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La cavalcata trionfale di una delle stagioni più importanti della storia del San Lorenzo de Almagro, raccontata da chi l’ha vissuta in prima persona. Un racconto entusiasmante per rivivere le gesta eroiche di una squadra che salì sul tetto del Continente.

Prologo.

Non è mai facile mettere in comparazione le varie conquiste dei club di Argentina. Tanto più quando si parla di San Lorenzo. Vi sono altre squadre nel Paese certamente più vincenti, ma lo spirito combattivo del Ciclón è senza dubbio ineguagliabile. E nessuno ha mai regalato niente ai cuervos, anzi. La storia dimostra che il club fondato da ambiziosi ragazzini che giocavano per le vie del barrio Almagro, coadiuvati dal giovane padre salesiano don Lorenzo Massa, è stato spesso vittima di ingiustizie e persecuzioni, basti guardare gli anni torbidi del regime militare. Lo storico trionfo nella Libertadores assume quindi, un’aurea quasi mistica per il tifoso stesso. Una sorta di miracolo che improvvisamente iniziava a prendere forma e ad avverarsi.

Un contesto ai limiti dell’irrealtà, dato che pochi mesi prima viene eletto un Papa argentino e per giunta tifoso del San Lorenzo. E allora si può facilmente dedurre come vi sia stato un disegno soprannaturale in tutto questo, considerando anche che l’allora vescovo di Baires istituì la prima comunione al bimbo Angelito Correa. Un intreccio di coincidenze difficili da spiegare e interpretare.

Club Atlético San Lorenzo de Almagro - Wikipedia

La conquista della Copa Libertadores, un viaggio pieno zeppo di imprecazioni, palpitazioni e commozione. Una storia vera.

Capitolo 1 – Le premesse dopo il Torneo Inicial 2013

Il Ciclón si garantisce l’accesso alla fase a gironi della “Copa” grazie alla vittoria del campionato Inicial 2013, arrivata proprio sul filo di lana in un’ultima giornata davvero incredibile, dove le quattro contendenti del torneo diedero il via a due match al cardiopalma.

Subito però, l’equilibrio armonico della squadra dopo il trionfo in campionato si spezza. Juan Antonio Pizzi decide di trasferirsi in Spagna accettando l’offerta del Valencia e lascia così vacante la carica di allenatore. La dirigenza decide di contrattare Edgardo “Paton” Bauza con la speranza che l’allenatore rosarino riesca a ripetere l’impresa del 2008, quando con la Liga Deportiva Universitaria de Quito aveva conquistato clamorosamente la Libertadores. Si assiste così ad uno step ulteriore della maturazione del Club: il San Lorenzo vuole diventare protagonista della Copa.

Ossessione. Come ricorda uno dei cori più famosi della curva del San Lorenzo la Copa Libertadores rappresenta una vera e propria “obsesión” per i tifosi cuervos, dato che il club di Boedo è l’unica delle cinque grandi a non averla ancora vinta. Sembra addirittura che dietro i vari insuccessi ci sia una sorta di maledizione iniziata con la prima edizione del 1960.

San Lorenzo, il dodicesimo uomo sulla maglia: è il Papa fotogallery | Sky  Sport
C’è anche Papa Francisco nella camiseta oficial.

Maledizione. All’epoca si chiamava Copa de Campeones de América e il San Lorenzo vi prese parte come rappresentante dell’Argentina dopo la vittoria del campionato del 1959. La dirigenza azulgrana commise però un madornale errore, non dando importanza alla competizione che venne considerata quasi come un torneo amichevole. Si scelse, tra l’altro, di disputare le partite casalinghe nello stadio dei rivali de barrio dell’Huracán. Infine, il fatto che i match fossero infrasettimanali in un orario non particolarmente comodo, furono le cause principali della scarsa affluenza di pubblico e del poco interesse generale. Negli altri Paesi il torneo venne preso molto più seriamente e in ogni partita si poteva assistere a stadi colmi di pubblico.

Dopo aver eliminato i campioni brasiliani del Bahia nei quarti, fu nella semifinale contro il Peñarol che avvenne il fattaccio: entrambi i match si conclusero in parità e da regolamento si doveva disputare un terzo incontro su un campo neutro o stabilendo per sorteggio chi avrebbe dovuto giocare in casa. Fu allora che la dirigenza azulgrana accettò di giocare al Centenario di Montevideo (dove arrivò una sfortunata sconfitta per 2-1) in cambio di una piccola somma di denaro: fu venduta in pratica “la possibilità di andare in finale per pochi soldi”, e per questo motivo le difficoltà delle edizioni successive vennero vissute dai tifosi come una sorta di contrappasso da pagare per quel clamoroso peccato originale.

