0 15 minuti 1 anno

Presentato venerdì il nuovo allenatore del San Lorenzo. È Paolo Montero, ex conoscenza del calcio italiano che dirigerà il Ciclon nel prossima stagione.

È iniziata ufficialmente la nuova ilusión per il San Lorenzo, con l’ennesima presentazione di un allenatore, per una panchina che negli ultimi anni è stata letteralmente incandescente. Otto allenatori in quasi tre anni: la vita del hincha cuervo non ha vissuto col cuore in pace queste ultime stagioni. È il turno di Montero, tecnico che proverà a risollevare le sorti di una squadra, nell’ultimo semestre fallimentari.

Venerdì scorso Paolo Montero ha parlato per la prima volta davanti ai microfoni da allenatore del San Lorenzo. Come per Dabove, anche in questo caso la conferenza stampa si è svolta sul prato del Nuevo Gasometro. La differenza è che ad accompagnarlo non c’era nessun dirigente del club.

La “triade” formata da Tocalli, Romagnoli e Acosta è infatti stata definitivamente disciolta nelle scorse ore, con la dirigenza che ha dato il benservito agli ultimi due reduci, per quella che fu la “secretaria tecnica”. Tocalli si era dimesso precedentemente insieme all’ex tecnico Dabove e la squadra era stata affidata proprio a Romagnoli, coadiuvato dal Beto Acosta e dal solito Monarriz. Nonostante qualche discreto risultato, alla fine si è deciso di cambiare direzione sia in panchina che nella dirigenza. Il ruolo di manager è stato affidato a Mauro Cetto, ex difensore campione d’America con il Ciclón passato anche in Italia con la maglia rosanero del Palermo. Le sue prime mosse sono state i ritorni di Ortigoza e di Montero che dopo aver giocato qualche partita con la camiseta azulgrana a fine carriera, ritorna a Boedo con un incarico ben più importante.


Inizia a far freddo a Buenos Aires. È alle porte l’inverno ma si decide ugualmente di presentare il tecnico alla stampa a cielo aperto, nella cornice del Nuevo Gasometro. Ecco le prime parole da Dt San Lorenzo dell’ex difensore della Juve e della Celeste.

Immagine

Montero: “Questa opportunità arriva nel momento giusto. Sono partito dal basso e sono cresciuto. Ho iniziato a dirigere nella reserva del Peñarol e poi sono arrivato in prima squadra; sono ripartito al Boca Unidos e sono arrivato al Rosario Central, passando dal Colón. Sono andato in Italia a fare il corso per allenare in Europa e ho allenato in serie C per fare esperienza. Ora grazie alla fiducia di Cetto e dei dirigenti, mi trovo con questa chance che non posso sprecare. Tutti sappiamo cosa significa il calcio argentino a livello mondiale. Non mi dimentico di quell’anno in cui ho giocato qui perché, nonostante non sia andato bene a livello sportivo, umanamente mi è rimasto sempre un grande affetto per il San Lorenzo e la sua gente”.

ATTEGGIAMENTO. “Mi aspetto che la gente quando venga allo stadio si senta identificata con il gioco della squadra e ancora di più nelle caratteristiche che avevo io quando giocavo: l’atteggiamento, lo spirito di squadra e lo sforzo. Per me il calcio non è un sacrificio, perché se tu teoricamente fai quello che ami, non è un sacrificio ma uno sforzo. Per questo penso sia importante sforzarsi molto. Ovviamente si deve giocare bene, perché al palato dello spettatore argentino piace il bel futbol. Il calcio argentino è molto competitivo come ho sempre detto anche in Italia: è quello più simile al calcio europeo perché chiunque può battere chiunque. Ora non c’è il pubblico ma normalmente quando vai a giocare in trasferta si sente tanto la differenza. Non per niente nei migliori club del mondo ci sono sempre degli argentini, è la dimostrazione che è un calcio competitivo. C’è da dire che ci sono anche tanti allenatori che vincono in Europa o in Messico, questo per voi dovrebbe essere un orgoglio”.

La pressione? Io non sento nessuna pressione: sono dove voglio essere e faccio quello che voglio fare, nel senso che faccio quello che amo. Le pressioni per me sono altre. So cosa è successo con gli allenatori precedenti ed è triste perché sono situazioni brutte da vivere per un allenatore che cerca sempre di fare del suo meglio per il club.”

