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River, Boca, Libertadores, Primera División, ma anche Selección, Mundial e Maradona. Abbiamo intervistato Jorge Barril, giornalista e telecronista di ESPN Argentina che ci ha illustrato il presente (e futuro) del futbol argentino.

Hola, Jorge e grazie per la tua disponibiltà. La prima domanda riguarda l’allenatore del River, Gallardo. Secondo te perchè Marcelo è così restio a sbarcare in Europa? È una sua decisione o non c’è interesse di club di un certo livello nei suoi confronti?

“Penso che Gallardo non sia ancora sbarcato in Europa perché è ancora entusiasta del progetto River. Sta facendo un ottimo lavoro, è un idolo tra la sua gente. Penso che abbia l’ambizione di continuare a vincere con la squadra milionaria, ma suppongo che a un certo punto proverà un’esperienza europea. Probabilmente ora ci sono incompatibilità professionali, ma soprattutto, credo personali. Non è ancora arrivato il momento di lasciare il Paese. Ha un figlio molto piccolo di appena due anni e sicuramente vorrà stargli il più vicino possibile. Penso che sia questo il motivo che lo trattenga in Argentina. Ma è solamente una mia ipotesi, non me l’hanno detto e non l’ho letto da nessuna parte”.

Il River con Mammana, Gonzalez Perez, Pochettino, Quintero, Barco e con Álvarez fino a giugno. È il mercato più importante nella storia del club? Può vincere tutto?

“Non so sia il mercato più importante del club, può essere un ottimo mercato, sicuramente. Il River è sempre stato caratterizzato dalla valorizzazione di giovani che in seguito sono diventati grandi stelle: da Crespo, Gallardo stesso, Ariel Ortega, Fernando Cavenaghi, Javier Saviola… e potrei continuare ancora con Matías Almeyda, Leonardo Astrada e, beh, ora Julián Álvarez. Il River, nella stragrande maggioranza dei casi, ha sempre generato grandi calciatori provenienti dal proprio vivaio, salvo poche eccezioni, come nel caso di Francescoli che arrivava dall’Uruguay. Ma in generale è stato così. Può darsi che quello attuale sia un buon mercato e che questo entusiasmi i tifosi del River, ma non dimentichiamo che nella Copa Libertadores i brasiliani hanno un grande potere economico e concludono grandi contratti, anche con nomi più altisonanti di quelli del River, guardando principalmente la Copa Libertadores come obiettivo finale. La Copa, per le squadre argentine, è da sempre un traguardo difficile da raggiungere. Ma dopo questo mercato, penso che il River abbia il diritto di ilusionarsi“.

Al Boca è tornato el Pipa Benedetto, l’attaccante che Battaglia cercava. Con Zeballos, Molina, Vásquez e altri ragazzi talentuosi, si può sognare la Séptima?

“Da parte Boca il ritorno del Pipa Benedetto è senza dubbio un’iniezione di entusiasmo. Ed è un entusiasmo solido e ben motivato, perché Benedetto è stato il migliore goleador dopo Martin Palermo, il cannoniere più importante della storia del Boca. Oltre ad essere un buon marcatore, Benedetto è un giocatore che ha una grande esperienza e lo ha già dimostrato nel calcio argentino. Sicuramente ci sarà entusiasmo al Boca, considerando anche che questa dirigenza ha fatto qualcosa che altre in passato, non hanno fatto. Ovvero, dare una possibilità di crescere calcisticamente a ragazzi delle giovanili con un promettente futuro all’interno della prima squadra. Sta a Sebastián Battaglia amalgamare il tutto, unire e far attecchire gli innesti, come nel caso di Pol Fernandez per citarne qualcuno, fornendo opportunità per giocare in Primera”.

Il profilo Twitter di Jorge Barril

Attualmente la Primera División è composta da 28 squadre. È la strada giusta per il futuro del calcio argentino?

“C’è l’idea da parte della Liga Argentina di cominciare a ridurre quel numero, iniziando da questa stagione. Da una parte è un torneo che dà la possibilità a più squadre a rimanere in Primera, ed è importante per tantissime questioni. Soprattutto a livello economico, di prestigio, ‘de jerarquia‘ e come vetrina per i calciatori. Però dall’altro, il campionato diventa mastodontico, con tante squadre non adeguate per la categoria. Credo allora sia necessaria la riduzione che la Liga Argentina e Federazione argentina (AFA) si propongono per i prossimi anni”.

