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Leo Messi è tornato a parlare dopo la conquista della Copa del Mundo e l’ha fatto intervistato dal giornalista Andy Kutnetzoff, raccontando le mistiche vicissitudine dell’ultima trionfante campagna qatariota.

Rivelazioni importanti, di un certo spessore. Le dichiarazioni del capitano della Selección campeón del Mundo fanno ancora un particolare effetto, a più di un mese dalla conquista, perchè fanno apparire ancora intatte le emozioni presenti in ogni cellula del suo corpo. Un Messi ‘liberato’ dal peso della comparazione con Diego, finalmente ‘completo’, come Dio gli aveva predetto tempo addietro.

SULLA VOLONTA’ POPOLARE. “L’ho captato durante il Mondiale e prima che iniziasse. Molte persone volevano che vincessi la Copa del Mundo. Era qualcosa di inspiegabile. Mai visto niente del genere. Tutta quell’energia e il desiderio di tutti lo hanno reso possibile”.

TOPO GIGIO E ´ANDÁ PA ALLÁ´. “E’ uscito all’improvviso quel gesto del Topo Gigio. Si sapeva cosa era stato detto prima della partita. Non mi piace quello che poi ho fatto dicendo ´Andá pa alla´, ma sono stati momenti tesissimi. E’ stata una reazione del momento, niente più. Contro Weghost ho reagito così. Erano successe molte cose con lui e con un altro paio di suoi compagni. Abbiamo vissuto momenti di tensione, attrito. E’ successo qualche attimo dopo la fine, eravamo ancora colmi di adrenalina. Ho parlato con Román Riquelme dopo la partita (Topo Gigio), anche se in realtà, mi sono sempre tenuto in contatto con lui”.

DIOS. “L’avevo detto tempo fa. Penso che fosse prima del 2014. Sapevo che Dio mi avrebbe donato una Coppa del Mondo. Poi è successo quello che è successo in Brasile, eravamo così vicini… L’ho sentivo che aveva questo in serbo per me, e penso che stesse aspettando il momento giusto. Penso che non ci sia stato momento migliore di questo, né momento migliore per la Copa América. Lo ringrazio ogni giorno della mia vita, per tutto quello che mi ha dato. Non posso chiedere di più, grazie a lui ho tutto”.

MOMENTO PIU’ DIFFICILE. “Sebbene il momento più delicato sia stata la sconfitta contro l’Arabia Saudita, la partita contro il Messico è stato il momento più difficile che abbiamo passato, a causa dell’assoluta incertezza di quella fase. Penso che sia stata anche la partita che abbiamo giocato peggio, ma nonostante ciò, il dover vincere a tutti i costi ci ha fatto giocare in quel modo. Ma ero fiducioso che saremmo passati, che le cose si sarebbero sistemate, grazie anche a questo gruppo fantastico. Ci siamo uniti particolarmente in quella situazione davvero complicata”.

CORPO TECNICO. “Sono tutti quanti spettacolari. Sanno cos’è la Nazionale, l’hanno vissuta. Sono ex giocatori che hanno passato tutto quello che abbiamo passato noi. Hanno saputo gestirsi in ogni momento, avevano l’esperienza di aver vissuto Mondiali o competizioni internazionali, e penso che in ogni momento sapessero bene cosa dovevano fare o dire. La gestione del gruppo, al di là della saggezza nella preparazione delle partite. In generale, in tutte le partite sapevamo sempre cosa fare, preparavano le partite senza smettere di pensare alla nostra idea, ma con dettagli che rendevano il gioco diverso, dipendentemente da chi affrontavamo”.

MARADONA. “Avrei voluto che Diego mi passasse la coppa alla premiazione. Ma almeno dall’alto ha visto l’Argentina campione del mondo, con tutto quello che significava per lui. Dall’alto ci hanno aiutato sia lui che tante altre persone che ci vogliono bene e che hanno passato momenti simili”.

LA NOTTE DELLA VIGILIA. “Ho continuato a fare quello che ho fatto per tutto il Mondiale: parlavo con Antonela prima di andare a dormire. Quella notte ero calmo, tranquillo, ho dormito molto bene. Per tutta la Coppa del Mondo sono stato molto rilassato, ho sentito che stavamo lavorando bene, che stavo bene fisicamente, che stavamo facendo di tutto per realizzare quel sogno. Ero molto tranquillo. Sono riusciuto a dormire bene quella notte”.

EMOZIONI. “Di tutto quello che ti dicono, viverla in prima persona è tutta un’altra cosa. Tutto ciò che immaginavo non è stato assolutamente paragonabile a ciò che è stato. Era molto più di quanto immaginassi, e sì, che non immaginavo poco. Da quel giorno è cambiato tutto. Per me e per tutti è stato qualcosa di impressionante. Quello che sognavamo tanto si è avverato, quello che ho voluto tanto per tutta la mia carriera, beh, è ​​arrivato quasi alla fine”.

COPA. “L’ho vista sul piedistallo e non potevo non fare quello che ho fatto. La Coppa mi chiamava, mi diceva: “vieni a prendermi ora che puoi farlo’. Non potevo non andarle vicino e non baciarla. L’ho accarezzata. Il sogno si era realizzato, il più importante della mia carriera”.

YA ESTA LA COPA’. “Nel post sui social ho scritto ‘Finalmente la Coppa’, inteso come il sogno che si è realizzato dopo tanto tempo. Ci sono state tante delusioni, tante sofferenze in questi anni con tante finali perse. Ho ricevuto molte critiche di tutti i tipi e anche la mia famiglia ne ha sofferto. Volevano mostrarsi tutti d’un pezzo, ma so che ne hanno sofferto. Erano critiche ingiuste sul mio conto, che andavano ben oltre il calcio. Questo mi ha dato fastidio. Ho chiuso il cerchio, abbiamo vinto la Copa América e la Coppa del Mondo. Questo è tutto”.

IL RIGORE DI GONZALO MONTIEL. “È difficile spiegare cosa ho provato in quel momento. Molte cose ti passano per la mente. Era davvero finita. Sulle parole che ho detto sul rigore di Montiel non ricordo bene, ma penso che stessi parlando con Dio, che aiutasse Montiel a segnare, che finisse quell’agonia, per non soffrire più. La finale? Non l’ho più rivista in tv. Highlight, giocate, festeggiamenti della gente, quello sì, ma la finale tutta intera ancora mi manca”.

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