SPOGLIATOIO. “Sono abituato a vivere lo spogliatoio, purtroppo in questa situazione di pandemia si è un po’ persa l’abitudine a stare insieme ma in questi 10 giorni cercheremo di creare un senso di appartenenza ed uno spirito di gruppo che penso sia importante in qualsiasi squadra del mondo. Senso di appartenenza alla maglia e al gruppo sono quelle cose che ti permettono di dare un plus nel momento critico in un campionato o in una partita”.

UMILTÀ. “Come buon uruguayo sono conservatore, sempre preferisco il “paso a paso” ma sinceramente oggi vado a casa molto molto contento di come si è allenata la squadra. Ciò che mi piace di più è l’umiltà di ascoltare e di voler imparare… perché anche io intanto imparo con loro. Non ho 15-20 anni di carriera come allenatore alle spalle, nel percorso cerco di imparare, non ho paura del confronto con il giocatore sia a livello tecnico che tattico; l’importante è che non manchi mai il rispetto… alla fine sono loro che vanno in campo. Le sensazioni che ho sono positive”.

Immagine

EQUIPO. “Stiamo valutando tutti i giocatori ed i giovani. Vedo molta qualità ed è su questo che scommette il club. L’idea di gioco che ho sviluppato nella mia breve carriera da allenatore è basata sull’intensità, sull’attenzione, sul dinamismo. Una squadra corta, difensori agili e “wines” (ali, attaccanti esterni) rapidi a maggior ragione in un terreno di gioco ampio come questo. Giocatori abili nell’uno contro uno dato che sappiamo che anche a livello mondiale sono quelle le situazioni più pericolose”.

“Mi sono piaciuti tutti i giovani, non voglio nominare nessuno in particolare. Sono un po’ timidi ma oggi li ho visti già più spigliati. Sono sicuro che conoscendoci in ritiro otterremo allenamenti più intensi e qualitativi.”

ALLENAMENTI. “So che dobbiamo valutare, mi è piaciuto molto l’allenamento di oggi per intensità e qualità tecnica. Gli allenamenti mi piacciono con la palla, oggi abbiamo i GPS che ci aiutano a valutare la corsa di ognuno. In ogni caso non ci si deve dimenticare della corsa pura, senza palla, perché ti prepara psicologicamente allo sforzo in partita: è noioso, corri da solo… Ma poi in partita quando sei stanco ed affaticato sei già abituato allo sforzo. Usiamo il GPS per sapere quanto corre ognuno con la palla ma poi se a fine allenamento non hai raggiunto il volume di corsa stabilito dal preparatore atletico, ti fermi e corri da solo.”

MODULO. “Il sistema di gioco lo stiamo valutando, partiamo per il ritiro domenica. Io sono un allenatore che stabilisce il modulo in base alle caratteristiche dei giocatori… è “futbol”, è più semplice di quello che si pensa, le istruzioni non sono molto più di ciò che uno si immagina. Sono uno che parla in gergo “futbolero”, parlo come i giocatori, non uso parole difficili.”

MERCATO. “Non ho posto veti sulla cessione di nessun giocatore. Sappiamo tutti della possibile cessione di Di Santo al Boca ma al momento Cetto (Mauro) non mi ha ancora detto niente, quindi lo considero un giocatore del San Lorenzo fino a quando non verrà ceduto. Si sa che ultimamente il calcio è molto dinamico, i vari mercati aprono in date diverse e può capitare che un giocatore venga ceduto anche il giorno prima del debutto in campionato. Sono rischi che si corrono anche se al momento non ci sono novità su nessuna trattativa”.

“Per stare al vertice con le limitazioni economiche che abbiamo l’unica cosa da fare è lavorare. Per tenere testa a chi ha più qualità di te devi essere ordinato, intenso e costante. Non dimentichiamoci che in questo gruppo c’è molta qualità, magari manca esperienza ma la qualità c’è. Come allenatore sai che se metti un giocatore esperto, la critica sarà condivisa mentre se metti un giovane ti esponi direttamente. Bisogna trovare il coraggio di fare giocare i giovani che se lo meritano.”

“Se la rosa restasse così sarei contento. Come dicevo prima il mercato è dinamico quindi bisogna sempre avere un piano B nel caso succeda qualcosa con qualche giocatore. Se restano tutti va bene così ma se parte qualcuno andrà sostituito soprattutto se si tratta della colonna vertebrale della squadra”.

