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Si sa, se nasci in Argentina è abbastanza facile scegliere una tra Boca e River. Le due squadre per eccellenza del futbol argentino diventano parte di vita fin dalla tenera età, per tradizione di tifo familiare o grazie a idoli che ti prendono e non ti lasciano più. Sono presenti anche se il cuore è già impregnato dai colori di un altro club: allora la questione cambia ed è un fattore di simpatia scerglierne uno rispetto all’altro. Perchè in Argentina, anche incosapevolmente, o sei tifoso del River o del Boca (o viceversa).

Almeno, dovrebbe essere così. Il discorso cambia -e di parecchio- se la cosa inizia a prendere una piega professionistica e si inizia a parlare di soldi. Molti sono gli esempi di jugadores che sono passati dal Más grande alla Mitad más uno, o viceversa, partendo dai tradimenti ‘eccelenti’ di Gareca e Ruggeri, passando per Lucas Pratto e terminando, parlando di quelli più conosciuti, di Jonatan Maidana o Tomas Pochettino. Solitamente abbracci la camiseta che ti offre di più in termini economici, in barba ai più sacri vincoli di onore.

Il discorso Colidio appare però abbastanza singolare rispetto all’ordinario. Da sempre fin da piccolo tifoso xeneize, Facundo è cresciuto come uomo e giocatore all’interno del mundo azul y oro, avendo la fortuna di giocare in tutte le serie inferiori del club fino al grande salto nel Vecchio continente e la vendita milionaria all’Inter. Tornato in prestito nel proprio Paese in forza al Tigre dopo due campionati abbastanza discreti si presentano alla porta due clubs: Boca e River. Chi scegliere? Il ritorno al Boca, società del cuore, o l’abbraccio agli accerimi rivali del River? Logica e buon senso direbbero che la squadra del cuore sia la favorita a prevalere, date anche le stesse identiche proposte di ingaggio dei due club.

Facundo Colidio, il primo a sinistra. (assieme a Weigandt e Almendra)

Non quindi una questione di soldi. Senza troppo pensarci Colidio sceglie la strada millonaria, unicamente per abbracciare il progetto tecnico che attualmente la Banda di Nuñez sta mostrando a chiari caratteri in questo primo semestre. Senza alcuna certezza di titolarità l’attaccante ha infatti preferito la chiara identità di gioco a ispirazione europea che il neo Dt Demichelis, fresco vincitore del campionato, è riuscito ad imprimere nel plantel, piuttosto che la consueta -e tollerata- ‘anarchia tattica’ del Boca dell’attuale tecnico Almirón -quarto Dt nell’ultimo anno dopo gli avvicendamenti di Battaglia, Ibarra e il traghettatore Herrón-, nel club da sempre amato.

Tutto questo, malgrado il River lo scorso anno sia rimasto a bocca asciutta e il Boca abbia vinto sia Liga Profesional che Copa Argentina. Nonostante ‘l’anarchia tattica’.

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