L’atto terzo

L’atto terzo

Marzo 3, 2020 4 Di Sabrina Uccello

Diego Armando Maradona non vincerà la Superliga argentina alla guida del Gimnasia, ma resta lo spartiacque della stagione sportiva. Seduto in trono può essere l’arbitro o meglio l’ago che penderà a favore del River Plate o del Boca Juniors. Resta una giornata di campionato da disputare e i Millonarios hanno un solo punto di vantaggio sugli Xeneizes. Il destino è nelle mani della squadra di Marcelo Gallardo, ma l’ex Pibe de Oro dall’altro lato di Buenos Aires affronterà il Boca. E Diego, si sa, bostero è nato.

Tutto diventa della forma che Maradona preferisce, ma se esiste un antidoto ai suoi mezzi divini, si chiama Juan Fernando Quintero. In due stagioni (dal 2018) il colombiano ha collezionato soltanto 10 reti con la maglia del River Plate. Pochi ricordi da quantificare, ma Juanfer Quintero è il tatuaggio che non può mancare. Il suo nome appena risuona fa compiere un viaggio, dal quale nessun tifoso del River Plate è mai rientrato, direttamente a Madrid. Era la notte del 9 dicembre 2018. Al Santiago Bernabéu fu sottratta l’anima blanca per apporre sugli 80.000 sediolini a disposizione la banda roja che caratterizza i Millonarios. La finale del secolo, la più folle (anche in accezione negativa) che si sia mai disputata. La finale di Copa Libertadores che avrebbe dovuto stabilire nei tempi dei tempi la paternità del River sul Boca o viceversa. Il 2-2 della Bombonera manteneva relativamente tutto aperto: quale tifoso del River Plate avrebbe d’altronde potuto definire “casalingo” un match disputato dall’altra parte dell’oceano? Nessuno. Quintero sì.

Il colombiano entra in campo al 77’ e definisce un assist e la rete del trionfo oltre i titoli di coda, era il 109’ del supplementare. Se Madrid avesse potuto comprimersi in una bolla ed esplodere, l’avrebbe fatto e sarebbe rimasta l’immagine di Juanfer che poggia sulle spalle la bandiera della Colombia e si cuce addosso l’orgoglio di averla difesa, completando un giro di campo. Si diventa immortali così, un giorno qualsiasi nel posto dove di solito (ironia della sorte) a segnare è James Rodríguez, il calciatore del quale Quintero avrebbe dovuto raccogliere l’eredità migliorandola. 3-1 e comincia l’incubo per il Boca Juniors, che è proseguito fino all’attuale stagione. Di nuovo di fronte, dopo poco più di un anno, a litigarsi una coppa e a difendere la propria superiorità sull’avversario. Per un anno e quattro mesi il Boca Juniors ha potuto dormire sonni tranquilli: lo scorso 17 marzo, in occasione della sfida contro l’Independiente, Juanfer si è accasciato a terra. Lacrime e certezze: rottura del legamento crociato.

Sette mesi fuori, un’agonia infinita. Fuori dal campo il tempo si dilata, raggiungendo estensioni inedite. Tanto sorprendenti, come la rete che soltanto un mese prima il colombiano aveva messo a segno contro il Racing Club. Un calcio di punizione dalla metà del campo che finisce perfettamente sotto i centimetri che seguono la traversa. La rete è talmente spettacolare che viene immediatamente candidata al Puskas 2019. Quintero finirà sul podio: davanti a lui un certo Leo Messi, mentre il gol dell’anno per la FIFA sarò poi quello dell’ungherese Dániel Zsóri. Dopo quella gioia, cade il vuoto, cade l’assenza. Sono 208 giorni senza calcio che si traducono in un anno e cinque giorni senza segnare. Ci aveva provato dal dischetto lo scorso 9 dicembre, ma la maledizione del River Plate ha portato la squadra di Gallardo a fallire quattro centri dagli 11 metri. Una congiunzione di fattori che aveva finalmente rasserenato gli Xeneizes: al River Plate mancava un alleato.


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Mai affettarsi a scrivere le conclusioni di una storia: è il 29 febbraio, Pinola lascia il campo nel secondo tempo col Defensa y Justicia dettando legge al Montumental con una rete di vantaggio sui padroni di casa, messa a segno da Juan Martín Lucero. Gallardo, forse senza crederci troppo, gioca la ultima cartuccia e manda in campo Quintero, ancora lui. Lo abbraccia all’intervallo quasi per benedirlo o per chiedere lui al colombiano d’intercedere in qualche modo. Perdere avrebbe dato al Boca Juniors due punti di vantaggio in classifica e da quel momento in poi il River Plate avrebbe smesso di essere padrone del suo destino. Nonostante le illusioni della matematica, gli Xeneizes sarebbero andati incontro al Gimnasia con la serenità di chi sa di avere un prezioso vantaggio dalla propria. De la Cruz subisce fallo in area di rigore e Juanfer si presenta dal dischetto, senza il peso dell’ultimo errore.

Quintero non ha bisogno di guardare Unsain, perché il pallone che calcia non guarda la porta, ma guarda la traversa. Punta lì, ancora lì sotto e il portiere non può volare dove non c’è spazio per le sue mani. Conclusione pericolosamente perfetta. Il River risale in testa alla classifica. Tutto torna come prima. Le orbite degli astri riprendono il movimento che avevano sospeso. Il Boca adesso lo sa: per l’ultimo atto potrà servire un trono a La Bombonera per ospitare Maradona, tuttavia i Millonarios avranno comunque un punto e un Quintero in più. Parola al destino: atto terzo.

di Sabrina Uccello


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