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91 anni, 18 campionati del mondo alle spalle, un viaggio che parte come corrispondente nel descrivere le gesta di Pelè in Svezia 1958 e che arriva a Lio Messi. Enrique Macaya Márquez non è solo un giornalista sportivo ma una vera e propria istituzione argentina. Presente alla conferenza stampa di Scaloni nel pre-Giordania, il Dt gli rende l’onore di porgere le due domande che tutti vorrebbero fare: “Giocherà Messi? E la quale sarà la formazione titolare?. E per Scaloni non puòche fargli piacere, persona sensibile qual’è. “Enrique, grazie che mi hai fatto queste domande, è un piacere per me vederti qui. È un grande onore rispondere a te che hai coperto 18 mondiali. Incredibile. Anche quando giocavo tu eri una eccellenza del giornalismo. Bene, ti rispondo alla domanda. Leo siederà in panchina. Te lo dico a te…ma non so se lo avrei fatto se me l’avessero chiesto altri. Per quanto riguarda la formazione, decideremo domani“.

Si potrebbe terminare qui ma ci sono protocolli abbastanza rigidi da rispettare e la conferenza va inevitabilmente avanti. Col ricordo di Scaloni e Tagliafico (anche lui presente in sala stampa) al popolo venezuelano dopo il terrificante terremoto di pochi giorni fa. “Prima di tutto voglio mandare tanta forza a tutto il popolo venezuelano. È molto triste quello che si sta vedendo. Stanno attraversando un momento duro e speriamo che tutti i Paesi possano dare il loro supporto”.

INNOVAZIONI. “Il futból è cambiato nel calcio? Ci sono molte cose che hanno cambiato nome. Chiunque abbia la mia età o più dirà: ‘Ma io questa cosa la facevo e la chiamavano in un altro modo’. Molto difficile inventare qualcosa che nessuno abbia mai fatto. E poi ora tutto si vede. Uno può proporre qualcosa, ma hai la possibilità di fare un’altra mossa. È una partita a scacchi, il calcio. A molte cose hanno cambiato nome. Se noi lo chiamiamo “interno” o “misto”, sono le stesse cose di anni fa».

CAMBI. “Bisogna sempre prendere precauzioni rispetto alle caratteristiche dell’avversario. In questo Mondiale si sta vedendo che ci sono nazionali che giocano in modi diverso arrivando a buoni risultati. Turnover? Grande merito di tutto ciò che è stato fatto va a tutti i ragazzi che sono sempre disponibili e si allenano al massimo, anche chi non gioca da titolare. Credo che quando c’è l’occasione vada dato spazio anche ai giocatori che meritano anche di entrare. E l’idea è che la squadra giochi allo stesso modo”.

IMPEGNO. “Giocare con addosso questa maglia impone un impegno massimo da parte di tutti. Questa camiseta implica dare tutto in campo e cercare di vincere sempre. Per questo manteniamo lo stesso impegno del primo giorno, anche se siamo già qualificati da primi. La decisione su chi giocherà non è legata a chi toccherà nel prossimo incontro. Vediamo i giocatori ogni giorno e decidiamo partita dopo partita. A me quello che interessa è che la gente si senta identificata con la proposta della squadra, che abbia la sensazione che la Selezione li rappresenti”.

GIORDANIA. “La Giordania è un buon avversario e la nostra intenzione sarà avere palla e sottometterli attraverso il possesso; i giocatori in attacco dell’avversario sono veloci e dovremo tenerne conto. Vediamo come va la gara. Nel caso potremmo approfittarne per testare sistemi; la Giordania di solito gioca con cinque difensori, ed è un sistema che implica un movimento diverso se si gioca con una linea di quattro. Abbiamo lavorato anche su questo e la squadra non dovrebbe avere problemi a modificare qualcosa in corso d’opera”.

Redazione

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