La ‘prigionia’ di Maradona

La ‘prigionia’ di Maradona

Marzo 3, 2021 0 Di calcioargentino

Affiorano clamorose intercettazioni audio dei componenti dello staff di Diego. Quello che emerge è una mancanza totale di cura e assistenza al Diez più amato al mondo. Diego era abbandonato a sè stesso.

Fa male apprendere che certe situazioni sono davvero avvenute al campione più amato del calcio, colui che ha cambiato per sempre la storia argentina e quella del futbol mondiale. Eppure dagli audio emersi delle intercettazioni affiora un freddo sistema di assistenza al Diego, totalmente fuori controllo e al solo fine di mantenerlo in vita per interessi economici.

I protagonisti della vicenda sono i soliti noti. Matias Morla, avvocato del Diez e socio del marchio ‘Diego Maradona’; Leopoldo Luque medico personale; Maxi Pomargo, cognato di Luque, mente e factotum della situazione; Nico Taffarel, il fisioterapista e Charly Ibáñez, assistente di Diego e cognato di Victor Stinfale, avvocato amico e socio di Morla.

Gli audio in questione si riferiscono alla situazione quotidiana della gestione di Maradona, dal suo ricovero alla clinica Olivos in seguito a una caduta (ma ci arriveremo dopo), alla celebrazione del suo 60° compleanno nello stadio del Gimnasia, festeggiato dagli addetti ai lavori e per l’occasione dalle massime autorità del calcio argentino (Tapia e Tinelli).

Entriamo dunque nel terribile mondo di Morla e Luque, ovvero uno dei punti più bassi dell’etica e della dignità umana.

Diego Maradona sta per essere dimesso dalla clinica dopo l’intervento chirugico alla testa per l’asportazione di un coagulo cerebrale. Ecco il dialogo telefonico tra Pomargo e Luque.

Pomargo: “Bisogna assolutamente che le figlie non lo portino a casa, non bisogna che vada con loro. E’ Fondamentale. che la dimissione avvenga almeno mercoledì o venerdì perché così riesco a prendere la casa (la casa dove poi morì). Mi raccomando, non bisogna che Gianinna (figlia) non riesca portarlo via. Mi raccomando. Se va da Gianinna, lo perdiamo “.

Luque: “Ok”.

Pomargo: “Perché il lavoro di tutti dipende da questo. Il lavoro di tante persone dipende da me. Non preoccuparti, se riusciamo a farcela ci sono soldi per tutti”.

Riesce in pieno il piano dell’entourage. Diego lo ‘riprendono in consegna’ e lo ‘accasano’ in un’abitazione nel barrio di Tigre, ma la pressione della famiglia è molto forte. Si prende allora una decisione ”coinvolgendo’ in prima persona proprio Maradona.

Morla parla a Diego: “Riguardo al casino che sta succedendo, Giannina sta insinuando che sei prigioniero e sei ubriaco tutto il giorno, come se fossi un burattino. Lo fa perché vuole difendere la madre nei processi. Quindi ho bisogno che tu faccia un video, sulla tua pagina, in cui dici che non sei imprigionato e che sei lì di tua spontanea volontà. Così bravo, se riesci a fare quel piccolo video li zittiremmo tutti. Dalma e Gianinna si stanno comportando male. E sto spiegando agli sponsor che stai bene. Del video non c’è fretta, quando stai bene lo fai così tutto il Paese lo vedrà. Dicono che sei ubriaco tutto il giorno, dicono che stai male quando invece stai bene.

Diego cade nel tranello e si presta per il video che fa il giro del mondo con Morla soddisfatto:

FARMACI, ALCOOL E MARIJUANA Diego, al contrario, è un prigioniero dei suoi vizi, con la complicità di chi gli sta vicino che gli allunga alcool, pasticche e marijuana. Questa è la conversazione shock tra il medico Luque e l’avvocato Morla:

Luque: “La prima cosa da fare è tagliargli i rifornimenti, idiota. Questo è il mio suggerimento. Apro il frigorifero e trovo un supermercato cinese per la quantità di alcol che c’è, mi capisci? Non deve averlo. Non deve avere tutte quelle cose, non so chi lo rifornisce. Deve essere interrotto il rifornimento. Non può avere accesso alle pillole, non so quante pillole ha, boludo. “

Morla: ” L’alcol e la marijuana lì dentro casa non so chi le compra, boludo, non mi dedico a quello, sono un avvocato. Non faccio gli acquisti di casa. E le pillole cosa vuoi che ti dica, non sono neanche un medico. Non so cosa dire. Sono un avvocato. Non sono suo padre, mi capisci? Non so come gestire questa situazione “.

Maradona alla deriva dunque, un mostro non collaborante, non autosufficiente e ingestibile dalla cricca. Quando probabilmente, sarebbe servito un pò più di amore e umanità. Ma ormai è tardi. Regna l’anarchia in casa a Tigre, dove ognuno lo gestisce come più gli piace.

