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Doppia vittoria per l’Argentina nelle prime due giornate di eliminatorie ai mondiali di Qatar 2022. Primi punti che valgono la testa della classifica, in coabitazione col Brasile.

Missione compiuta per l’Argentina che torna a casa dal doppio impegno delle eliminatorie col bottino pieno. Non era facile uscirne indenni, soprattutto dopo lo stop forzato di 7 mesi causato dalla pandemia. L’Argentina c’è, batte il colpo alle prime prove continentali non senza qualche ombra e affanno, ma era prevedibile data la precaria forma fisica e il riadattamento all’idea tattica di Scaloni. Il mister per adesso può sorridere pensando con più calma agli impegni futuri.

CONVOCAZIONI. Il Dt sceglie la strada della continuità con qualche eccezione, confermando la sua vena sperimentatrice. Rientrano in questa categoria alcune new entries che destano più di qualche sorpresa tra i tifosi e gli addetti ai lavori. Dopo la lista ‘large’ di 30 convocati della settimana scorsa, si arriva alla rosa di 28 elementi attraverso un’ulteriore scrematura.

ARGENTINA vs ECUADOR. La prima giornata vede il ritorno alla Bombonera di Messi e compagni, nell’impegno interno contro l’Ecuador dell’ex (di queste parti) Lechuga Alfaro. Scaloni usa il suo schema preferito, il 4-3-3, scegliendo come tridente Ocampos, Lautaro e Messi. A centrocampo la scelta ricade su Paredes, De Paul e Acuña mentre in difesa Tagliafico, Otamendi, Martinez Quarta e Montiel proteggono Armani titolare, nonostante le voci di corridoio che davano prima Emiliano Martinez e poi Andrada come custodi prescelti dell’arco. C’è da segnalare l’indisponibilità di alcuni giocatori quali Musso, Lo Celso, Kannemann, Foyth, Agüero e Dybala, che tra COVID, infortuni vari e indisposizioni fisiche non possono timbrare il cartellino alla convocazione. C’è molta attesa anche per la ‘prima’ in patria del capitano Leo Messi dopo le vicende turbolente nell’estate catalana.

Pronti, via e l’Argentina passa dopo appena 10 minuti. Intervento troppo deciso in area del difensore boliviano Estupinan su Ocampos e l’arbitro Tobar, dopo il consulto col VAR indica il dischetto; Messi non sbaglia e trasforma l’1-0. Rimarrà l’unica emozione -e tiro in porta- della partita dato che la squadra di casa non riesce a giocare un gioco decente. Tanto controllo della palla ma pericolosità zero. L’Ecuador si arrocca con cinque elementi in difesa pressando come dannati in fase di non possesso. Di conseguenza la manovra argentina appare lenta e macchinosa, non si riescono ad apprezzare tre passaggi di prima e le punte sono spesso e volentieri abbandonate al loro triste destino. La squadra si abbandona a un non gioco preoccupante, realizzando anche il record di retropassaggi al portiere. Paredes è inesistente, Acuña non sa se pestare i piedi a Tagliafico in fascia o fare il lavoro che non gli si addice: la mezzala. Di contro Ocampos risulta il migliore dei suoi con le sue sgroppate assieme a Otamendi e Martinez Quarta, che salvano più volte il risultato. Alla fine della partita di buono saranno solo i 3 punti, utili per affrontare la seconda e delicata partita contro la Bolivia a La Paz. Meglio che niente.

Scaloni nel post partita

BOLIVIA vs ARGENTINA. Giocare in altura non è mai semplice. E lo dimostrano i quattro recenti prececedenti: 1 vittoria (1-2, 2005), due sconfitte (6-1, 2009 e 2-0, 2017) e un pareggio (1-1, 2013). Vincere qui a 3.600 m, equivale a sbancare un casinò nonostante la limitata qualità tecnica della Bolivia. L’altura non fa sconti a nessuno, l’aria rarefatta per chi non abituato può davvero far brutti scherzi. Varie sono le teorie per adattare l’atleta a tale stress, come ricorda lo stesso Scaloni in conferenza pre partita: “Puoi parlare con tante persone che conoscono l’altitudine e ti racconteranno le stesse difficoltà, ma la verità è che non c’è una formula, se arrivare in altura un giorno prima, il giorno stesso o 2 giorni prima. Sarebbe necessario arrivare almeno 20 giorni prima per allenarsi e adattarsi al clima per cercare di avere una condizione fisica pari alla loro”.

