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La vita di Rosario non è più la stessa dopo le emozioni del Clásico appena vissuto. Meme, sfottò, sconti e Tevez: ecco cosa è successo in città nelle ore successive alla partitissima.

Cosa ha lasciato nell’ambiente canalla la vittoria nel clásico dello scorso giovedì? E’ scoccata definitivamente la scintilla tra Carlos Tevez e la tifoseria del Rosario Central? Può rappresentare l’affermazione per 1-0 contro il Newell’s Old Boys un punto di partenza per costruire qualcosa di buono a medio-lungo termine, o el Apache si è semplicemente guadagnato qualche mese di tranquillità vincendo la partita più importante dell’anno da quelle parti, sulle rive del Rio Paranà?

SFOTTO’. Questi e altri sono gli interrogativi che possiamo porci ripensando alla vittoria dei gialloblù al “Gigante de Arroyito” firmata dal 18enne Alejo Véliz, pibe cresciuto tra Godeken e Bernardo de Irigoyen, pueblos rispettivamente a sud e nord di Rosario, che ha consegnato al Central l’ennesima vittoria, o meglio non sconfitta, nel derby più caldo d’Argentina.

Il Canalla è avanti di 16 affermazioni, tra profesionalismo e amateurismo, sul Newell’s Old Boys, nello storico di questa sfida infuocata; ha perso solo 2 degli ultimi 20 scontri, non cade sul campo dei rivali cittadini dal novembre 2008 e las cargadas, gli sfottò, si sono sprecati in questi giorni, dai giochi di parole come “Rosario esta Veliz” e “Palo Perez” ai più classici “los tenemos de hijos”, “…de nietos”, “saranno anche più forti di noi in questo periodo, ma solo vedendo il nostro scudo se la sono fatta sotto”.

Ci si è soffermati così tanto sul +16 che addirittura il club ha avuto l’idea di applicare per due giorni uno sconto del 16% su ogni prodotto del merchandising canalla acquistato negli store ufficiali. Altro livello.

Solamente en Rosario

El Loco Bielsa soleva ricordare che non c’è pace per chi perde la stracittadina a Rosario, e allora, nel tempo dei social, sono spopolati fotomontaggi di bambolotti con le facce di Lema e Ditta, la coppia di difensori centrali della Lepra, mentre, all’azione del palo clamoroso di Pablo Perez sullo 0-0, è stato aggiunto il sottofondo della telecronaca dell’errore a porta vuota più famoso del clásico rosarino e forse di tutto il fútbol argentino, quando, l’ Ogro Fabbiani, dopo un’azione spettacolare, calciò incredibilmente alto a porta vuota negli istanti finali di quel Newell’s-Central 1-0 dell’Apertura 2008, ultima vittoria leprosa in un clasico al “Coloso del Parque”.

TEVEZ. Questo e tanto altro fa parte del folclore di una città dove questa partita rappresenta l’essenza stessa di Rosario, il midollo, il sangue, il dna, molto di più del fatto di aver dato i natali alla bandiera nazionale, a Che Guevara e a Leo Messi. Dal punto di vista della guida tecnica cosa dire? Carlitos Tevez se l’è goduta in punta di piedi, da porteño, che sa che Rosario è un’altra storia.

Su come si gioca un clásico e come si calcano i campi degli stadi più importanti del mondo el Apache può tenere una cattedra all’università mondiale del calcio, ma nei giorni precedenti alla partita dell’anno ha lavorato con tanta umiltà, dichiarando a fine partita di aver studiato minuziosamente il rivale che arrivava meglio alla sfida più importante del campionato.

“Volevamo bloccare a centrocampo Perez, il fulcro del gioco del Newell’s, abbiamo lavorato tanto sulle palle inattive dove loro eccellono. Avevamo un piano A, un piano B e se fosse servito anche un piano C. La vittoria è dei ragazzi, del equipo”, sono state alcune delle parole dell’Apache in conferenza stampa post-vittoria. Carlitos infatti ha capito che il collega Sanguinetti sarebbe giunto al “Gigante” per tenere il pallino del gioco e cercare subito il vantaggio. Così è stato, ma dopo il palo di Perez e l’infortunio occorso a Buonanotte, Tevez ha saputo cambiare in corsa, inserendo Infantino e passando ad un 4-4-2 più equilibrato e a tratti pungente, paragonato al 5-3-2 guardingo con cui aveva iniziato il match.

Prima gioia di una ‘certa importanza’ per Tevez allenatore

Un pacato “pugnetto” al gol di Véliz e un’esultanza emozionale ma contenuta al fischio finale con i suoi fratelli e il corpo tecnico: Carlitos ha lasciato la scena ai suoi giocatori, ai veri artefici della vittoria, i pibes della cantera canalla come l’eroe di giornata Véliz, Blanco, Infantino, Tanlongo, Buonanotte, Frias e i senatori capitan Montoya e Broun, con quest’ultimo in panca ma con i nervi e il cuore sembrava essere tra i pali.

Il Newell’s Old Boys ha perso la vetta del campionato e l’imbattibilità, vediamo se cadrà anche qualche certezza nella Lepra. Il Rosario Central ha guadagnato fiducia e qualche settimana/mese di serenità, ma per Carlitos dopo la sbornia del clasico c’è da tornare al lavoro e conquistare definitivamente il cuore della tifoseria canalla. Nel frattempo, Leprosos, está Veliz?

Un commento su “Il Rosario Central e l’eredità del Clásico rosarino

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