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Molto si è parlato di Rosario come ‘capitale’ del futbol argentino e della ‘pasión encoparable’ per la Selección Argentina. Parliamo anche dei rosarini che hanno fatto la storia della Albiceleste.

Messi e Di Maria, Lionel e Angel, due rosarini famosi ma due rosarini qualunque e soprattutto tifosi uno di una squadra, l’altro della rivale di una vita. Se non fossero stati toccati dal dio del calcio sarebbero un qualsivoglia Lio, un enano leproso de zona sur, e un Angelito qualunque, un flaco canalla de zona norte. Cosa succede se si abbracciano dopo aver dato una gioia non solo alla loro città ma a tutta l’Argentina e a chi fa il tifo per l’Albiceleste? Potenzialmente un mix imbattibile, generano una forza e un’unità, cittadina e nazionale, che sono difficili da arginare.

Negli ultimi anni la narrativa sul futbol rosarino è molto florida. Su come si vive il calcio nella città che ha dato i natali alla bandiera argentina abbiamo letto, visto e ascoltato di tutto. Grazie a blog, articoli, podcast, ‘telecronache colorite’ e approfondimenti di vario genere sul web è facile ritrovarsi con l’immaginazione a Rosario, sulle rive del fiume Paranà, in una città tanto difficile quanto affascinante. Sulla rivalità tra Rosario Central e Newell’s Old Boys c’è ormai ben poco da aggiungere, è stato scritto molto e in tutte le salse. In questo frangente ci limitiamo solo a ricordare alcuni dei gol più pesanti e “mas gritatos” della Seleccion negli ultimi due decenni.

Gol rosarini, che siano di matrice auriazul o rojinegra per una volta non importa. Maxi Rodriguez, negli ottavi di finale a Germania 2006, fece saltare tutto il mondo in piedi siglando ai supplementari contro il Messico uno dei gol più belli della storia dei mondiali, decisivo tra l’altro per il risultato finale. Ancora la Fiera con il suo rigore all’Olanda sancisce l’ingresso albiceleste nella finale mondiale brasiliana nel 2014 dopo che altri due rosarini, Leo e Garay, avevano anch’essi fatto il loro dovere dal dischetto. Nella stessa competizione iridata in terra carioca come non ricordare il gran gol al 91’, decisivo, di Messi all’Iran nella seconda sfida dei gironi? Un gol simile, per quello che rappresentò, alla prodezza messa a segno l’altra sera contro il Messico in Qatar (su passaggio del Fideo). Di Maria e il suo gol pesantissimo nell’ottavo di finale con la Svizzera allo scadere dei tempi supplementari sempre nel 2014 (assist di Messi).

Ancora el Fideo con il gol più importante della sua carriera al Maracanà lo scorso anno, gol che vale una Coppa America e che fa alzare al cielo al concittadino leproso un trofeo argentino dopo 28 anni dall’ultima volta. Ancora Messi, sempre Messi, con la sua tripletta da urlo (e da urla, da Jujuy a Ushuaia) in Ecuador nell’ottobre 2017 che diede alla Seleccion l’accesso diretto ai mondiali dell’anno seguente, dopo che la qualificazione era stata fortemente a rischio. Ultima ma non ultima in questa carrellata di gol “comegatos” la punizione meravigliosa della Pulga che finisce sotto l’incrocio della porta statunitense nella semifinale della Coppa America Centenario del 2016.

L’Argentina ha bisogno dei gol dei rosarini, perché hanno un qualcosa di speciale a livello di emozioni generate e peso specifico. E la storia recente lo dimostra.

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