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A pochi giorni dal debutto mondiale contro l’Arabia Saudita il Dt Lionel Scaloni si confessa in esclusiva a Diario Olé.

Emotivamente, cosa significa essere l’allenatore dell’Argentina in un Mondiale?

-È la stessa emozione provata quando da calciatore. È una sensazione unica, una responsabilità massima e, soprattutto, la gioia di poterla giocare. La chiave è lì, godersi il momento, la Coppa del Mondo, divertirsi. Professionalità, impegno, preparazione non sono mancano qui ma tutto dev’essere all’interno di un processo di gioia.

-Sarà il tuo terzo Mondiale, cosa c’è di diverso da quelli vissuti da giocatore (2006) o da assistente (2018)?

-Su questo c’è un importante punto interrogativo, perché non abbiamo quasi avuto tempo di una preparazione. In questo, la differenza con i precedenti è abissale. Qualsiasi problema, e ci è capitato (cambio lista convocati ndr), diventa quasi impossibile risolvere in così poco tempo. Poi c’è la questione del caldo che non è comune nei Mondiali, tranne quando si giocava in Brasile. Ma la questione della preparazione e del fatto che i giocatori debbano immediatamente cambiare il ‘chip mentale’ del club alla Selección è qualcosa di diverso, che tutte le squadre vivranno allo stesso modo.

-C’è qualcosa che ora nessuno può dire che non hai, cioè l’esperienza della Coppa del Mondo. Cosa può aiutarti ora come DT?

-La cosa più importante la sappiamo tutti: in un Mondiale, un errore, una fatalità o qualcosa che ti accade inaspettatamente può lasciarti fuori. E di esempi ce ne sono tanti, come l’Argentina del 2002, immeritatamente uscita. Fu a causa di un rigore ingiusto contro l’Inghilterra. Queste cose devono essere prese in considerazione. La Coppa del Mondo è molto crudele, molto ingiusta nei confronti di chi se la merita davvero. Ci sono squadre che arrivano in finale senza quasi sapere come.

-La Coppa del Mondo è crudele ma può essere anche divertente?

-La Coppa del Mondo è crudele per quello che ho detto, non ti permette di avere errori o una fatalità che può esistere nel mondo del calcio. A parte questo, sono dell’idea che devi provare a goderti tutto, con gioia, con tutto quello che serve per gestire un gruppo di questo livello. È il nostro modo di portarla avanti, speriamo vada bene.

-In questo senso, una tua qualità è quella di trasmettete molta calma.

-Sicuramente, con l’avvicinarsi del debutto, l’adrenalina aumenterà, Diventeremo più ansiosi, ma sempre con equilibrio, cercando di far capire a tutti che è un campionato di calcio, che sono partite di calcio e che bisogna divertirsi, perché pochi hanno la possibilità di giocare una Coppa del Mondo. Ai giocatori dico sempre che: quando avranno tutti la mia età (44, il più giovane DT in Qatar 2022) potranno dire di aver giocato un Mondiale con la maglia della loro nazionale. Questo deve dare loro tranquillità e orgoglio.

-Il tuo psicologo è la bicicletta?

-È un po’ di tutto lo sport che mi fa chiarire le situazioni che vivo. È vero anche che se ti distrai un po’ ti succede quello che è successo a me con l’incidente, eh. Però è vero che aiuta, aiuta a distrarsi, e pensare a tante vicissitudini che dobbiamo affrontare.

-È vero che hai contagiato tutto lo staff tecnico con la bici?

-Nella pandemia abbiamo comprato rulli per andare in bicicletta. Mettiamo un programma che simula una salita e partiamo. Tutti insieme. Facciamo tutti la stessa cosa, parliamo di calcio, sudiamo. È uno sport piacevole per quelli di noi che hanno avuto problemi alla caviglia o al ginocchio, perché non ha alcuna conseguenza. Pedali e il giorno dopo sei come nuovo”.

-I tuoi figli ti chiedono dei giocatori, parlano di calcio?

-Il più grande (Ian) comincia a capire, ha già 11 anni, comincia a capire tattica, posizioni in campo e conosce tutti i giocatori dell’Argentina e anche gli altri, quelli della Polonia, tutti. Ti dicono cose, hahaha. Se fosse per lui metterebbe tutti avanti. E gli dico che ci deve essere un equilibrio, ne abbiamo parlato un po’ anche…”

-La tua compagna, Elisa, ha un profilo underground. Come vive tutto questo?

