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Notizie sconvolgenti quelle che arrivano da Ezeiza. Doveva essere un ritiro blindato anti Covid-19 ma in realtà si è dimostrato un fallimento clamoroso.

La ‘bolla protettiva’ o burbuja sanitaria anticovid del ritiro Boca è scoppiata fragorosamente. Confermati addirittura 19 casi di COVID19 all’interno della squadra, 14 calciatori e 5 persone dello staff oltre che a semplici ospiti nell’hotel dove ospitava il club. Quello che doveva essere un luogo di protezione è diventato un focolaio incontrollato.

Il Dt Russo a metà pomeriggio, avvertito di quello che stava succedendo è tornato nella sua abitazione, essendo persona a rischio data la sua situazione sanitaria personale. Poi la notizia sconvolgente tramite comunicato ufficiale del club che gettava nello sconforto i tifosi: addirittura 19 contagiati. I giocatori presenti nel ritiro ora saranno isolati in quarantena in attesa di nuovo tampone, gli allenamenti saranno sospesi per le prossime 72 ore. Un colpo durissimo per il Club Atletico Boca Juniors, che mai nella sua storia si era trovato al centro di un focolaio.

Raccontati i fatti, rimane in piedi la domanda più importante: come è stato possibile che il Covid-19 abbia trovato terreno fertile in un luogo ‘sigillato’ e apparentemente studiato per essere sicuro?

Ecco la ricostruzione degli ultimi giorni. Il Boca Juniors entra nell’hotel hotel Howard Jonhson il 24 agosto, sede del ritiro per la preparazione alla Copa Libertadores. L’ordine della burbuja sanitaria è tassativo. Nessuno deve lasciare l’hotel e nessuno deve entrare. Tutti i giocatori e staff eseguono il test sierologico rapido il 24 agosto risultando tutti negativi. Il 26 altro giro di tamponi, incluso lo staff dell’hotel. Di nuovo tutti negativi. Durante la notte del 28 agosto si evidenziano tra i giocatori per la prima volta sintomi compatibili al Covid-19, tanto che il giorno dopo (29), si eseguono nuovi test sierologici di controllo. Questa volta vengono trovati alcuni casi positivi, di conseguenza il 30 agosto si rieseguono i tamponi di conferma che danno l’incredibile diagnosi: 19 positivi. Il numero di contagi certamente impressiona, ma è relativo essendo un ritiro. Quello che non torna è come il virus sia entrato nella ‘bolla’. Sappiamo che i calciatori, lo staff della squadra e dell’hotel, controllati, non sono mai usciti dalla struttura, ma al contempo non sappiamo nulla sugli ospiti dell’hotel, sui fornitori, autisti, corrieri, persone esterne della struttura, in contatto in qualche maniera con la stessa e contemporaneamente con la possibilità di ‘attingere’ all’esterno. Questa è la pista. Non somo stati considerati i dettagli più irrilevanti nella logistica extra plantel. È attraverso questa falla che che il virus è passato, non ci sono altre spiegazioni. Questa è l’ipotesi più concreta. Non è stato fatto adeguato filtro per le persone al di fuori dell’equipo.

La concentrazione sistematica di giocatori, dapprima usata come metodo di isolamento rispetto al mondo esterno, ha prodotto esattamente il risultato opposto. Un contagio massivo mai avvenuto prima d’ora in una squadra di calcio argentina. Se queste sono le prospettive per giocare al fútbol allora preferiamo fermarci e farne a meno. Il problema coronavirus in Argentina ancora è molto grave e non si risolve con l’uso della sola mascherina.

Ma non è ancora finita. Preoccupazione ulteriore deriva dal fatto che tutti i quattro portieri Xeneize (Andrada, Rossi, Garcia e Roffo) sarebbero positivi. Paradosso del paradosso. Se i contagiati non dovessero guarire in tempo e se la società lo riterrà opportuno si tornerà per forza a pescare sul mercato, per tentare, a questo punto, di giocare lo stesso in Paraguay. Parlando di breve periodo, l’amichevole col Tigre già programmata per sabato prossimo va inevitabilmente in stand-by.

Le priorità più grandi per il Boca sono altre, ma non possiamo chiudere gli occhi sui prossimi impegni calcistici. Istituzionalmente la società chiederà alla Conmebol di posticipare la partita contro il Libertad di Asunción in programma il 19 settembre, anche se da Luque indicano di leggere bene il regolamento. ‘Nel caso un club non possa presentarsi per disputare un incontro per la quantità insufficiente di atleti in condizione, perderà la partita’. La Conmebol inoltre, prevedendo difficoltà in tal senso ha allungato le liste giocatori fino ad un massimo di 40 giocatori.

Considerando che, quanto successo possa accadere a qualsiasi squadra e in qualunque momento della competizione, ci arrendiamo, avendo l’onestà intellettuale di renderci conto che questo non è calcio. Il problema coronavirus in America Latina è ancora molto serio e forse non è ancora il caso di creare nuovi focolai. Non ha senso giocare la Libertadores in condizioni più critiche rispetto a quelle europee. In definitiva la squadra che vincerà la Libertadores 2020 sarà quella più sana, con meno casi Covid in squadra. È davvero questo che vogliamo? Questo non è più fútbol, è qualcosa più grande di noi che in questo momento non riusciamo a sconfiggere, nonostante tutta la buona volontà.


calcioargentino.it

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