Il Cuore argentino di Carlo Pizzigoni – 2^ parte

Il Cuore argentino di Carlo Pizzigoni – 2^ parte

Novembre 20, 2020 1 Di calcioargentino

Continua la nostra bella chiaccherata a tu per tu con Carlo Pizzigoni. In questa seconda parte trattiamo altri argomenti interessanti: giovani talenti, Seleccion, Gallardo, Bielsa, Libertadores, De Rossi e.. Messi.

Carlo, siamo arrivati al momento dei consigli per gli acquisti. Quali sono i tuoi 5 talenti argentini pronti per l’Europa?

Mah, i nomi sono sempre gli stessi. Thiago Almada, Julián Alvarez.. Però quello che secondo me è più importante è il percorso. Sono molto curioso di vedere ad esempio il talento di assoluta prospettiva, secondo me, di uno come Bruno Amione al Verona. Un classe 2002 come lui che così giovane abbandona l’Argentina per arrivare in Italia, per allenarsi con metodi diversi, con una cultura diversa..mi incuriosisce vedere questo tipo di percorso. Come magari poter ammirare un Thiago Almada, che ne so, all’Ajax per dire. Però non è semplice, perché il percorso di formazione oramai è constantemente interrotto e ripreso. C’è chi si trova subito molto bene arrivando in Europa o in Italia e chi subisce qualche freno. È difficile dunque dare dei consigli perché bisognerebbe conoscere bene chi ci si trova davanti, e dalla parte del ragazzo, comprendere, riconoscere e saper assorbire il trauma del passaggio nella nuova realtà. Non è detto che tutto ciò sia asintomatico e indolore, potrebbe volerci un anno in più per l’adattamento.

Lautaro che era un ragazzo già affermato in Argentina, ha comunque fatto un anno di apprendistato quando è arrivato all’Inter, e parliamo di un giocatore di elevato valore. Il talento in Argentina c’è da sempre, basta guardare anche solamente il mondiale under 20, quanti ne hanno vinti e quanti ne hanno giocati da protagonisti. Anche la generazione di Lautaro, quella del ‘97, non ha prodotto tantissimo, però ci sono punte elevate di buonissimi giocatori, mi viene in mente ad esempio Ascacibar. In generale la produzione di talento è sempre elevata e mi sembra che le nuove generazioni lo certifichino, come possiamo vedere anche con l’under 17 di Aimar. C’è del buonissimo talento con picchi clamorosi, come ad esempio gli ‘88 e ‘87 e anche prima. Esiste una base costante in Argentina e nonostante le continue critiche alla formazione, il talento è fuori da ogni logica rispetto a tante altre realtà. Se dovessi fare un altro nome, magari un po’ fuori dai radar, mi verrebbe da ‘consigliare’ Mati Palacios del San Lorenzo. In definitiva direi che in Argentina dove si pesca, si pesca bene.

Ci agganciamo allora alla tua risposta per addentrarci in un terreno minato, di mille discussioni: la Selección Argentina. Campioni di ogni tipo hanno vestito la camiseta albiceleste ma l’ultimo trofeo vinto è stato nel 1993. Qual’è il tuo pensiero a riguardo?

È un discorso vecchio e stravecchio. L’Argentina arriva da finali di copa America perse ai rigori, da supplementari nella finalissima mondiale, parliamo di una squadra ultra competitiva con una rosa molto forte, soprattutto negli ultimi anni. Gli è mancato davvero pochissimo ma purtroppo tante volte, in una partita secca contro squadre molto forti come Cile e Germania, si può anche perdere. Tanto più ai rigori e ai supplementari. Non ne farei un caso, anzi cercherei di smontarlo dicendo che l’Argentina è quel gruppo e quella generazione magica che è arrivata davvero a pochissimo per vincere tantissimo. Poi c’è quel famoso discorso legato a Messi, secondo cui Leo non fa la differenza nelle partite importanti. Nemmeno Maradona ha mai segnato un gol nelle finali mondiali, se davvero bisogna fare questi discorsi che lasciano il tempo che trovano, allora meglio lasciar perdere.

Capitolo Gallardo. È ormai assodato da parecchi anni che Marcelo Gallardo sia il miglior allenatore del Sudamerica, per i risultati, per il carisma, per la valorizzazione vivaio ecc. Guardiola dice di lui:“Mi stupisco ogni volta di non trovarlo nei primi tre migliori allenatori al mondo, per i risultati ottenuti”. Sembra ormai sia una questione di tempo lo sbarco in Europa. Se davvero ciò avvenisse, in che tipo di club lo vedresti meglio?

