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La rottura dei legamenti crociati gli aveva spezzato ogni sogno. Martín Palermo era stato all’inferno ma piano piano ne era uscito.

Sei mesi di sofferenza senza toccare un pallone, forse era stato quello il dolore più grande per l’animal dell’area di rigore, quale el Titán era, ma all’indomani del ritorno dei quarti di finale di Copa Libertadores contro il River le sue condizioni fisiche erano un incognita. Nonostante tutto questo, era stato convocato da Bianchi.

Carlos in conferenza era stato claro: “L’idea è quella di far giocare Palermo per 15-20 minuti”, ma era un’idea talmente assurda che non era stata presa troppo in considerazione da nessuno, perchè il Loco non aveva giocato un minuto dopo il lungo intervento ai legamenti. Era in pratica impensabile poterlo rischiare in una partita del genere. Le dichiarazioni provenienti da la Boca non erano state minimamente considerate neanche dall’allenatore River, Gallego, che pensando a puerile pretattica aveva risposto così ironicamente: “Se mettono Palermo noi facciamo giocare Enzo Francescoli.” Sarcasmo ai massimi livelli, considerando che el Principe si era ritirato due anni prima.

Sembrava partita già scritta. L’andata al Monumental aveva detto 2-1 per la Banda e dopo i primi 45’ alla Bombonera la partita non si schiodava. Gara equilibrata con grandi campioni in campo, epoca d’oro per il futbol argentino. In campo si potevano aprezzare Saviola e Aimar da una parte, Riquelme e Palermo dall’altra, senza contare i vari Samuel, Burdisso, Schelotto e Delgado.

Regna la tensione in casa Boca. Il Xeneize deve assolutamente cambiare marcia se vuole minimamente avere qualche chanche di passare. E infatti è da qui che inizia la Locura. Al 59′ explota el Templo con il letale contragolpe di Riquelme. Palla al piede per el Mudo e gran passaggio al centro per il Chelo Delgado, che in qualche modo, dopo il mancato intervento di Yepes e Bonano, appoggia in rete. È l’1-0 e si andrebbe ai rigori, non essendoci ancora la regola del gol in trasferta. Ma El Diez è in giornata e si capisce dalla ‘confianza’ che ha col pallone, tipica dei suoi giorni migliori. Sarà la carta in più del Virrey.

Al 77′ la Bombonera va letteralmente in delirio. Non per il gol, no, quello avverrà dopo. Per l’ingresso dopo 143 giorni dell’idolo Martin Palermo. Un brivido sceso lungo la schiena al Gallego e ai 57.000 impazziti per il ritorno del Loco in campo. Nessuno del River aveva preso sul serio le parole di Bianchi, tanto che la mossa risulta talmente inaspettata che impietrisce letteralmente las Gallinas.

A 10’ dalla fine e sempre sull’1-0 il mediano Battaglia, un pibe di 19 anni, fa un numero pazzesco. Al vertice destro dell’area di rigore all’improvviso punta Pereyra, gli fa un tunnel a velocità supersonica, entra in area e viene messo giù da Trotta che lo abbatte in area, con colpevole ritardo. È Penal! L’ultimo Diez bacia la palla, la mette sul dischetto e gonfia la rete per il 3-2 complessivo che porta il Boca in semifinale. Explota la Bombonera che esulta per l’umiliazione data agli antichi rivali, assaporando pure la qualificazione. Diverrà famosa l’esultanza a canguro di Riquelme dietro la porta di Bonano che passerà alla storia. Tutti trattengono il respiro quando, sempre nell’esultanza, Roman salta sulla schiena di Palermo che lo sorregge per qualche passo..

Lo stadio si immobilizza per due secondi, ma Martin sta bene, il ginocchio è guarito ..si può continuare a respirare l’aria magica della Bombonera.

Román acquisisce ancor più autostima nei propri mezzi tanto che gli trasforma in pratica ogni suo pensiero. Addirittura umilia Yepes con un tunnel mai visto in Argentina e tanto più in un superclasico: carezza alla palla con la suola e poi a marcia indietro, caño clamoroso tra le gambe del difensore River. Apoteosi totale, giocata stratosferica che solo l’Ultimo Diez poteva inventarsi.

E il momento clou della serata deve ancora arrivare.

90’ e Riquelme vicino alla linea laterale giochicchia col pallone in attesa che scorrano i secondi. All’improvviso si sovrappone Battaglia (ancora lui) che riceve palla, entra in area, mette al centro un pallone sbagliato, arretrato, dove Palermo deve perdere almeno un tempo di gioco per recuperarla, sbagliando pure lo stop. Ma questa, è anche la sua serata, quella della resurrezione dopo il calvario appena trascorso. Stop, torna indietro, si gira, la ritocca e tira di sinistro per uno dei gol più urlati dai tifosi Boca. 3-0 e partita conclusa. È il celebre gol del muletazo, delle stampelle, e per di più al River, dove si abbatte la scura della vendetta dopo la sottostimata condizione del Loco. Martin è in trance, ma in una cosa resta lucido: va ad abbracciare Rubén Araguas, il fisioterapista che gli è stato vicino nel tempo del recupero fisico, vivendo con lui tutto il calvario della riabilitazione. È grazie a lui che el Titán è tornato. Lacrime.

Grande gol del redento Martin, certo, ma allo stesso tempo grave disattenzione della difesa del River. Palermo ha tutto il tempo di stopparla, indietreggiare, toccarla di nuovo, prendere la mira e segnare, con tre difensori a due metri da lui. Com’è potuto accadere? Araguas ha una sua teoria: “Tutti parlano del gol del muletazo, ma Martín segna un golazo. È un suo grande merito quel gol. Perché se il 9 fosse stato un altro giocatore, quelli del River si sarebbero avvicinati a lui. Ma non si avvicinano a lui, perché lui è Martin Palermo. Perché genera paura con la sua semplice presenza.

La partita finisce con una locura senza precedenti, Bianchi applaude, Roman piange, Palermo viene portato in trionfo dai compagni, è la partita perfetta per il Boca e per quelli della Bombonera. La squadra Azul y Oro è al massimo del suo splendore e anche il Real Madrid se ne accorgerà a Tokyo qualche mese dopo.

Il chirurgo Batista che lo ha operato a fine gara è commosso: “Io e Araguas eravamo vicini. Quando la palla è entrata in porta, non ci potevo credere. Guardo Araguas e dico ‘È vero quello che sta succedendo o stiamo sognando? Sono indescrivibili i sentimenti provati in quel momento che dopo le tante fatiche della riabilitazione. È un insieme di felicità e orgoglio. Perché Martín era tornato ed era stato protagonista. Ero sicuro che sarebbe tornato alla grande“.

Locura total, ecco la parola adeguata per quella notte argentina del Ventiquattro maggio del Duemila.


calcioargentino.it

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