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“I cambiamenti non avvengono mai senza inconvenienti, perfino dal peggio al meglio”.

C’erano alte aspettative? No, semplicemente, auspicabilmente, c’erano altre aspettative.

Chiunque era consapevole, hinchada roja in primis, che per Lucas Pusineri nuovo entrenador del Rojo da gennaio 2020, il compito non sarebbe stato facile e che ricostruire (almeno) dalle fondamenta l’Independiente sarebbe stato un percorso ad ostacoli.

Per l’enorme cumulo di macerie tecniche ereditato dalle gestioni precedenti (Holàn, Beccacece) ma anche per l’ indecente gestione societaria portata avanti dai Moyano, sia in relazione al lato economico (stipendi ai calciatori non remunerati oltre che di alcuni cartellini degli stessi alle relative società di provenienza con corredo di cause intentate da queste ultime alla FIFA per ricevere il dovuto…) che a quello nei rapporti/relazioni lavorative con il plantel stesso.

L’affaire Pablo Perez in tal senso ne ha rappresentato una vetta difficilmente arrivabile… 

Etica, sentido di pertenencia, compromiso en el plantel.

La linea di demarcazione tra passato e presente che si chiedeva di tracciare (e che egli stesso si riprometteva di fare) a Pusineri, con il materiale umano a sua disposizione, era questa.

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Imprevisti, complicanze e anche qualche rovescio, nel percorso da farsi, erano stati messi (ed erano da mettere) in preventivo.

Che la strada però si rivelasse, per quasi tutto il periodo intercorso dal suo insediamento ad oggi, febbraio specialmente (con Clasico de Avellaneda e primera ronda di  Copa Sudamericana), una sorta di simulacro di Via Crucis no.

Non ingannino le ultime due vittorie ottenute contro Central Cordoba (3-0) e un Velez Sarsfield (1-0) nella prima da orfano del suo conducatòr, il Gringo Heinze.

Sono grasso che cola certo, soprattutto in relazione al PROMEDIO, ma di qui a certificare l’avvenuto cambio di attitudine e di passo di cui sopra ( e che si aspettava in altre gare ben più importanti) ce ne corre.

E non inganni, a maggior ragione, l’agonica qualificazione strappata in extremis, immeritatamente, al conjunto brasiliano del Fortaleza (1-0 e 1-2) nel primo assaggio della Copa Sudamericana.

Due partite (ida e vuelta, la seconda soprattutto) giocate in modo indegno. 

Atteggiamento superficiale, zero attenzione alla difesa, zero coesione tra reparti.

Non è un caso che il gol qualificazione, realizzato in cancha brazuca dal Tractor Bustos, altro non sia che un episodio casuale; un tiro cross ciabattato, trasformatosi in jolly grazie all’inattesa collaborazione del portiere avversario (e anche dell’abuela di Pusineri) nell’ultimo disperato tentativo di assalto alla porta brasiliana da parte dell’ Independiente.

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Perchè l’onta della vergognosa sconfitta patita nel Clasico in quel dell’inodoro non si cancella con queste miserie.

Perché la vera faccia del Rojo è più simile a quella dell’equipo costretto al pari casalingo 1-1, pure quello in extremis, dall’Arsenal (contestatissimo il gol del pari realizzato da Leandro Fernandez su tiro libre) o a quello sconfitto, 0-1, senza mai calciare verso l’arco avversario, contro il Gimnasia di Diego Maradona che a quello di sabato vittorioso, 1-0, contro il Velez (partido dove peraltro alcuni pibitos della cantera come Velasco e il Chaco Martinez , poi uscito per infortunio, si sono fatti valere in modo egregio).

A corroborare tale ipotesi contribuiscono anche le continue fughe di notizie circa le malversazioni economiche operate dalla banda dei camioneros (a proposito, entro giugno va sanato almeno il reclamo depositato alla FIFA dal Defensor Sporting per il mancato pagamento del cartellino di Carlangas Benavidèz, pena blocco del marcato per tre sessioni…) e soprattutto i metodi intimidatori utilizzati dai Moyano stessi (Pablito su tutti) nelle riunioni intercorse, in diversi momenti, con i giocatori per la questione dei pagamenti degli emolumenti arretrati degli stessi.

Quella avvenuta nella settimana che portava al Clasico de Avellaneda la peggiore di tutti, con scene da sfida finale tra Earp e Clanton all’Ok Corral e minacce di vario genere tutt’ora pendenti tra le parti.

Come andò poi a finire quella partita lo sappiamo tutti.

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Dulcis in fundo, dopo mesi di continui proclami (a giorni alterni) da parte dei padroni del vapore circa l’istituzione di una secreteria tecnica, aver incontrato e offerto (respinti con perdite) il posto di capo della stessa a personaggi del calibro di Diego Forlàn, Nicolàs Frutos e Bruno Marioni (sic) e aver buggerato, dopo averci interagito più volte, l’unico con un progetto realmente serio per l’Independiente ovvero el Rolfi Montenegro, si è arrivati a un punto di svolta.