Il mondo del calcio va in una certa direzione. I club quelli veri guardano al futuro e un tecnico come Gallardo è già nel futuro. Di conseguenza va bene a qualsiasi livello. È uno dei 5 tecnici che hanno più impatto nel mondo del calcio ed è naturale che io aspetto per lui una panchina di una grande squadra. Potrebbe essere anche in Francia, nel PSG dove ha giocato e dove ha una casa a Parigi -e dove conosco anche chi la gestisce-. Starebbe comodo a Parigi, ma potrebbe andare anche in Spagna o l’Inghilterra, anche se.. sarebbe molto bello vederlo in Italia, naturalmente.

L’Inghilterra probabilmente starà rivalutando le proprie convinzioni argentine dopo l’avvento di Marcelo Bielsa alla guida del Leeds. Un gusto per gli amanti del fútbol in generale e per gli esigenti palati della Premier. Ma cos’è che più colpisce del Loco?

Lui è un grande studioso del calcio, una grande persona a livello etico e morale. Non c’è nessuno a quel tipo di livello e tutti riconoscono questo tipo di personalità e questa passione. La cosa che più mi colpisce, partendo da queste basi, è che lui in conferenza stampa non sbaglia mai una parola, è veramente guidato dagli dei del calcio. Sembra un profeta e fa totalmente il bene nel calcio anche solo per come parla, aldilà delle sue squadre. Tra l’altro, quest’anno penso che abbia tra le mani la squadra più scarsa che abbia mai allenato dal punto di vista tecnico, ma i giocatori, dimostrano un grande coraggio e una totale fiducia nel Loco che li ha portati in Premier. Stiamo parlando di una squadra totalmente di livello inferiore rispetto agli altri team di Premier League.. però quel coraggio e quella fede li vedi, ed è commovente. Non lo so se Bielsa prima o poi arriverà in Italia, anche perché comincia ad avere una certa età. Vedremo, del Loco comunque c’è solamente da osservare e imparare.

Come viene visto Marcelo Bielsa a Rosario?

Il rispetto che Rosario ha per Bielsa vale anche i Canallas, per il tifo gialloblu del Rosario Central (Bielsa è del Newells, accerrimi rivali ndr). L’ha detto recentemente, mi pare, anche Kily Gonzalez (Leggenda del Central, ora allenatore ndr), lui, che comunque ha fatto tanto con Bielsa in nazionale, mi raccontava che pur essendo dall’altra parte di Rosario e subendo le numerose umiliazioni di quando El Loco era allenatore del Newells, lo rispettava come uomo e come allenatore. E lo sappiamo bene quanta fatica si fa a dare rispetto a un avversario nella città di Rosario. Mi ricordo questo aneddoto di Juan Villoro, il famoso scrittore messicano, che un giorno va a vedere Boca – River, perchè.. beh, perchè Boca-River bisogna vederla almeno una volta nella vita. Terminata la partita esce dalla Bombonera per tornare in Messico, Paese dove la rivalità non è vissuta in un modo così profondo. Succede che sale sul taxi -l’ha raccontato più volte Villoro e tra l’altro a me piace molto di come scrive di calcio- e parla col tassista dicendo “C’è molta rivalità tra Boca e River”. Il tassista lo guarda e dice: “Noo, noi di Rosario ci odiamo di più”.. E a Villoro colpì il fatto che lui era orgoglioso di questa cosa..

Ti dico, quando ho fatto con Buffa lo speciale sulla città di Rosario in tre puntate -che secondo me è una delle cose più belle che abbiamo fatto insieme-, mi ricordo che stavo cercando la casa di Bielsa dove era cresciuto e avevo solo un paio di indicazioni della città. A un certo punto arrivo in zona ma non mi quadravano delle cose, così vedo un ufficio postale e ci entro dentro. “Scusi, guardi, io sto cercando la casa dove abitava la famiglia di Marcelo Bielsa, se conosce..” dico a un tipo dentro all’ufficio. Lui mi scruta e mi risponde: “Ah bè, io sono del Central ..però per Bielsa ti aiuto” mi hai risposto. C’erano delle code di persone alla posta e lui.. me le fa oltrepassare e mi porta dentro gli uffici. “Ecco, ecco el pecho frio” dice a un suo collega, “Digli un po’ dove abitava Bielsa in questo quartiere che io non lo so”. E quest’ultimo mi spiega un pò la strada e poi mi racconta: “Io ho avuto il grande onore di incontrare un paio di volte per strada Marcelo, spero che anche tu riuscirai ad avere questo privilegio.” Eh insomma, diciamo che c’è una completa venerazione da parte dei tifosi del Newells per tutto quello che el loco ha fatto, per l’affetto che ancora mantiene, quando, in ogni circostanza in cui può parlare del Newells lo celebra come istituzione. Ha pure dato aiuti anche economici, no? Eh, Bielsa.

