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Un balletto in stile Dibu Martinez e può iniziare la festa nel ‘silencio atroz’ del Maracaná. Accolto con mille dubbi a La Plata, criticato quando le cose andavano male, oggi Fernando Muslera è su tutte le prime pagine sportive del Subcontinente. In senso positivo. Nonostante le 40 primavere, l’ex arquero di Lazio e Galatasaray disputa la sua personale partita perfetta all’interno della partita perfetta di squadra, parando i sassi nel secondo tempo quando l’Estudiantes arranca in dieci, e ipnotizzando dagli undici metri cecchini del calibro di Bruno Enrique, Paquetá e Jorginho. Livello mondiale. “Sento orgoglio e felicità”, commenta a caldo dopo la gran partita disputata. “A livello personale, il calcio ti dà sempre un’altra possibilità. Sono grato a tutti i miei compagni, a tutte le persone che lavorano nel club, a chi è venuto e anche a chi non ha potuto. Abbiamo lottato tanto per questo sogno. Questa la partita la colloco nelle prime tre più importanti nella mia carriera, assiema a quella col Ghana nel mondiale e la finale di Copa America. Ho avuto poche possibilità di giocare la Libertadores e oggi vincere una semifinale, la mia prima semifinale, essendo ‘figura del partido, è una grande soddisfazione. Ma secondo me tutta la squadra ha meritato di essere ‘figura del partido’. E’ per forza una partita speciale contro il Flamengo al Maracaná. Ho la gioia di realizzare un sogno, a prescindere da come possa andare, bene o male“.

Naturalmente orgoglioso della risposta della squadra anche l’allenatore Alexander ‘Cacique’ Medina, che ora può tirare un sospiro di sollievo dopo aver eliminato una delle due favorite alla vittoria finale come il Flamengo. “La gioia per ciò che abbiamo raggiunto è immensa. Arrivare in finale di Copa Libertadores non è un’impresa da poco, specialmente per squadre che non sono brasiliane. L’Estudiantes si è guadagnato meritatamente il posto in questa finale. Abbiamo disputato un ottimo primo tempo, ma la situazione si è complicata dopo cinque minuti dall’inizio della ripresa, in seguito al cartellino rosso. Eppure, questa squadra ha dimostrato carattere, personalità, cuore e tanto coraggio. I nostri giocatori, davvero eccezionali, sono riusciti in un’impresa ardua: tenere testa a un avversario di alto livello. È già difficile giocare undici contro undici; figuriamoci farlo in undici contro dieci per quasi tutto il secondo tempo.”

«Come allenatore ho diretto quattro Coppe Libertadores. Oggi per me era importante riuscire a superare questa fase. Ci aveva riempito di speranze questa partita. Oggi abbiamo giocato contro una squadra pazzesca. L’altro giorno ho guardato la panchina dei sostituti e mi veniva da piangere. Ce l’abbiamo fatta grazie alla nostra garra. Se oggi siamo in finale è perché il club è perfettamente allineato con la parte tecnica. A volte il percorso è la ricompensa. Non abbiamo ancora conquistato assolutamente nulla, ma nessuno ci toglierà le emozioni di questi bei momenti».

“Sono felice di tutto. Questo è il risultato di un enorme sforzo collettivo: dai dirigenti e dal presidente fino ai giocatori, allo staff del club e ai tifosi. Questo risultato è anche la conseguenza della bella partita di andata giocata sette giorni fa a Buenos Aires. Ora, per la prima volta dopo 17 anni, torniamo in finale. La felicità è immensa.”

Redazione

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