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Altra intervista di elevato spessore emotivo quella di ESPN Argentina, realizzata al ‘tano’ Daniele De Rossi. Che tra nostalgie argentine e programmi futuri, fa di nuovo emozionare.

Mi manca il Boca ma devo stare attento a dirlo perché ci sono molte persone a cui manca. Ho adorato tutto ciò che ho fatto lì, la mia famiglia si è trovata benissimo e solo il fatto che non possiamo tornare a salutare gli amici mi dà molto fastidio. Mi manca l’Argentina. È stata un’esperienza indimenticabile, ma ci sono momenti in cui bisogna scegliere. Ci sono momenti per il calcio e la famiglia. La famiglia è tutto, soprattutto in questo momento. Ho dovuto scegliere di tornare a casa.”

È un De Rossi consapevole di quello che avrebbe trovato. “Sono andato lì sapendo cos’era il Boca, ma le cose semplici mi hanno spiazzato. Non sono rimasto sorpreso dal tifo, però si, mi sono innamorato della Bombonera vedendola dalla panchina. Sempre ti incitavano, nella ‘malas en las buenas suerte‘. Nello stadio non ho mai sentito un tifoso fischiare o fischiare a un giocatore. Il punto più alto della purezza del tifo è stata la sconfitta contro il River. Terminata la partita, dopo appena un minuto le persone piangevano e cantavano. Indimenticabile.”

“In quel periodo mi offrirono di continuare nel club, concedendomi ancora qualche mese, conosco bene l’importanza di Román Riquelme, Bermudez, Cascini e del Presidente Ameal. Ho spiegato tutto ai miei compagni, loro mi hanno sempre aiutato e mi hanno detto cose che non posso dire al di fuori dello spogliatoio. Hanno capito la mia posizione. Ho avuto 2 chiaccherate non molto lunghe con Román, mi sembrava che le opinioni sul calcio che avevamo non fossero le stesse, ma molto simili. Pensavo che avrei fatto un ottimo lavoro. Lui e lo staff tecnico mi hanno lasciato una buona impressione. Mi manca tanto il Boca.”

“Penso che la cosa che più mi ha penalizzato sia stata quella di arrivare al Boca senza preparazione. Pensavo di poter fare una super sfida, come quando avevo 25-28 anni. Mi sono allenato molto, ho dato tutto negli allenamenti ma mi sono infortunato, tornando, probabilmente, troppo presto in campo. Mi è costato parecchio. Mi sono goduto ogni minuto del Boca soprattutto fuori dal campo, poichè penso di non aver dato in campo quello che pensavo di dare, quel contributo che pensavo di lasciare.”

“Nei miei primi allenamenti sembravo mezzo tonto, mi rubavano la palla in continuazione. Dovevo capire i tempi, i secondi necessari per tenere la palla, ma se non lo capisci a 36 anni, forse meglio finire mesi prima. Qui in Italia gioco a paddle con i vecchi di 70 anni e poi mi strappo. E’ un continuo. E’ sempre quel problema muscolare al gemello. Non mi sono preso cura come avrei dovuto, volevo giocare le partite importanti. “

“Pensavo l’Argentina fosse molto più indietro nel calcio, sia tatticamente che tecnicamente, così come i terreni, gli stadi. Invece ho trovato un ambiente e un calcio molto dignitoso. Noi qui in Italia abbiamo stadi che stanno cadendo a pezzi e squadre che non si possono guardare per quanto sono disgustose.”

“Adesso sono qui a Roma e non mi sono mai mosso. Volevo tornare in Argentina, studiare qualche allenatore in Europa ma non potevo muovermi da casa. Adesso la situazione è quella che c’è. Alterniamo giorni di zona rossa, zona arancione e proviamo a tornare alla vita normale. Avevo bisogno di passare del tempo con la mia famiglia. Questa quarantena mi ha aiutato, non mentirò dicendo che a volte bisogna rompersi le scatole e rimanere a casa.”

“Parlo ogni settimana con Tevez e ieri mi sono congratulato con lui. Parlo molto anche con Soldano, Izquierdoz, Goltz. Mi messaggio con Salvio, Licha Lopez, è tutto così naturale come quando parlo con i miei compagni di Roma. Sono sorpreso dal livello di Tevez, è simile a quello che aveva qualche tempo fa. Certo, magari prima era più veloce, più forte, ma la qualità non scompare. Ha riguadagnato fisicamente la sua forma top. I giocatori che mi incantano sono Seba Villa ed ‘el Changuito’ Zeballos. Oltre che a Bebelo, ora negli Usa.”

