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Cambiano le panchine di tre delle squadre protagoniste del fútbol argentino, rinnovando di conseguenza, le illusiones dei giocatori e dei tifosi.

Anno nuovo e speranze nuove per tre grandi club che promettono di essere protagoniste in questo 2022. Domínguez, Falcioni e Troglio cercano nuove avventure dopo un 2021 denso di emozioni. Eduardo Domínguez, il più vincente dei tre in Argentina, si è laureato campione con il Colón entrando di diritto nella storia del Club. Falcioni invece si è destreggiato bene tra mille problemi ‘nell’inferno’ dell’Independiente, riuscendo a centrare l’obiettivo finale della qualificazione in Copa Sudamericana. Per Pedro Troglio invece è il ‘primo giorno di scuola’ dopo il ritorno nel calcio argentino, avendo vinto tutto fuori dal Paese all’Olimpia de Honduras.

Ecco le loro prime parole.

Independiente – Eduardo Domínguez

Eduardo Domínguez alias ‘el barba’ o più semplicemente il genero di Carlos Bianchi, è l’allenatore rivelazione dell’ultimo anno. Con i sabalero è riuscito a conquistare nientemeno che la Copa de la Liga contro ogni pronostico, sbaragliando la concorrenza delle squadre della Capital. Ora inizia l’avventura in uno dei club più gloriosi di Argentina: il Club Atlético Independiente de Avellaneda.

Eduardo Domínguez: “Siamo qui con l’entusiasmo del primo giorno. È grande la storia dell’institución, conosciamo i risultati che ha raggiunto, i grandi giocatori e allenatori che sono passati di qui. So cosa rappresentano le sue persone, i tifosi e tutto il resto di questo mondo. So cosa genera un club come l’Independiente. Forse questi non saranno gli anni da ricordare, ma cercheremo di riportare questo club glorioso dove merita”.

“Cercheremo un equilibrio per essere protagonisti. Innanzitutto vogliamo conoscere i giocatori in squadra. Ci sono molti ragazzi interessanti con prospettiva, che vogliamo far crescere. Saremo chiari con il gruppo, ci daremo degli obiettivi”.

“Con Julio (Falcioni) ho parlato spesso. Ero con lui in quarta divisione, nella riserva del Velez. Mi ha fatto esordire in Prima Divisione, siamo stati tanti anni insieme e condiviso tanti progetti. Lui nel calcio per me è come un padre. Siamo sempre in contatto e quando ci siamo scambiati le ‘consegne’ sono stato sempre onesto con lui. Da parte sua mi ha lasciato un’ottima base da cui ripartire”.

“E’ stato facile per me prendere la decisione di venire qui. Il Ds (Rolfi Montenegro) mi ha aiutato a crescere molto come allenatore quando ero il suo Dt all’Huracán e abbiamo stretto un ottimo rapporto. È un vantaggio di averlo vicino a noi. E’ stato importante la sua presenza per questa mia decisione”.

“Sappiamo cosa rappresenta Silvio Romero come capitano e goleador. Sappiamo cosa può darci e cosa possiamo pretendere da lui. Se altri attaccanti verranno a oltre a a lui, ne gioverà la squadra. Ora dipende solo sui colloqui che Silvio avrà con la dirigenza, siamo motivati e con tante energie. Alan Velasco deve giocare più vicino alla porta, abbiamo bisogno dei suoi gol”.

Se dobbiamo lottare per molteplici competizioni dobbiamo essere offensivi. Il calcio si è evoluto e tutto è cambiato molto. Le proposte offensive sono cambiate e dobbiamo capirle. Con le nostre convinzioni e le nostre proposte crediamo di poter dare un tocco diverso a quanto fatto. Cerchiamo sempre che la nostra idea si rifletta nei giocatori e nella squadra, per essere sempre più protagonisti”.

“Sia i tifosi che noi abbiamo grandi aspettative. Promettiamo loro di lavorare, per trovare l’anima della squadra il più rapidamente possibile. Certe volte giocheremo meglio, certe volte peggio, ma vogliamo che i tifosi capiscano e siano consapevoli di ciò che stiamo cercando. Sono molto grato per il posto dove sono”.