Settimana scorsa infatti è stato scelto per il ruolo, improvvisamente con un coup de theatre, un grande calciatore del passato rojo e argentos, ovverosia Jorge Luìs Burruchaga.

Spedito da solo, quindi in assenza di alcun personaggio della dirigenza, in conferenza de prensa ha esordito con le seguenti parole:

“No tengo ningún proyecto. Voy a tomarme estos meses para recabar información”

C’è da aggiungere altro? Non credo proprio perchè l’Independiente di oggi è questo.     

E hai voglia a travisare le favole di Esopo per trarne improbabili insegnamenti morali…

di ReydeCopas_mn


calcioargentino.it

3 commenti su “INDEPENDIENTE – SIAMO QUESTI

  1. Perdiamo meritatamente il clasico in 11 contro 9, finiamo 14 esimi la Superliga e passiamo a pelo il primo turno di Copa Sudamericana. Il prossimo anno o Libertadores o niente. Dupito che questa squadra possa vincere la Copa Sudamericana, la Copa Argentina o la Copa de la Superliga. Per me nel 2021 non giocheremo competizioni internazionali. Spero di sblagliarmi. Saluti

    1. Risponde Reydecopas_mn:

      El clasico è stato, congiuntamente al descenso 2013, la peggior pagina di tutta la storia dell’istituzione. Non solo per la sconfitta clamorosa (meritata sia chiaro) patita sul campo, quanto per il fatto che le vere e principali cause scatenanti sono state le componenti interne dell’ Independiente stesso. Il voler “arrivare” a un simile punto di rottura (e quindi a quel risultato) è stato qualcosa di scientemente preparato dalle parti (volutamente durante quella settimana, per quel partido) ma non solo; è stato un, quando non, il vessillo con cui ognuna delle parti (giocatori-dirigenza) ha scelto di manifestare/giustificare le proprie “pretese” verso l’altra.Una pagina nera (vedi relativa pagina dedicata sul blog) in cui nessuno, hinchada esclusa, è salvabile, difendibile. Per mancanza totale di etica a livello di uomini prima ancora che di squadra.E, volutamente, voglio fermarmi qui.Circa il resto, al netto dell’indecoroso piazzamento ottenuto nel girone unico di SL, per l’ Independiente le possibilità di classificarsi alle competizioni internazionali 2021, sono/sarebbero (per motivi differenti) ancora intatte in virtù del format della Copa de la Superliga attuale.La stessa prevede che i punti accumulati dai vari equipos, nelle undici gare da disputarsi nei relativi gironi prima della fase finale (semifinali tra le prime due di ogni girone e finale secca in campo neutro), vadano ad implementare (promedios inclusi) i punteggi totalizzati nel girone unico.Quindi, seppur teoricamente per ora, nulla è/sarebbe compromesso.Ovvio che in prospettiva, in relazione a quanto mostrato sinora sul campo e alla situazione societaria “fluida” è più urgente pensare a consolidare il promedio (per evitare pericolosi coinvolgimenti in zona descenso nelle future competizioni) anziché lanciarsi in voli pindarici circa piazzamenti coperos e/o all’eventuale vittoria in questa Supercopa o la Copa Sudamericana 2020.Anche e soprattutto perché, inerentemente quest’ultima competizione, sarà decisiva la rimodulazione del plantel che verrà fatta al termine (da vedere anche se per decisione d’imperio o su campo) del semestre attuale.Un saludo y aguante siempre el Rojo.

      1. E’ vero mi ero dimenticato che i punti nel girone della Copa della Superliga vanno sommati con la classifica della Superliga(torneo local). Si decideranno piazzamenti per le coppe e retrocessioni ma non il titolo di “Campeon del futbol argentino”. Opinione personale: per me altra cosa che non mi convince molto. Ho trovato veramente imbarazzante la frase di Pablo Moyano(Vice Presidente del club non il magazziniere!) che ha detto che non è sceso lui in campo contro il Racing (hijo bobo eterno) e quindi non è responsabile della sconfitta. Io l’ho capita così, magari dovrei fare un corso di castigliano però ripeto io l’ho capita così. Chi è che compra i giocatori? Mio nonno in cariola? Non mi pare. Quindi se il “plantel” fa schifo la colpa è della dirigenza di cui lui fa parte. Ma ci rendiamo conto di quello che ha detto questo “signore”? Un leader si vede nei momenti brutti, troppo facile prendersi i meriti nei momenti buoni e rifiutare le critiche nei momenti bui. Se ci sono faide interne a me non interessa, i Moyano comandano e quindi se la barca affonda la colpa è loro. I giocatori, la tifoseria vengono dopo. Secondo me nel Rojo ognuno fa quello che vuole perchè i capi,cioè la dirigenza, se ne sbattono altamenente. Se i Moyano invece di pensare alla politica ed al sindacato pensassero all’Independiente e fossero sempre presenti non fiaterebbe nessuno. “Il pesce puzza sempre dalla testa”. Ti mando un saluto e un forte abbraccio e ti auguro una buona quarantena

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