È quello il rischio più grande. Ma Scaloni non cambia nè modulo nè giocatori, tranne Palacios al posto dell’indisponibile Acuña. E forse il cambio è un aiuto dal cielo dato che il neo giocatore del Leverkusen fa davvero un partitone. Come nei peggiori incubi ‘scaloniani’ la Bolivia appare aggressiva nelle prime battute del match con un 4-4-2 che impegna più volte la difesa argentina. Seguendo così il più scontato copione, al 24’ la Bolivia passa a condurre grazie a un’icornata perfetta del numero 9. E qui, non è in sè in vantaggio boliviano a non sorprendere, ma è il marcatore, Moreno Martins autentica bestia nera albiceleste. Lo troviamo nei tabellini come ‘castigatore’ ben 5 volte negli ultimi 10 anni e più precisamente nelle qualificazioni a Sudafrica 2010, Brasile 2014, Russia 2018 e Qatar 2022. Autentica nemesi.

La squadra argentina è evanescente, appare già stanca e demotivata, brutti segnali quando scocca appena il 30’ del primo tempo. All’improvviso però cambia il vento: Messi a dare segni di vita, svariando molto, non dando punti di riferimento, proponendo gioco, verticalizzando e dettando la giocata. C’è un sussulto d’orgoglio dopo il palo di Paredes ma è con il pareggio fortunato di carambola di Lautaro che l’Argentina rimette la partita nei binari giusti. Il secondo tempo è come non te l’aspetti. Nel senso che per il discorso fatto prima sull’altura la fatica a livello respiratorio dovrebbe essere già a livelli insostenibili. E invece la squadra inizia a giocare, praticando un pressing atto al recupero palla con conseguenti veloci ribaltamenti di fronte. Tutti danno il loro apporto, da Martinez Quarta -che si fa perdonare la dormita sul gol subito- a Palacios, che si fa apprezzare per la sua intelligenza tattica, a Messi, che -a parte una punizione orribile- dà il tormento alla difesa boliviana con assist precisi e sgroppate. Anche Ocampos e Correa lasciano il segno, soprattutto quest’ultimo, che dopo il suo ingresso in campo segna l’importantissimo gol del sorpasso. E poi c’è lui, Lautaro Martinez, il centravanti poliedrico sempre determinante. Oltre al gol possiede la lucidità mentale di mandare i compagni in rete, qualità probabilmente raffinata nell’inter con Lukaku. Il gol del pareggio non è questione di tecnica o di bravura ma è la giusta ricompensa al suo instinto killer di crederci sempre, di credere che il difensore o il portiere possano sbagliare traendone profitto. Una cinicità che fa ricordare tremendamente campioni del calibro di Hernán Crespo e Gabriel Batistuta.

Al fischio finale dell’arbitro è mini rissa tra boliviani e argentini, ma niente di che. Un classico in sudamerica, e ci vuole anche questo dopo tanti mesi di astinenza. È una sorta di segnale di ritorno alla vita. Sono tre punti che danno morale ed è un secondo tempo che fa ben sperare vedendo l’impegno speso e la volontà di lottare del gruppo. Il gioco senza dubbio deve essere migliorato -considerando anche la prima partita- , soprattutto nella velocità delle giocate e nella circolazione della palla. Ma effettivamente non era scontato terminare a punteggio pieno il doppio impegno eliminatorie. Scaloni avrà avuto le sue risposte e speriamo che farà tesoro per i prossimi impegni di novembre. Quello che forse dispiace è il mancato impiego di Alejandro Gómez. El Papu meritava forse qualche minuto con la camiseta.

Dopo i tanti mesi di astinenza finalmente si torna a giocare al futbol, in fondo è questa la più grande notizia.


calcioargentino.it

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