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Spettacolo al Superclasico alla Bombonera: Boca e River pareggiano 1-1 in una gara dai mille emozioni. Certificata la presenza del Diego.

Termina con un pareggio l’edizione numero 253 del Superclasico, ma è stata gara tutt’altro che scontata. Non ha deluso le attese el partitazo, nonostante la Bombonera vuota che creava una sorta di tristezza, considerando le folcloristiche partite degli anni passati. In campo Boca e River si alternano nei vari momenti della sfida, cercando sempre il gol decisivo e non risparmiandosi mai. Quella che ne esce è una partita sempre incerta, con il pareggio che appare risultato finale più equo.

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FORMAZIONI. Ma andiamo con ordine. Già all’annuncio delle formazioni arrivavano le prime sorprese, a cominciare dal cambio modulo deciso all’ultimo da Russo. Miguel si prendeva il rischio adottando la novità della difesa a tre, provata una sola volta venerdì scorso. L’assenza definitiva di Cardona gettava nello sconforto i tifosi nella previa, vedendosi privare del loro giocatore più creativo nel plantel azuloro. Da parte River la sorpresa si chiamava Maidana, che dopo le indiscrezioni degli ultimi giorni debuttava dal primo minuto. La conferma di Palavecino titolare a centrocampo creava curiosità nelle gallinas, oltre che al cambio modulo che Gallardo adottava. Insomma, c’era tanta carne al fuoco per comprendere che non sarebbe stato un Superclásico come gli altri.

PRIMO TEMPO. La legge del River dominava per i primi 30 minuti della sfida, costringendo il Boca a rimanere rintanato nella propria metà campo e ‘istigando’ all’errore la difesa bostera, con Andrada protagonista principale in negativo nelle sue uscite scellerate. I padroni di casa non riuscivano a oltrepassare il confine del centrocampo, schiacciati perennemente da Palavecino, Enzo Perez e De La Cruz. Solo quando Tevez, Villa e Maroni decidevano di arretrare, creando superiorità tra le linee di passaggio, la squadra riusciva a respirare e a proporre calcio. La gara ‘girava’ per la prima volta con Tevez che si divorava il vantaggio grazie a un grandissimo Armani in versione 2018. Era questione di pochi minuti, perché l’Apache si illuminava in una giocata sublime, assistendo con un tacco magistrale el pibe Capaldo che veniva travolto in area dal centrale Diaz. Il colombiano Villa realizzava con nervi saldi dagli undici metri e alla fine del tempo il tabellino diceva: Boca 1, River 0.

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SECONDO TEMPO. Nella ripresa era il Millonario che cercava l’assalto all’arma bianca nel tentativo di pareggiare nel più breve tempo possibile. Il Xeneize in contropiede prendeva coraggio, divorandosi clamorosamente il raddoppio grazie ancora alle parate di Armani. Nella più classica delle situazioni in stile ‘gol sbagliato, gol subìto’ e nel miglior momento Boca, arrivava il pareggio di Palavecino che con una girata di testa da bomber, infilava in rete tra la felicità di D’Onofrio e Gallardo.

L’ultimo quarto d’ora era di assoluta locura con le ingenue espulsioni di Zambrano e Casco, entrambi per doppia ammonizione che creavano ancora situazioni imprevedibili in continua evoluzione. Il River, forte del buon momento psicologico, sfiorava più volte il clamoroso gol vittoria, arrivando a pochi cm dalla vittoria. All’89’ avveniva l’incredibile: dopo vari interventi maldestri difensivi, la palla inspiegabilmente non entrava in porta nonostante la traiettoria giusta. La pelota danzava sulla linea senza mai entrare. Effetto particolare, traiettoria mai vista prima al punto che si pensava a qualche motivazione più elevata per giustificare tale episodio. E qui a tutti veniva in mente che lo spirito bostero di Maradona in qualche modo era intervenuto con tutti i suoi crismi. Ed era l’unica spiegazione plausibile dopo la resa ufficiale di fisica e gravità in merito.

Pochi secondi dopo l’arbitro poneva la fine a un clasico del tutto particolare, dove mística e fútbol avevano fatto il loro dovere, com’era giusto che fosse. Non ha demeritato il Xeneize , partito come un diesel e trovandosi a un passo dal raddoppio che forse avrebbe tagliato le gambe al Millo. Un futbol dignitoso che lascia buone sensazioni con le prestazioni di Lopez, Capaldo, Villa e Tevez una spanna sopra gli altri. Nel River la consapevolezza, forse, che si poteva concretizzare di più nei 90’. Benissimo Armani, Maidana, bene Palavecino e De La Cruz, combattenti per una sfida forse più equilibrata delle aspettative della vigilia. Gallardo esce però con l’amaro in bocca ancora una volta, raccogliendo meno di quanto seminato. Ma può andare bene anche così.

Senza dubbio, ce lo ricorderemo a lungo questo Superclasico, soprattutto per le mani sulla bocca di Riquelme all’90’, dopo aver visto Maradona scendere dal cielo e soffiare via la palla incriminata dalla linea. Perchè si, solo Román può averlo visto.

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calcioargentino.it

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