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Termina malissimo l’attesa andata della semifinale del River. Tre sonori sganassoni che impongono alla squadra di Gallardo l’impresa più folle nel ritorno in Brasile.

È stato un vero e proprio ammutinamento quello visto questa notte di fronte al generale Napoleón. La difesa, ma non solo quella ha ceduto di schianto dopo anni e anni di equilibrio certosino e matematico. Non ci si capacita al termine della partita come sia potuto veramente accadere, considerando il livello minimo richiesto per una semifinale della coppa più importante del Sudamerica. Blackout mentale. Questa la probabile spiegazione all’efferatezza a cui sono stati sottoposti i nostri occhi questa notte.

Prima Armani, il supereroe, l’emblema di affidabilità e sicurezza, soprattutto nelle ultime Libertadores, si trasformava in Re Magio e donava il vantaggio al Verdão con una folle uscita. Bravo anche Rony, intendiamoci, perche da quella posizione defilata non è mai semplice segnare. E vedere il River sotto di un gol a fine primo tempo, giocando in casa, sembrava un’eresia, una cosa di altri tempi, nefasti e ben lontani da quelli attuali, figuriamoci due minuti dopo l’inizio secondo tempo quando il Palmeiras allegramente raddoppiava: cosa sarà passato per la testa di Gallardo?

Dicevamo del colpo del ko. Il sicario Rojas si univa all’allegra Banda dei reietti facendosi saltare le cervella da Luis Adriano, prima umiliato come un ‘pibito’ nella ‘veronica’ sagace del brasiliano e poi incapace di contenerlo nella corsa. Parliamo di un 27enne che non riesce a star dietro un 34enne, cose, che il Muñeco ancora non aveva visto. E parliamo nello specifico di quel Rojas, che, essendosi lasciato scappare Tevez nel Superclasico appena sabato scorso, gli avevano rimproverato il mancato l’abbattimento preventivo dell’avversario. E dire che probabilmente in quel momento Martinez Quarta, -che non gioca mai- stava soffrendo guardando gli ex compagni. Uno come lui, adesso, servirebbe come il pane.

Colpa solo della difesa? In parte, perché ci pensava bene Carrascal a farsi giustizia da solo, reagendo male e spropositatamente ad un innocuo fallo a centrocampo e chiudendo di fatto la gara. No, Gallardo non si aspettava niente del genere, tantomeno un tradimento di queste proporzioni dai suoi ragazzi, considerando, che -addirittura- pochi minuti dopo, arrivava anche lo 0-3 su palla da fermo, a difesa impietrita. Davanti, la situazione non migliorava affatto, con il tridente con le polveri bagnate, incapace di segnare anche a porta vuota. Un papelón histórico in una semifinale continentale, niente di meno.

E ora? Si chiederà qualcuno, con la speranza che davvero qualche anima pia possa rispondere a questa domanda retorica. Ora bisognerà fare (almeno) 3 gol in trasferta, in Brasile e con la certezza che neanche basterebbe. E soprattutto tenendo conto della difesa in questione. Fine di un ciclo? Forse, ma, per un atto di pietà, aspettiamo prima che arbitro fischi. Con Gallardo che a fine gara non molla: “Abbiamo bisogno di una notte epica in Brasile.”


calcioargentino.it

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