“Non pensavo di vincere il titolo (Di Primera) perché il River si era sempre dimostrato una grande squadra, non avrei mai pensato che avrebbe perso tutto quel vantaggio, ma avevo grande fiducia del Boca. Seguo molto la squadra in tv in Libertadores e vedo la Copa Maradona su Instagram in un account chiamato ‘Boca en vivo’ , l’unico modo per vedere il superclasico. (quanto ti capiamo Daniè). L’ho visto a letto con il cellulare. Il fallaccio di Campuzano a me sarà capitato 20 volte in vita mia; non giudico il giocatore. Era il suo primo clasico e potrebbe essere stata una mancanza di esperienza. Nonostante questo, il rosso era il colore giusto. Ha sbagliato, ma le critiche delle persone non sono corrette. Penso che senza l’espulsione di Enzo Pérez il Boca avrebbe perso perché il River aveva una gestione più evidente della palla. Ma poi in 10 contro 10 siamo saliti di qualche metro e con l’invenzione straordinaria di Carlitos ce l’abbiamo fatta.”

Mi piacerebbe fare l’allenatore al Boca, ma una volta ho parlato col Flaco Schiavi a Milano e mi ha detto di aspettarlo con altri 5-6 giocatori più giovani di me (ride). Sono maggiorenne e posso aspettare. Per adesso è solamente un desiderio, ora è una stronzata parlarne dato che non ho le carte per allenare. Ho iniziato il corso e lo seguo tramite zoom con il PC, credo che a fine febbraio torneremo a Firenze ma non sappiamo che succederà. Se non era per la pandemia probabilmente ero già allenatore, ora spero che fra tre mesi possa essere abilitato. Penso che Gallardo possa fare in Europa quello che sta facendo al River, adoro come fa giocare le sue squadre. Non credo sia molto diverso dirigere giocatori europei o sudamericani. Giochi 11 contro 11 e la palla è la stessa.”

“Parlo con Nico Burdisso ogni settimana. È venuto a Roma e una sera l’ho invitato a casa mia, è più che un compagno e un direttore sportivo. È un uomo tutto d’un pezzo, mi piace sempre condividere del tempo con lui perché puoi sempre imparare qualcosa. Nico è un professore di tutto.”

“Sulla morte di Maradona all’inizio pensavo che fosse uno scoop scandalistico dei media. Non avevo voglia di vedere la tv perché pensavo che fosse qualcosa di organizzato dietro al suo nome. Ero qui, in questo stesso posto quando mi hanno chiamato dicendomi che Maradona era morto.. Ancora non ci credo. Continuo a pensare che non sia morto, che sia un mito. Diego è stato una persona così speciale per la sua vita calcistica, per il modo in cui trattava le persone quando parlava. Quando sono arrivato in Argentina e mi dicevano che lui voleva incontrarmi pensavo fosse uno scherzo. Poi ci sono andato veramente a casa sua e non volevo più andarmene. O fingeva molto bene o era la verità era che voleva incontrarmi, per parlarmi del suo Paese, del Boca che lui amava molto. È stato un pomeriggio incredibile, perché gli ho parlato come parlo con persone normali, a tu per tu. Lui pensava di essere una persona normale, ma non lo era affatto.”

“Ho condiviso lo spogliatoio per molti anni con gli argentini: i miei primi insegnanti mi hanno insegnato cose…che ora non posso dire: Nico Burdisso, Batistuta. I verbi, mettendo insieme una frase gli ho imparati a scuola in Argentina, ma conoscevo già le parolacce.”

“Gli allenatori dovrebbero sempre insegnarti qualcosa. Luis Enrique mi ha insegnato a gestire il gruppo, a rispettare l’allenatore e i compagni, a gestire la palla in campo e avevo già 29 o 30 anni. Poi ho passato anni con Spalletti e Conte: fenomeni in panchina. Tutti mi hanno lasciato cose importanti, alcuni, cose che tengo solo per me. Dobbiamo imparare dagli errori degli altri, da noi stessi. Quello che mi ha fatto innamorare in campo è stato Luis Enrique. Un semplice trainer come persona ma con un codice d’onore. “

“L’idea che i romani hanno di Carlos Bianchi non è la stessa che hanno i bosteros. Lui ha avuto problemi con Totti e alla Roma, questo ti condanna. Francesco è un Dio per noi, come Roman o Diego in Argentina. Al di là dei risultati, il rapporto con Totti ha pesato molto sulla sua avventura italiana. Ma ho un grande rispetto per mister Bianchi.”

E dulcis in fundo Osvaldo. “Mi piace come suona Osvaldo. (ride). Mi ha invitato ai suoi concerti e mi ha detto ‘qui nessuno ti conosce‘. Lui è un pò strano. Un giorno beve e ti abbraccia fino alle 4 del mattino e il giorno dopo non ti parla e non ti ‘caga’ neanche morto (ride). Se mi piace Osvaldo come canta? Me gusta mas como juega…


calcioargentino.it

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