Quella volta che è stato umano

Quella volta che è stato umano

Novembre 4, 2020 1 Di Sabrina Uccello

Trentacinque anni sono trascorsi il 3 novembre del 2020 da quel pomeriggio di Napoli-Juventus. La punizione che Tacconi sapeva di poter parare perché tra il piede di Maradona e la barriera bianconera non c’erano i metri sufficienti affinché El Pibe de Oro calciasse direttamente in porta e trovasse il gol. Ma questa considerazione è per gli esseri umani e Diego è sempre stato a metà tra i comuni mortali e le divinità. D10S umano, è stato definito da qualcuno e nel corso degli anni lui stesso non si è mai troppo impegnato a nascondere o mostrare un lato piuttosto che l’altro. Perché tutto si può discutere, danneggiare e giudicare ma la pelota no, la pelota no se mancha. E lui l’ha così rispettata da valorizzarla con ogni prodigio possibile, superando aspettative e possibilità.

E allora quel pomeriggio di trentacinque anni fa non ci sarebbe stato spazio tra un uomo e la barriera, ma Diego poteva tutto e potè annullare anche le leggi della balistica. Forse, la punizione più bella della storia del calcio non solamente per il gesto tecnico che l’ha accompagnata, ma anche per l’incredibilità della sua riuscita. Il San Paolo esplose come se l’avesse già maturato prima di vederlo battere in rete, quel gol. Con Maradona tutto era possibile e, a distanza di tempo, lo confermano le vicende che coinvolgono Diego.

L’ex campione argentino è stato ricoverato a inizio settimana in una clinica di La Plata a causa di non ben chiariti problemi neurologici, prima dell’operazione di ieri (martedì, ndr). Si era pensato alla depressione e a possibili conseguenze di un sovraccarico di alcol nell’organismo. In realtà un’edema nella parte sinistra del cervello a causa di un trauma cranico conseguito a un incidente domestico. Questo quanto raccontato dal parterre medico e confermato poi dal dottor Sebastián Sanchi, che con successo l’ha operato a Buenos Aires.

È così fragile l’anima di Diego che è più cristallina dell’efficacia di un suo tocco. Si stanca di tanto in tanto di essere anche sé stesso, e allora decide di prendersi una pausa, allontanandosi da un mondo che continua a pulsare intorno a Maradona e fa preoccupare tutti.

Da Villa Fiorito a Beirut, tutto il mondo con il fiato sospeso. Fanatici di Diego che hanno acceso ceri ad ogni santo e dedicato più di una preghiera: più importante di ogni cosa. Diego deve esistere, perché se non c’è lui, svaniscono storie che non sono pronte a diventare leggende sbiadite. Una folla di tifosi, poi, è arrivata fin sotto alla Clínica Olivos per formare il più forte dei cortei di sostegno. L’autombulanza è stata scortata fin dai primi momenti e si è atteso fin a tarda serata per il responso dell’operazione. Lacrime e ricordi condivisi nel più unificante dei momenti, in un anno che ci vuole lontani oltre che distanti.“Diego soffre di stress emotivo”, perché il peso del mondo pare averlo sempre portato sulle spalle al punto di lottare parimenti contro la FIFA mentre spalleggiava Cuba: ogni lotta di dignità e verità per lui è valsa. Sembrava riuscirsi a liberare di ogni macigno soltanto spostando il cervello dalla testa alle gambe. La sfera di cuoio come contenitore di mondi paralleli, dove potersi spogliare della fragilità dell’uomo e diventare un dio.

Tutto è in discussione, ogni cosa sembra passeggera, marchiata dal vestigio del tempo che non perdona. Per Diego è sempre bastato che restasse in vita il rettangolo verde dove poter calciare con un’arancia, facendo ciò che ai più era complicato o impossibile fare col pallone. Lo disse Bagni, parlando di Maradona.

Ma caro Diego, noi non potevamo essere pronti a tutto ciò e per una volta abbiamo assorbito i tuoi superpoteri e ti abbiamo trattenuto qui. In fondo, è stata una sciocchezza. Tu hai fatto di più: vallo a dire all’Inghilterra.

di Sabrina Uccello


calcioargentino.it

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