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La cosa più difficile per un uomo, peggio se un calciatore, è riuscire a farsi amare dai propri nemici. D’altronde un nemico, per definizione, deve odiarti, sperare che tu fallisca, vederti nel punto più basso della tua carriera e augurarti ancora di peggio: come andare in B o perdere una finale di Libertadores contro i tuoi acerrimi rivali. Figurarsi poi in Argentina, dove il calcio e la vita spesso si mischiano e non si capisce più bene se si stia assistendo a una partita o a qualcosa di molto più importante.

A meno che non abbiate vissuto su un albero avete visto l’imponente processione che c’è stata nelle strade di Buenos Aires verso la Casa Rosada per dare l’ultimo saluto a Maradona. La cosa che, forse, ha colpito di più gli osservatori di tutto il mondo è stata la quantità di tifoserie diverse che hanno voluto omaggiare el Pelusa: c’erano persone che “sfilavano” con sciarpe del Napoli, maglie del Brasile, dell’Argentinos Juniors, con cappellini del Gremio o signori di una certa età abbracciati uno con la maglia del River e l’altro con quella del Boca.

Diego è riuscito a fare anche questo, far abbracciare due persone che altrimenti si sarebbero prese a male parole se si fossero viste con quelle maglie per la strada. In tutto il mondo la settimana passata è stata un grandissimo e interminabile homenaje al più grande di tutti i tempi.

Ovviamente il dolore più grande per questa perdita è stato in Argentina e di conseguenza anche le dimostrazioni d’amore hanno, spesso, valicato i confini dello sport: una petizione per mettere la faccia del Diego sulle banconote da 10.000 pesos ha raggiunto le firme richieste in poche ore, gli si vuole intitolare la via dove viveva.

Ritornando all’aspetto calcistico l’homenaje più sentito è stato quello che gli ha tributato la sua squadra del cuore, che poi è anche la nostra, il Boca. I ragazzi di Russo sono scesi in campo sabato pomeriggio contro il Newell’s (altra squadra di Diego). La squadra non era al completo viste le assenze di Tevez, molto legato a Maradona non se l’è sentita si scendere in campo, Salvio, infortunato e Maroni, escluso da Russo per un post “festaiolo” nel giorno della morte del Diego. La Bombonera si presentava tirata a lucido per salutare Diego, con striscioni, foto e coreografie che ricordavano il metropolitano del 1981. Oltre a questi ricordi dei tifosi anche la società ha voluto salutare Diego dando la possibilità alla figlia Dalma di seguire la partita dal palco Maradona, come faceva sempre con Diego. La squadra si è accodata a questi omaggi e dopo il primo gol segnato con una punizione maradoniana da Cardona è andato ad esultare sotto il palco maradona mostrando a Dalma una camiseta albiceleste con il dieci. Uno dei momenti più toccanti vissuti nella storia della Bombonera senza dubbio.

Se la partita era una questione secondaria sullo 0-0 figuriamoci adesso. Il Boca fa il ritmo e quando vuole aumenta i giri, come nell’azione del 2-0 quando Cardona disorienta il terzino sinistro avversario con un movimento di bacino e poi spedisce la palla in porta facendola passare tra le gambe del portiere. Dita al cielo e poi ad indicare la patch commemorativa di Diego per il numero 8 che sta onorando il nome che porta sulla schiena. Nel secondo tempo non c’è molto altro da vedere, a parte un rigore calciato alle stelle da Abila, forse voleva raggiungere Diego e il toccante saluto con cui Dalma accompagna il Boca negli spogliatoi, con quel “muchas gracias” scandito che serve ad esorcizzare il dolore.

Se c’era una cosa che Diego amava fare era vincere, in qualsiasi contesto e con qualsiasi mezzo. Ecco perché per onorarlo al meglio sarebbe opportuno battere l’international nell’andata degli ottavi di Libertadores. A Porto Alegre è venuta giù un acqua torrenziale e – a parte la fascia sinistra dove prende posizione Salvio al ritorno da un infortunio – il campo è in buone condizioni. La partita, giocata sotto un’incessante pioggerellina, è molto più aperta di quanto ci si possa aspettare: l’Inter sa che far segnare il Boca sarebbe un errore imperdonabile, il Boca vuole segnare per avere il vantaggio di un gol in trasferta. Le prime vere occasioni sono per l’Inter che da molto lavoro ad Andrada nei primi 15 minuti.

Ma poi piano piano il Boca esce sfruttando la sua qualità e soprattutto la catena di sinistra dove i tre colombiani Fabra-Cardona-Villa si intendono alla perfezione. Il più pericoloso è proprio Villa che si presenta un paio di volte davanti a Lomba. Il più in difficoltà sembra Tevez, con questo campo e il carico emotivo che ha per lui questa partita non deve essere facile giocare al meglio. All’inizio del secondo tempo non tocca nemmeno il pallone per buona parte dieci minuti buoni. Fino a che su un errore della difesa Salvio ruba il pallone e dopo un caño mette in mezzo dove Tevez con un tiro brutto ma efficace segna l’1-0.

Il pallone non è ancora entrato in porta quando l’apache corre verso la bandiera mostrando la maglia con cui il Boca vinse il Metropolitano 1981 donatagli dallo stesso Diego. Non ha segnato Carlos Alberto, ha segnato Diego Armando che continua a spingere il Boca verso una vittoria, sembra quasi soffiare sul pallone deviato dal Cali Izquierdoz per farlo finire sopra la traversa, ispira i filtranti di Cardona e le corse di Villa e finalmente al 95’ può lasciarsi andare in un festeggiamento che, sappiamo per certo, sarà caratterizzato da qualche coro della Doce.

Il Boca, vincendo due volte in cinque giorni, ha dato un chiaro segnale a tutti gli avversari, sia in Argentina che in Libertadores e ha ricordato Diego, che nel cuore di ogni xeneize non morirà mai.

di Boca Juniors Italia


calcioargentino.it

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