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Una vita di vittorie e colpi proibiti.

E’ il giugno 1974, a Corral de Bustos, piccola cittadina della provincia di Cordoba, e tutto è pronto per l’inaugurazione del nuovo stadio. Per celebrare l’evento è stata organizzata un’amichevole tra la Corralense (club locale) e il grande Boca Juniors. Gli Xeneizes sono già arrivati in città da qualche giorno e, tra i tanti tifosi, c’è un ragazzino che puntualmente insegue con la sua bici il pullman della squadra che viaggia dall’hotel al campo di allenamento. Vuole vedere i suoi idoli da vicino. Vuole strappar loro un sorriso, un saluto. E vorrebbe, soprattutto, assistere alla partita. Un suo familiare fa parte della dirigenza della Corralense e lo fa entrare allo stadio per vendere il caffè sugli spalti. E non soddisfatto, il bambino con la bici, riesce addirittura a farsi accompagnare all’hotel dove alloggiava la squadra boquense.

Entra, fa pochi passi nella hall e davanti a lui appare Roberto Mouzo, leggendario difensore e recordman di presenze con la camiseta azul y oro. “Da grande farò il calciatore e giocherò nel Boca” gli disse il ragazzino; Mouzo, mentre gli autografava una fotografia, rispose divertito: “Sulla foto ti scrivo anche il mio numero telefono, chiamami quando verrai a Buenos Aires”. Ma quel bambino non scherzava. E quando il suo sogno di diventare un giocatore del Boca divenne realtà, mostrò quella foto al suo beniamino d’infanzia che era diventato, ormai, un suo compagno di squadra. Iniziava così la carriera di uno dei calciatori più rappresentativi del futbol argentino: Oscar Ruggeri, detto el Cabezón (il testone).

In Argentina, i più giovani, lo conoscono soprattutto per le sue ospitate nei vari show televisivi, calcistici e non. Ruggeri (o Ruscieri, come lo pronunciano gli argentini) è noto per intrattenere il pubblico con le sue anecdotas, racconti esilaranti e coloriti che riguardano la sua carriera. Lo fa con lo spirito guascone che lo ha sempre contraddistinto. E non le manda a dire, come non le mandava a dire in campo. Senza alcun dubbio, è stato uno dei difensori più ruvidi e “cattivi” degli ultimi quarant’anni. Tanti lo etichettano come un gran chiacchierone; e non si può dar loro torto. Ma nessuno potrà mai negarne la spiccata personalità e la tempra del vincente; per rendersene conto basta dare uno sguardo al suo palmarès: uno dei più ricchi e vari di tutto il calcio argentino. Una carriera zeppa di successi, con dei momenti a tinte decisamente forti.

Ebbi la sfortuna di capitare nel Boca più disastrato della storia. Non percepivamo gli stipendi, le strutture e l’organizzazione del club erano vergognose. Non avevo più voglia di continuare là. L’unico club che mi avrebbe garantito di giocare ad alto livello era il River Plate, così mi sono accordato con loro”. Dopo quattro anni ed un campionato vinto, Ruggeri lascia il Boca nel 1984 e raggiunge l’odiatissimo rivale.

Oscar Ruggeri :: Oscar Alfredo Ruggeri ::

In Argentina il calcio non è solo un gioco; certo, non lo è da tante altre parti, ma in Argentina lo è ancora meno. E la barra (la curva) degli Xeinezes non gradisce che uno dei loro migliori giocatori sia andato a giocare dai Millonarios. “Stavo tornando a casa in macchina, dopo aver festeggiato il titolo vinto col River. Mentre mi avvicinavo, vedevo camion dei pompieri e ambulanze sfrecciare verso la mia abitazione. Arrivo e vedo la casa avvolta dalle fiamme. C’erano anche i miei genitori dentro, per fortuna i vicini erano accorsi e li avevano salvati. Capì subito cos’era successo. Il giorno dopo andai a casa del capo della barra col sangue agli occhi. Ammise che era stato qualcuno dei suoi, ma non volle dirmi chi fosse stato”. Ruggeri rimarrà al River Plate fino al 1988, vincendo un campionato, una Libertadores, un’Intercontinentale e un’Interamericana. E segnando un gol in un Superclasico dell’88, esultando come non mai in faccia alla barra xeneize.

Chiuso il capitolo River, il Cabezón lascia l’Argentina e vola in Spagna. Dopo un’ottima stagione al Logroñés, arriva una chiamata: “Sono Mendoza, Presidente del Real Madrid, desidererei incontrarla”. Durante tutto il viaggio tra Logroño e Madrid, Ruggeri e il suo agente studiano la strategia da adottare per strappare il miglior contratto possibile. Avevano immaginato chissà quale trattativa estenuante, ma il Presidente Mendoza li spiazza sin dall’inizio della riunione.

“Buongiorno signori, non ho molto tempo da dedicarvi. Scrivete su quel fazzolettino le vostre richieste contrattuali”. Nessuna discussione, nessuna trattativa. Il Cabezón e l’agente si guardano sbigottiti e dopo qualche secondo di incertezza, scrivono una somma decisamente superiore alle loro aspettative e porgono il fazzoletto al Presidente. Don Mendoza lo sbircia velocemente, stringe la mano di Ruggeri e gli dice: “Va bene. Lei è un giocatore del Real Madrid adesso. I giocatori del Madrid alle undici di sera sono a casa a dormire, ha capito? Auguri e buona fortuna”. Esperienza vincente, anche il quel caso. Il Madrid si laurea campione di Spagna nel 1990.

Lascia il Real e dopo essere tornato in patria per due stagioni, nel Velez Sarsfield, nel 1992 Oscar si lascia guidare dal cuore, dai ricordi d’infanzia. Il richiamo del sangue lo porterà a fare una scelta sorprendente…

1 – Continua

di Saverio Alati


calcioargentino.it

7 commenti su “Oscar el Cabezón Ruggeri – 1^ parte

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