La fase a gironi

La squadra: la base del “plantel” rimane quella che ha vinto il campionato. I rinforzi principali sono fondamentalmente tre: gli attaccanti Nico Blandi, Mauro Matos (rispettivamente da Boca e All Boys) e il difensore centrale colombiano Carlos Valdes che giunge in prestito dal Philadelphia Union.

Si sorteggia la prima fase e il San Lorenzo è inserito nel gruppo 2 in compagnia dei brasiliani del Botafogo, i cileni dell’Unión Española e gli ecuadoriani dell’Independiente del Valle. Passano le prime due e per i tifosi è un girone alla portata.

La sconfitta per 2-0 nel debutto in casa del Botafogo fa ricomparire subito i fantasmi delle edizioni precedenti. Fortunatamente nella seconda partita appare Angelito Correa che, dopo un triangolo con l’altro ragazzino Hector “Tito” Villalba, supera il portiere ecuadoriano con un tiro dal limite dell’area piccola, regalando un po’ di respiro ai tifosi cuervos.

Arriva quindi il doppio impegno con l’Unión Española.

L’andata al Nuevo Gasometro viene sbloccata con un vecchio schema: rinvio del portiere, spizzata del “nueve” per l’inserimento in profondità della seconda punta veloce. Se il centravanti è Mauro Matos, ossia colui che sarebbe in grado di mettere a terra anche un mattone (a Matos le tiras un ladrillo y te lo baja de pecho) e se quello rapido è Correa, allora gli esiti possono essere devastanti: Angelito scatta a tutta velocità lasciandosi alle spalle i rivali che però lo sbilanciano non appena entra in area. La palla resta lì dove è in agguato ancora Matos, che con un tiro sporco supera il portiere cileno facendo esplodere il Nuevo Gasometro.

Gli ospiti però non demordono e trovano il gol del pareggio al 84’ con l’argentino ex River Gustavo Canales. Un vero peccato perché pochi secondi prima gli azulgrana del Patón sprecano una grandissima occasione con un colpo di testa in tuffo di Blandi parato dal portiere Sánchez, nominato poi “figura del partido”. Anche dopo l’1-1, i gauchos de Boedo hanno altre due occasioni per portarsi a casa i 3 punti, ma sbattono ancora contro il muro del portiere cileno: è un’altra partita di Copa dal finale amaro che non lascia presagire nulla di buono.

Il Ciclón vola quindi a Santiago de Chile con la voglia di riprendersi ciò che ha immeritatamente perso in casa. Il Patón vara un inedito 3-4-1-2 ma la squadra non gira e la partita è abbastanza monotona. A scompigliare le carte ci pensa l’arbitro colombiano Butrago che decide di lasciare gli ospiti in 10 espellendo il centrale difensivo Mauro Cetto (proprio lui). A decidere il match è ancora Canales con un colpo di testa su cross del connazionale Pochi Chavez, con Fontanini spettatore non pagante. Notte di festa per i circa 7000 cileni presenti sugli spalti del Estadio Santa Laura. Il San Lorenzo invece sprofonda sempre più nel psicodramma.

Dopo 4 partite la situazione non è certo incoraggiante: Botafogo al comando con 7 punti, seguito da Union Española con 6, quindi San Lorenzo e Independiente del Valle che chiudono il gruppo con 4 punti.

Per sistemare le cose serve una vittoria in casa dell’Independiente del Valle. Peccato che la partita si giochi ai quasi 3000 metri di Quito. Nonostante il Patón conosca bene le problematiche derivanti dall’altura (fu una delle armi principali che usò per vincere la Libertadores 2008), il Ciclón non va oltre l’1-1: al gol di Nico Blandi su corner di Correa (sempre lui) risponde Sornoza a tempo praticamente scaduto, con un rigore concesso dall’arbitro dopo un intervento maldestro di Emanuel Más: la maledizione continua…

Giusto per complicare le cose, il Botafogo viene sconfitto a domicilio dai cileni dell’Union Española che volano quindi agli ottavi con 9 punti in classifica e una partita ancora da giocare. Alle loro spalle il Botafogo con 7 punti seguito da San Lorenzo e Independiente del Valle con 5. Ora bisogna vincere con i brasiliani e sperare che i cileni non regalino punti agli ecuadoriani. Praticamente è un impresa.

PTDR
Union Española9+2
Botafogo7+1
Independiente del Valle 5-1
San Lorenzo5-1
La situazione all’ultima giornata

1 – continua


calcioargentino.it

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