Marcelo Bielsa e Bilbao si sono tanto amati | Contrasti

Sono stato anche allo stadio ‘Marcelo Bielsa‘, al Coloso Del Parque (stadio Newells ndr) e tra l’altro quando ci andammo per fare una registrazione all’interno, era un momento -non che adesso sia molto migliore- molto delicato del club dal punto di vista economico. Se non ricordo male era appena andato via Sensini come direttore tecnico della squadra. L’ambiente Newells era molto depresso, al contrario di quello del Central. Quando sono andato io c’era el Chacho Coudet che stava facendo bene, anche in Libertadores, si viveva di entusiasmo dall’altra sponda del Paranà. Andiamo quindi con Buffa per la registrazione, entriamo al Coloso del Parque e vado io a parlare per il lasciapassare. “Guardi, io avrei un appuntamento e dovremmo entrare per girare delle scene”.. Lui mi guarda e dice “Si, si non c’è problema, entrate di qua”. Appena entro lui mi guarda malissimo, e dico “Forse non dovevo entrare, non lo so, avevate detto di passare..” quando all’improvviso fa un cenno alle mie scarpe. Senza accorgemene stavo indossando delle scarpe giallo e blu, blu con delle righe gialle.. E’ stato un mio errore ma lui subito l’ha notato… proprio perchè loro hanno il mirino per queste cose.

Quest’anno la Libertadores è stravolta, come tutte le altre competizioni a causa del Covid. Tra variabili impazzite come rose stravolte, rischi contagi e assenza di pubblico, come le vedi le squadre argentine? Ci potrebbe essere la sorpresa di qualche squadra rivelazione, ad esempio l’Independiente del Valle?

È una manifestazione diversa dalla Champions per mille motivi, anche solo quelli a livello logistico incideranno molto. Solamente nelle trasferte da affrontare in periodo di Covid, si alza tantissimo il livello, non dico della casualità, ma delle variabili che possono interferire. È una manifestazione molto complicata come riti di forma, situazioni particolari e ambiente ostile. Inciderà molto l’aspetto ambientale perchè il continente e il sub continente offrono situazioni climatiche talmente differenti tra loro che le variabili in periodo di Covid aumenteranno a dismisura. Se poi il River deve vendere Martinez Quarta e perde anche Quintero, allora diventa una squadra totalmente differente. Si dovrà inventare qualcosa Gallardo, perche il River è comunque una squadra che devi sempre battere. Vedremo che impatto avrà. Il Racing secondo me, non penso potrà andare molto avanti, considerando anche il sorteggio sfortunato. Guardando la rosa a disposizione del Flamengo si capisce che è nettamente superiore all’Academia. Certo, tutto può accadere nel calcio ma mi pare che il pronostico sia abbastanza chiaro.

Dispiace molto per la partenza di Zaracho, soprattutto per quel suo bellissimo pianto alla vittoria del campionato. Ti ricordi quando arrivava dalle giovanili dell’Academia, i suoi viaggi da giovane assieme alla prima squadra? Sono quelle le cose che fanno emozionare per il legame che c’è tra il club e i giocatori, anche se in Argentina tutti sanno che quando c’è un po’ di talento, il destino è quello di andarsene. Magari un giorno tornare o rimanere come tutti dicono, tifosi, cosa che sicuramente Matias sarà. Oggi come oggi pesa molto la sua dipartita perché il Racing appare ancor più in difficoltà dal punto di vista tecnico. Ma con o senza Zaracho, il Flamengo è superiore.

Se quebró! La cruda y dolorosa confesión de Zaracho antes de partir a  Brasil que hizo llorar a todo Racing - El Intransigente

È una Libertadores con incroci molto interessanti, anche se l’Internacional ha perso il suo allenatore carismatico. El Chacho Coudet se ne è andato in Europa, sono curioso di vederlo all’opera e ovviamento faccio il tifo per lui. Sia al Central, ma soprattutto al Racing e dopo all’Inter de Porto Alegre el Chacho si è distinto. E’ un tecnico che sicuramente merita di essere seguito perchè è anche un personaggio, quindi, facciamo il tifo per lui.

Il Boca è certamente una delle favorite, l’Independiente del Valle potrebbe essere una sorpresa ma è troppo presto per indicare qualcosa, proprio per le variabili che ti dicevo. Non esiste fare un pronostico sulla Libertadores a questo punto ed è per questo che ha un fascino unico, perché la possono vincere in tanti. Gustiamocela.