Parla il fisioterapista Taffarel: “Te lo dico io, guarda come fa schifo. Si fa due bicchieri di Luigi Bosca (moscato). Il primo lo regge, ma poi svalvola col secondo. E dopo 5 birre Corona è al tappeto. ”

Luque: “Non glielo puoi impedire, se lo mettiamo in una clinica scapperà, non c’è soluzione, non riesco a trovare una soluzione”.

Difatti Diego fa abuso di alcool ed è un problema conosciuto anche dai suoi conoscenti. Ecco Mariano Israelit, uno degli amici di Maradona: “L’alcool in casa è stato gestito da Charly (Ibáñez). Senza che glielo chieda gli mette una Corona sul tavolo. Ovviamente, se dai una birra a qualcuno che è tossicodipendente, ci vuole cinque secondi per sbronzarlo.”

Conferma Pomargo in un’altra intercettazione: “Oggi dopo pranzo ha bevuto mezzo bicchiere. Dopo cena, mezzo bicchiere in più. Abbiamo finito di guardare il film, è andato a letto, ha preso le pillole per riposare, ha fumato un pò di erba e si è addormentato. La verità è che è davvero un lord inglese “.

Taffarel: “Il problema è che Charly non è controllato da nessuno. Gli dà le pillole due volte. Se Diego gli dice di dargli quattro pillole rosa e lui gliele dà senza battere ciglio.”

MARADONA LASCIA IL GIMNASIA - FATTORE CAMPO

Nessuna regola, psicofarmaci a caso e alcool a fiumi. Non è troppo difficile capire che el Diez ci sia rimasto ‘secco’ da un infarto.

Resterebbe da capire come Diego si è procurato quell’ematoma alla testa, poi asportato chirurgicamente. Da una intercettazione audio emerge la verità:

Luque: “Ieri quando ho parlato con Diego non so fosse più ubriaco tra me e lui. A un certo punto la discussione è degenerata e ci siamo urlati dietro di tutto, come in una rissa da ubriachi. Oggi mi sento davvero giù perché mi sono incazzato, mi sentivo come se lo aiutassi e lui mi insultava. Non ci ho più visto e gli volevo menare: “sei un poveraccio, pezzo di cretino, vecchio ciccione inutile, neanche le tue figlie ti parlano, sei poco più di un ragno.”

In quella circostanza Maradona è caduto sbattendo la testa, procurandosi un grande ematoma nella zona lombare.

Luque il giorno dopo: “Oggi l’ho afferrato e gli ho detto, ‘ascoltami, non puoi mescolare quelle cazzate, puoi morire. Tu ne saprai di calcio ma io so di medicina. Se mischi erba, alcol e pillole, muori “.

COMPLEANNO. E arriviamo all’ultima uscita pubblica in occasione del suo 60° compleanno allo Stadio del Bosque di La Plata.

E’ mattina e Luque chiama il fisioterapista Taffarel: “Dimmi che può parlare, idiota … Può parlare o no?”

Taffarel: “Sai come si è addormentato ieri? Non poteva nemmeno camminare, talmente ubriaco, che stupido. Sai che Matias (Pomargo) ha rotto i cogl…, Leo? In confidenza. Doveva svegliarlo alle 9 del mattino, lui e Víctor sono entrati nella stanza e volevano svegliarlo dopo che ieri sera hanno bevuto di tutto. E’ venuto e ha fatto casino alle 9 del mattino. E’ proprio uno stronzo “.

Luque: “E lui voleva andare? Non devono prenderlo così, che stronzi”

Taffarel: Sai cosa è successo? Matías mi ha detto ‘sei qui per alzarlo?’ E io: “Il ciccione non sta bene … “.

Luque: “Allora annullo tutto e gli dico che non va, punto.”

Taffarel: “Eh, ma oggi è il compleanno, non può essere limitato, può andare come vuole, è il compleanno, lasciagli fare quello che vuole. Allo stadio gli daranno un pezzo di carta, speriamo che riesca a dire due parole di fila, lascia perdere, è la gloria.”

Anche la sua ex compagna Veronica Ojeda c’era quella mattina a casa sua:

“Aveva molti abiti di diversi colori per scegliere quello giusto, un mese prima voleva prepararsi per quel giorno ma purtroppo la sera prima non siè regolato. Ma lui ha detto: “Devo andare, Ne ho bisogno per una foto per un giornale'”

Interviene anche Mario Baudry, l’avvocato responsabile del suo allontanamento dalla famiglia: “Diego non voleva andare, ma aveva firmato un contratto da 60.000 dollari per delle presenze”. Luque si aspettava che Diego facesse qualche palleggio in campo.”

Palleggio? E’ davvero un miracolo che non sia svenuto.

Questo è l’ambiente in cui Diego ha vissuto le ultime settimane della sua vita. In un covo di serpi e vipere. Bisognerebbe approfondire anche il rapporto della sua famiglia con lui, di abbandono totale e di menefreghismo in tutti questi anni. Ma questa purtroppo è un’altra dolorosa storia.


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