gimnasia La Plata, ultimo club da allenatore di Maradona, chi a Napoli, accende bengala come ultimo banderazo in omaggio al campione amato, e chi va a La Paternal, ad accedere candele vicino a quel campo dove iniziò tutto. Diego era campione di tutte le fasce sociali, segno di riscatto per chi come lui, naque e visse povero nei barrios.

Nelle interviste di qualche tempo fa aveva espresso il desiderio di voler rivedere i suoi genitori un’altra volta. Diceva che avrebbe dato tutto quello che aveva per poter reincontreare di nuovo la madre Doña Tota e il padre Diego. Oggi, (purtroppo per noi) si è definitivamente deciso.

AD10s campeón y gracias por tanta alegria.


calcioargentino.it

Un commento su “17:03. Ci lascia per sempre Diego Armando Maradona

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