C’è grande entusiasmo nella Selección dopo la conquista della Copa America e ora con gli ottimi recenti risultati. Quali sono le sensazioni della stampa argentina?

“Con la Selección Argentina è tornato l’entusiasmo generale. Dopo le conquiste recenti dei molti mondiali under 20 vinti e dopo gli ori olimpici di Atene 2004 e Pechino 2008, la Seleccion maggiore ha finalmente vinto la Copa America, primo titolo conquistato dopo il lontano 1993, con un rinnovamento giovanile che fa ben sperare”.

E quest’anno ci sono i Mondiali del Qatar. Arrivano al momento giusto per la Scaloneta?

“Prima accadeva che i giocatori davano il meglio nei loro club e poi andavano in nazionale. Aguero, Higuain, Mascherano, Pocho Lavezzi nel suo momento migliore e ovviamente, Messi e Di Maria che ancora sono presenti. Oggi mi sembra che sia il contrario, cioè che la nazionale Argentina, con il buon lavoro di Scaloni, ‘potenzi’ i giocatori, che poi danno il meglio nei clubs. Emanuel Molina, Rodrigo De Paul, Cuti Romero, per menzionare alcuni. Lautaro Martinez che dalla selezione giovanile e dal Racing è sbarcato all’Inter.

Sono giocatori che nella nazionale rendono molto bene e l’aver vinto già un titolo, dà un’importanza maggiore e una mentalità vincente, che dona alla Seleccion Argentina buone prospettive mondiali. Allo stesso tempo, quello che entusiasma di più è che nell’ultima doppia giornata di qualificazioni mondiali, anche senza Messi, non solo la nazionale ha vinto partite difficili contro Cile a Calama (in altura) e contro Colombia a Cordoba (ARG), ma ha anche ha giocato bene. Senza Messi, C’è quindi un entusiasmo che ha le sue motivazioni, ma credo anche che bisogna rimanere con i piedi per terra, perchè non sarà affatto facile contro le ‘poderose’ nazionali di tutto il Mondo”.

Il profilo Instagram di Jorge

Vede la possibilità di un successo finale?

“Possibilità di successo ci sono. Io credo che l’Argentina sia allo stesso livello di Brasile, Italia, Germania, Francia, Inghilterra, Spagna, nazionali che già sono state campioni del mondo e sempre partono con un certo favoritismo rispetto alle altre. Ora, come dicevo prima, c’è molto entusiasmo attorno alla Selección, ma ripeto, il mondiale è rappresentato da nazionali molto forti e con molti protagonisti di livello. In più di giocherà a dicembre, impossibile prevedere lo stato di forma e di stanchezza di quel periodo. Speriamo che la Nazionale argentina possa mantenere questo livello di qualità”.

Maradona e l’Argentina. Come è stato vissuto il calcio argentino dopo il primo anniversario della morte di Diego?

“Bella domanda. Quando Diego Maradona si è ritirato dal calcio noi tutti pensavamo che mai più avremmo visto nessuno simile a Diego, e che la nazionale argentina sarebbe stata orfana di una figura tale di quel livello. Per fortuna non è stato così. Diego agli argentini manca tantissimo, ma la realtà è che si sono succeduti grandi giocatori, soprattutto Messi, che è colui che più si avvicina al Diez. Ma il più grande che abbia mai visto in campo è stato Diego”.

“Il calcio argentino è in una fase di rinnovamento. Succede a tutte le squadre di trovarsi a un cambiamento generazionale non all’altezza, ma vedo che la Selección propone di continuo sempre buoni organici. È vero che siamo stati tanti anni lontano dal vincere coppe, ma è anche vero che abbiamo partecipato a due finali di Copa America e una di Copa del Mundo contro la Germania in Brasile.

L’Argentina è sempre protagonista con grandi giocatori, ma non sempre si può vincere. Vedremo se questo equipo che sembra avere qualità vincenti, potrà ripetersi dopo il trionfo del Maracanà, contro il Brasile in Coppa America. Vedremo se si accadrà anche nel mondiale. “

Grazie Jorge per la tua disponibilità, a presto!

In collaborazione con Eve Malmoria


calcioargentino.it

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