Un anno fa di questi tempi Daniele De Rossi era un giocatore del Boca. Sei riuscito a contattarlo in quel periodo? Se sì, ci puoi dire qualche suo gustoso aneddoto? Secondo te cosa lo ha colpito di più nella breve ma intensa esperienza argentina?

Ma guarda, l’ho sentito prima, durante e dopo, essendo io molto spesso con Lele Adani e avendo fatto quello speciale su di lui -secondo me molto bello-. L’ho conosciuto in quella conversazione tra Lele e Daniele, sentendolo poi molte volte prima di partire. E’ stato Adani in anteprima a dare quella notizia quando ha detto che avrebbero giocato il Superclasico contro, con De Rossi sul campo e Adani idealmente in tribuna, per quella passione di Lele per il River. Daniele è stato veramente rapìto da quel tipo di esperienza. In altre interviste aveva detto che voleva continuare ma per una serie di circostanze ha dovuto bruscamente interrompere, ascoltando probabilmente anche il suo corpo che gli aveva detto basta. Certamente è stata una cosa che lo ha toccato profondamente. Già nei primi giorni raccontava che girava col suo navigatore tranquillamente da solo per Buenos Aires, ad allenarsi. Una cosa che lo ha colpito molto è il modo di sentire il calcio degli argentini, in particolare dei tifosi del Boca e secondo me, una cosa bella è che la sua ultima partita l’ha giocata in un tempio assoluto come el Gigante de Arroyito, che per me è lo stadio con più impatto da parte della tifoseria. Certo, c’è la magia della Bombonera, anche per come è costruita, ma la tifoseria del Central rimane davvero unica.

Questa estate si è parlato moltissimo del caso Messi, sulla sua volontà (o almeno presunta) di andarsene. Secondo te è stato architettato tutto per rendere pubbliche le negligenze della dirigenza Barça o davvero Leo se ne voleva andare da Guardiola?

Onestamente te lo dico, ne ho sentite tante anche attraverso contatti interni al club che ho al Barcellona, ma una partenza di Messi non l’ho mai voluta credere, non tanto perché non ci fossero le condizioni, ma proprio perchè non riesco a concepire Leo in un’altra squadra. Sembra che gli dei che gestiscono il calcio non possano permettere che Messi se ne vada. Detto questo, certamente la dirigenza di Bartomeu ha fatto parecchia confusione negli ultimi anni, si è posta male da tanti punti di vista e lo dico anche conoscendo un po’ chi ci lavora dentro, che queste insofferenze me le riferiscono da tempo. E’ doloroso per quelli che lavorano lì, che sono innamorati del club e non lo fanno solo come lavoro, che denunciano da tempo la mala gestione di tutto il Barca, non solamente della prima squadra. E’ quindi necessario una svolta e certamente Messi è uno che detta condizioni. E’ inevitabile che il miglior giocatore del mondo e forse il miglior giocatore della storia del calcio conti più di un singolo dirigente della giunta direttiva del Barca. Mi sembra corretto che sia così e sono d’accordo con Piqué quanto dice che lo stadio del Barca un giorno dovrà prendere il nome di Messi, perchè probabilmente è il miglior giocatore della storia. Può darsi quindi che tramite il padre, Leo abbia in qualche modo fatto enormi pressioni.

Detto ciò, mi sembra che il nuovo Barcellona abbia trovato, quantomeno, un’idea di ripartenza con Koeman. Può piacere o non piacere ma dopo l’esperienza del Feyenoord è cresciuto parecchio e si è meritato la chiamata del club catalano. E anche le cessioni di Vidal e Suarez, che rimangono due grandissimi, grandissimi giocatori, hanno in qualche modo fatto chiarezza in questo momento di ricostruzione, tornando a inserire in squadra, come tanti reclamavano da tempo, giocatori della cantera. Ansu Fati che fa il titolare è un qualcosa di meraviglioso. Tra l’altro, ti racconto che conobbi e vidi Ansu Fati dal vivo qui al torneo ‘Memorial Scirea’ a Cinisello Balsamo, e lo vidi tra l’altro giocare una partita enorme contro l‘Inter, segnando un gol che poi lui, in una maniera abbastanza simile, rifece a San Siro nei grandi a pochi anni di distanza. E’ un 2002 che giocava con i 2001..già impressionante da ragazzo, e devo dire che è stato emozionante rivederlo poi a San Siro giocare col Barca. Devo dire che è una bella emozione e soddisfazione vedere un po’ in anticipo i talenti.

2- continua


calcioargentino. it

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è cropped-cropped-filigrana-1-1.png