-Ha un profilo normale, alto o basso che sia, è una persona normale, che ha la sua vita e che rispetta il ruolo dell’altro. Penso che sia perfetto che abbia deciso di essere così. Ha giocato a pallavolo per tutta la vita, ha una certa storia giocando sull’isola (Mallorca) e capisce cosa vuol dire essere in un gruppo, l’ansia, i momenti di pressione, i momenti in cui devi essere solo e calmo . Stiamo molto bene, lei è la mamma dei miei figli e sono felicissimo di condividere con lei i momenti belli, come altri meno belli, che sono quelli che ho vissuto ad esempio quando non giocavo in Italia. È stata la prima scelta per scaricare me, il mio filo di terra. Ecco perché non sono sorpreso di ciò che viviamo insieme.

-Verranno in Qatar?

-Per ora rimarranno a casa finché non glielo dirò. Sono dell’idea di sistemarci al meglio come squadra e vedere come va. E poi se va tutto bene, certo, verranno anche loro, come è successo in altre occasioni. Ho bisogno della mia calma, della mia pace e poi quando tutto andrà bene, si vedrà.

Quando hai diretto il CF San Caliu nel 2016 immaginavi di vivere questo momento oggi, ad un passo dal dirigere la tua prima Coppa del Mondo?

-Da quel momento ho saputo che avrei diretto. Oltre ad allenare la squadra di mio figlio, ho allenato altri ragazzi di 13 o 14 anni. Ma sempre con la stessa passione, la stessa voglia. È vero che la pazienza con i ragazzi non è la stessa che con i grandi, ma mi è sempre piaciuto allenare, educare, correggere e in quel momento ho capito che sarei diventato un DT. Non della nazionale argentina, perché sennò vi mentirei.

Una delle migliori decisioni della tua vita?

-Ricordo che eravamo con Pablo (Aimar) a Valencia e lui mi aiutò su questa decisione difficile. È stato veloce nel consigliarmi di accettare l’offerta di allenare la Selección e devo dire che è stata una delle migliori decisioni che abbia mai preso nella mia vita.

-A che livello stiamo e quali squadre candidate vedi?

-Stiamo bene, abbiamo un’idea del gioco, Con questo competeremo contro tutti. Per quanto riguarda i favoriti… non oso dire che il Mondiale abbia un favorito. Impossibile, ci sono grandi squadre, tante che possono affrontarsi agli ottavi e finire in trasferta. Quindi è difficile dire chi può vincere la Coppa del Mondo. Sì, c’è una lista di dieci squadre in grado di vincere questo mondiale e questo implica la difficoltà che esiste. Questa Coppa del Mondo è molto più equilibrata delle precedenti.

-Leo, come ci arriva? Sembra motivato e per di più, proprio in anteprima, è uscita la sua arringa nella finale contro il Brasile…

-È stato bello che queste immagini abbiano fatto conoscere com’è veramente lo spirito del gruppo. Quell’arringa, come tante altre che non sono uscite, è tutto ciò che lui è e che trasmette. Ti viene la pelle d’oca vedere cosa trasmette ai compagni. È sempre stato così, con la parola giusta per tutti. Crediamo che sia in un momento di totale maturità e, soprattutto, di divertimento. Quella parola che ripeto tanto, quella di divertimento, è perché alla fine non solo gli argentini ma tutti gli amanti del calcio vogliono continuare a guardarlo giocare all’infinito.

Los Lionel, el DT y el capitán. (EFE)

-E cosa gli dici in particolare?

-Lo stesso che dico agli altri. Che deve godersi questo Mondiale, divertirsi in campo e sicuramente giocherà come sappiamo. Noi non gli diciamo altro che: divertiti.

-Cosa dici ai tifosi che sono già entusiasti della squadra?

-La stessa cosa che gia abbiamo detto, che devi tenere i piedi per terra con tranquillità. Andremo a gareggiare, siamo una squadra difficile da battere. Le persone devono sapere che non le deluderemo, che gareggeremo fino alla morte in ogni partita. Ma torno sul fatto che la Coppa del Mondo è crudele e che a volte non vince la miglior squadra, o quella che ha giocato meglio. La cosa importante è che la gente sappia che faremo del nostro meglio per lasciare il nostro paese ben rappresentato e, si spera, quando tutto questo sarà finito, gli argentini potranno dire: è stata una buona Copa del Mundo”.

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