Colón – Julio Falcioni

Julio non molla la barra di comando. Nemmeno di fronte a certi recenti drammi personali che indurrebbero qualsiasi essere umano a lasciare tutto e pensare ad altro. No, per lui rimanere nel mondo del futbol equivale a continuare a respirare, come disse a Maradona qualche tempo fa: “E’ la pelota che ci tiene in vita”. Ora, la stuzzicante avventura con il Colón campeon in Copa Libertadores. E il primo pensiero della conferenza va al suo precedessore, Eduardo Domínguez, allenatore e grande amico.

“Conosco Eduardo quasi da quando è nato nel calcio. Ogni volta che possiamo, parliamo. Vedere la crescita delle persone che hanno fatto parte della mia vita è molto bello per me. Ci unisce un affetto speciale. Auguro per lui il meglio. So che ha fatto la storia qui, nessuno lo dimenticherà. Altri potrebbero venire per cercare di svolgere una funzione simile, ma nessuno potrà mai dimenticare ciò che ha fatto. Non sono qui per sostituirlo, sono qui per fare il mio lavoro, per fare del mio meglio, seriamente. E con responsabilità. Cerco di prendere sempre le decisioni migliori”.

“Daremo tutto per rispettare le aspettative. Faremo del nostro meglio per continuare ad essere un Colón importante, protagonista, sia nelle competizioni nazionali che internazionali”.

Farías? Penso che dovrebbe rimanere al Colón per giocare la Copa Libertadores. Chi non vorrebbe allenare un talento come Facundo? È abbastanza logico che mi piacerebbe averlo”.

E poi un pensiero speciale per Brian Fernández, il talento troppo spesso terminato anella gogna per problemi extracalcistici, ma rinato, nell’ultima stagione al Ferro Carril. “Brian l’ho appena salutato, sta lavorando con il resto del gruppo. È l’unico che ho incontrato. Se si lascerà aiutare, io lo aiuterò, ma se non vuole, sarà impossibile. Ho dovuto collaborare con chi voleva farcela e ci siamo riusciti. È compito di tutti. Mi piacerebbe che restasse con noi”.

San Lorenzo – Pedro Troglio

Il grande giorno è arrivato. Per Pedro Troglio è il ritorno al Fútbol argentino dopo le esperienze di Godoy Cruz, Gimnasia la Plata (3 cicli), Independiente e Tigre, oltre alle panchine nell’exterior del Paese. Al Ciclón lo aiuteranno Fernando Berón e Leandro Romagnoli, quest’ultimo leggenda del club e neo allenatore della Reserva. Gli aspetta un lavoro durissimo, considerando il fallimento degli otto allenatori precedenti e il pressoché inesistente budget mercato societario”.

“Qui partiamo tutti da zero. Come DT ho un impegno che è quello di mettere il San Lorenzo tra le prime quattro del campionato. Adesso la priorità è quella di conoscerci meglio. L’intenzione è quella di chiuderci in ritiro per una settimana e fare gruppo”.

Vedo bene i ragazzi a disposizione. Quando ho visto la squadra ho notato che c’è una gerarchia. Ne sono felice, altrimenti sarebbe stato più complicato”.

“I tifosi del San Lorenzo sono fantastici. Non c’è niente di meglio dell’incoraggiamento della gente. La cosa peggiore che può capitare a un giocatore è la tua stessa gente sia contro di te, perché gli avversari ti insulteranno sempre. Non è che non possano arrabbiarsi se le cose vanno male, perché le cose non funzionano sempre bene, ma mi piacerebbe ritornare al clima che si respirava qualche tempo fa in questo campo. Sarebbe fantastico. È una delle armi più importanti che possiede questo club”.

“Ho trovato una buona accoglienza nei miei confronti da parte di tutto il mondo cuervo. È molto difficile trovare consenso non essendo di casa. Ho 16 anni di esperienza come allenatore alle spalle e sogni sempre di vivere un’opportunità come questa. So di avere tutto per vincere. Molti dicono che questo è una piazza difficile. Ma questo è il San Lorenzo, un grande club”.

“Per me il calcio è mentale al 100%. La gerarchia si nasconde quando i risultati non arrivano”.

“Rinforzi? Non voglio convincere nessuno a venire, li voglio veder arrivare come sono arrivato io. Mi interessa il giocatore con ambizioni. Chi conta i soldi non mi serve”.

“Nelle mie squadra in genere cerco intensità, calcio diretto in avanti e con recupero immediato della palla. Sono segnali che, se non si vedono, è perché non funzionano bene. Voglio una squadra che le rivali arrivino a dire: ‘quanto è tosto questo San Lorenzo”.

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