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La squadra di Scaloni si riprende e sfodera una grande prestazione contro il Perù a Lima, dove non vinceva da 16 anni. Ecco come il Dt ha trasformato la squadra.

I dati che subito risaltano agli occhi sono due: l’imbattibilità in tutto il 2020 e i 10 punti conquistati sui dodici a disposizione nelle eliminatorie. Con questi risultati Lionel Scaloni, criticato ultimamente per le prestazioni e per il suo incarico sempre estremamente complicato che ricopre, rafforza la sua posizione in sella alla panchina albiceleste. Pensare che vada tutto bene nella Seleccion però si farebbe peccato; il gioco dell’Argentina va e viene, soprattutto nei primi tempi, ma si intravede da ieri un cambio di rotta, o almeno siamo talmente ottusi da sperarlo. In Perù si è vista forse la miglior versione della squadra in quest’anno, con un movimenti senza palla e sincronismi raramente mai visti prima. E’ questa la speranza più grande, vedere quell’idea di gioco che Scaloni più volte menziona nelle sue conferenze stampa.

La scelta di convocare Nico Gonzalez in nazionale era stata accolta dalla collettività con tante perplessità. Sostituire uno come Acuña a centrocampo con una mezza punta sinistra aveva fatto molto discutere. Giorni e giorni di dibattiti, sondaggi e trasmissioni sportive avevano tenuto compagnia agli sportivi argentini nei giorni antecedenti alla sfida col Paraguay, ma Scaloni incassava e rilanciava, ponendo titolare proprio Nico, risultante poi protagonista e determinante nel bellissimo gol del pareggio. Lo Celso, poi, tornava alla ribalta dopo il traumatico infortunio a Exequiel Palacios, riprendendosi quella nazionale sfuggitagli di mano negli ultimi tempi. Le scelte di Scaloni dunque producevano risultati, ponendo il primo peso a suo favore sulla bilancia della -sempre difficile e complicata- critica argentina.

DIFFICOLTA’ La mancanza di gioco è l’accusa che più viene mossa all’allenatore, oltre ai blackout totali dei primi tempi, spesso avulsi e apatici. E’ l’atteggiamento troppo rilassato e compassato che più dà fastidio, l’Argentina scende in campo molle, in attesa, non appare aggressiva e non cerca di rubare il pallone. Tattica calcolata in questo periodo di Covid per averne di più nel finale? La cabina di regia spesso va in corto con Paredes, in mancanza di movimenti senza palla dei compagni, impossibilitato a verticalizzare. Ci vuole sempre la giocata individuale per ovviare il problema. Questo è stato fino al primo tempo contro il Paraguay. Poi qualcosa è scattato.

RISURREZIONE. Nella ripresa l’Argentina si riversava in attacco, disordinatamente forse, ma finalmente con la garra giusta che ci si attende dalla Seleccion Argentina, ora sì propositiva e diversa rispetto ai 45′ precedenti. Contro il Perù si notava finalmente l’atteggiamento giusto dal 1′, con un ordine tattico da applausi. Una squadra raccolta, corta, sempre atta al fraseggio di prima in spazi stretti, soprattutto nella fascia sinistra dove Tagliafico, Lo Celso e Nico Gonzalez si trovavano a meraviglia nelle transizioni positive, creando continui triangoli di passaggio. Il 4-3-3 dell’inizio, si trasformava in un 3-6-1 in fase di prima impostazione, con Paredes che arretrava fino ai centrali Otamendi e Martinez Quarta e con i terzini Tagliafico e Montiel in attesa di affondare sulle fascie di competenza. Si creava così una superiorità numerica con Messi, Lo Celso, De Paul e Nico Gonzalez sulla linea del centrocampo, oltre che sopracitati laterali. Quando si giocava al centro, Paredes prendeva la regia cercando di rompere le linee con la verticalizzazione verso Messi o Lautaro. Lio eseguiva movimenti continui tra la trequarti e il centrocampo -e viceversa- in cerca di liberare lo spazio. Situazioni tattiche viste sporadicamente, non certo così sistematiche come quelle apprezzate a Lima.

Bisognerà allora ripartire da qui, da questi progressi, da questo gruppo, dando magari più fiducia all’allenatore, che, nonostante abbia giocato solo 4 gare in nazionale come dice di lui Maradona, sta compiendo al meglio il complicato mestiere del Dt della Seleccion Argentina, uno dei lavori più difficili nel mondo calcistico mondiale.


calcioargentino.it

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