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In archivio anche le semifinali di Copa de la Liga. Le due sfide ‘a todo o nada’ regalano emozioni indicibili dagli undici metri, dato entrambe le gare terminano in parità dopo i canonici e regolamentari novanta minuti. Alla fine esultano Platense e Rosario Central. Ma come ci si è arrivati all’ennesima finale inedita del fútbol argentino?

Godoy Cruz-Platense 1-1 (5-6 rig.)

Il Platense giocherà la finale e non è uno scherzo. È l’imprevedibilità del futbol argentino che premia un equipo al bordo del descenso fino a poche settimane fa, secondo le ‘controverse’ classifica Promedio e General, e che grazie al lavoro del ‘taumaturgo’ Martín Palermo continua la folle corsa. La semifinale del San Nicolas è combattuta e spietata. Si intuisce che per il Calamar potrebbe essere una giornata speciale già al 19′, quando l’attaccante Ronaldo Martinez converte in rete un cross di Ocampo e festeggia il gol… fotografando i compagni con la macchina del fotografo a bordo campo.

Non proprio un’opera d’arte, come definita dall’account del club, ma quanto basta per ‘illudersi’ … anche solo per circa dieci minuti, dato il fulmineo pareggio di Salomon Rodriguez per il Godoy. Parità, senza troppi sussulti, che resisterà in equilibrio fino al fischio finale. Se i novanta minuti vivono di ritmi abbastanza blandi i calci di rigore sono da infarto, una locura a sè. Ci vogliono ben dieci tiri dagli undici metri per decidere la finalista del torneo, con il Platense che manda alle ortiche ben tre match ball. Tensione massima. La controversa ‘tanda‘ è talmente sul filo del rasoio che basta veramente un dettaglio per decidere quale equipo continuerà il percorso in Copa. Tra il pubblico c’è chi preferisce non guardare, chi benedice il proprio giocatore con santini al momento della battuta, chi prega, chi maledice, chi gioisce e chi, alla fine, si rassegna. Dopo dieci minuti buoni di ‘tortura psicologica’ la spunta el Calamar grazie al supereroe portiere Macagno, già protagonista nella serie dei penales contro l’Huracán, che riuscirà finalmente a trovare un senso alla sua prestazione grazie suo compagno Raul Lozano, che ‘finalmente’ gonfierà la rete, ‘sanando’ i molteplici errori dei suoi compagni. Il piccolo Platense è di nuovo finalista dopo più di 80 anni nella sua piccola storia. Increible.

Entusiasta ma allo stesso tempo lucido Martin Palermo al termine della gara: “Dopo la matematica salvezza ottenuta contro il Newell’s credevamo che si poteva fare di più. Sono orgoglioso di loro, mi rappresentano come volevo; questa è la soddisfazione più grande che un allenatore possa provare. Ramiro Macagno è stato un po’ l’artefice di tutto questo. L’abbiamo allenato, ci siamo allenati tanto la settimana precedente per due giorni di fila e anche questa settimana mi hanno chiesto di fare due giorni di rigori. Siamo contenti, ma ora non ci accontentiamo”.

River Plate-Rosario Central 0-0 (0-2 rig.)

Era stata definita la finale anticipata non a caso. River e Rosario Central si affrontano nel neutro del Kempes di Cordoba una mezz’ora dopo aver saputo la prima finalista. Più forti sicuramente le aspettative da parte millonarios. Nonostante la vittoria della Primera División del primo semestre c’era la necessità di dare un senso anche nella seconda parte dell’anno, più complessa e segnata dalle eliminazioni a raffica in Copa Argentina, e soprattutto in Libertadores. Nessuna pressione o quasi da parte canalla, con un 2023 da ricordare soprattutto per la qualificazione alla Libertadores dopo un anno sabbatico, occupato principalmente a ‘mufar‘ i rivali del Newells in Copa Sudamericana. Certo, l’appetito vien mangiando e un titulo distante solo 180 minuti fa venire inevitabilmente l’aquolina in bocca all’equipo di Russo e ai circa 25.000 tifosi canallas che ‘copano con todo’ le gradinate. Sul campo subito una sorpresa da parte del tecnico del River, Demichelis: fuori Nacho Fernandez (ormai ai ferri corti col Dt) e dentro el pibe Boselli, per uno schema più abbottonato. La partita è bruttina, col River che risulta più propositivo grazie al gran partido dell’uruguayo De la Cruz, il migliore dei suoi. Il Central non si sbilancia, ma quando lo fa, predilige la corsia di destra, facendo girare la testa propio al debuttante Boselli. Per definire la seconda semifinalista ci vogliono ancora i calci di rigore (quinta volta in sei partite nel torneo), maledetti per il River, dato che clamorosamente sbaglieranno tutti i tiratori (Diaz, Palavecino, Nacho Fernandez e Lanzini ); benedetti dal Central, grazie all’intuito del ‘maradoniano’ Fatura Broun e ai gol di Lovera e Malcorra.

Il Rosario Central approda quindi in finale cinque anni dopo la Copa Argentina vinta dal Patón Bouza e si illusiona, nuovamente, con Miguel Russo, amatissimo già prima del suo ritorno a Rosario ed ora idolo indiscusso dopo i miracoli a ripetizione e nonostante le importanti partenze di giugno. “Siamo in finale, è stata una battaglia, ma ora arriva la parte difficile”, sorride con i suoi 32 denti il vecchio ‘volpone’ Russo. “Ho il telefono in tilt, ho ricevuto moltissimi messaggi in questi minuti, mi ha scritto anche Román (Riquelme), si felicitava con me”. Gran rapporto quello con Román dato che Miguel è stato l’ultimo artefice della vittoria in Libertadores del Boca del 2007 e il primo allenatore chiamato al Xeneize quando l‘Ultimo Diez diventava vicepresidente del club. “Mi scrive sempre, è carino. Si, era felice della finale appena guadagnata, ma forse anche perchè ho eliminato il River”. E giù a ridere.

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