Immagine
Primo allenamento diretto da Montero

ROMERO. “I Romero? Nelle partite che ho visto hanno giocato bene nelle loro posizioni naturali e non cercherò di modificarle. Ci sono diversi tipi di leader, ci sono leader silenziosi nello spogliatoio (come potrebbero essere loro, anche se ancora non li conosco), che però poi entrano in campo e si trasformano. Ci sono leader che si incaricano dei problemi fuori dal campo come parlare con i dirigenti nei momenti difficili che arrivano sempre nell’arco del campionato. Ci sono giocatori a cui non pesa assumersi certe responsabilità e quindi se le prendono a tutela dei più giovani. Comunque devo ancora conoscerli e parlare con loro, cosa che avverrà durante il ritiro.”

ORTIGOZA. “Ho parlato al telefono con Ortigoza e l’ho trovato molto motivato e con molta energia. è un referente del club e sono certo che sarà un riferimento per i giovani. Sono sicuro che gli trasmetterà ciò che significa per un giocatore giocare in primera e vestire la maglia di un grande club come il San Lorenzo. Dal punto di vista della forma fisica è solo il secondo giorno ma so che si è allenato da solo e se Ortigoza ha questo atteggiamento, se fossi un giovane cercherei di dare sempre un po’ di più”.

“I difensori Flores e Gattoni? Hanno molta qualità, sono rapidi e molto tecnici. Hanno molto futuro e la fortuna di giocare con Braghieri e Donatti che gli possono insegnare molto. Ora dobbiamo lavorare molto tatticamente, saper fare l’elastico ed affrontare i duelli individuali. In questo club devi essere protagonista e il centrale difensivo deve saper giocare uno contro uno. Loro due sono in grado di sviluppare questa abilità”.

La situazione di Torrico? Penso proprio che si troverà un accordo per il rinnovo, non penso sia un problema. Abbiamo anche parlato con Cetto della possibilità di acquisire un portiere visto che Monetti e Devecchi lasceranno la squadra.”

LAVORO. “Ho sempre avuto fortuna come giocatore. La fortuna è stata quella di avere un equilibrio e mantenere i piedi per terra. So che a vent’anni non è facile ma bisogna restare equilibrati e avere compagni di spogliatoio che ti indichino la via. C’è la strada degli amici e della famiglia e c’è la strada dei compagni. Per avere successo il cammino è solo uno: lavorare, lavorare, lavorare… e avere l’umiltà di sapere ascoltare. Oggi va tutto sempre più veloce e quindi siamo portati ad ascoltare sempre meno. Non ci si ferma ad ascoltare che problema può avere un giocatore e a guardare sua storia per sapere come affrontarlo sul campo o in una conversazione individuale. Per questo dico che le relazioni sono importanti e spesso è la testa del giocatore gli permette di darti un po’ di più”.

“Sono molto contento… bisogna prepararsi a ciò che può succedere nel mercato, purtroppo l’economia del futbol sudamericano è così. Ripeto: sono molto felice, senza pressione, vivo giorno per giorno grazie all’allegria di essere qui. Bisogna generare un ambiente di allegria che poi ti porti anche a casa e alla sera vuoi solo che arrivi presto il mattino per venire qui ad allenarti… e quando sei qui non voler andare a casa come avveniva ai miei tempi quando bevevamo mate insieme negli spogliatoi per due o tre ore dopo gli allenamenti. Mi ricordo che quando andai via dissi al presidente di non vendere nessuno perché quella squadra avrebbe vinto il titolo. Arrivò Ramón Diaz e vinsero il titolo.”

Il progetto? Nei Paesi latini sono complicati i progetti ma spero che vada tutto bene e di riuscire a rispettare il contratto. Sappiamo che tutto dipende dai risultati anche se ora siamo appena arrivati e manteniamo la mentalità positiva sapendo bene che non vogliamo sprecare questa grande opportunità”

Un tapado entre los candidatos - Mundo Azulgrana - San Lorenzo
Montero con Lavezzi al San Lorenzo nel 2005

La differenza rispetto a quando giocavo? Sicuramente le strutture sono migliorate, la generazione di giovani attuale è molto diversa rispetto a quella del 2005. Non posso dire se è migliorata o peggiorata ma io non dò la colpa ai ragazzi. La colpa è dei grandi: come li educano, come gli trasmettono le cose… Tu che sei l’allenatore e che hai giocato gli devi trasmettere il sentimento per questo sport. L’allegria, la vita di spogliatoio e la voglia di allenarsi sempre al massimo. Sono nel San Lorenzo, se vuoi arrivare in una liga top cos’altro puoi chiedere? Stai giocando in una delle cinque grandi d’Argentina e ti osserva il mondo. Che altra motivazione dovresti avere a 20 anni?”

di Loren_Cuervo


calcioargentino.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Libertadores