Se non sei allineato al pensiero del regime, ti eliminano. Sembra essere questa la politica della Federazione futbol argentina dopo gli screzi indiretti contro il River Plate e il giocatore della Selección Argentina, Nico Tagliafico, che hanno osato rivolgere critiche al sistema. Qualche giorno dopo la grande festa dell’addio di Leo Messi al Monumental è uscito infatti un comunicato al vetriolo dell’impresa Marketing Sports, assoldata dalla AFA per organizzare il complesso omaggio al campione più vincente della storia del futbol argentino, che ha scosso l’ambiente. Commozione ed emozioni a non finire per l’addio della leggenda della Selección ma dal punto di vista tecnico, non tutto sembra essere andato per il meglio. L’impresa accusa la non collaborazione del Club Atlético River Plate nella realizzazione dei vari spettacoli previsti e realizzati prima, durante e dopo l’amichevole contro il Benin. Nello specifico, la Marketing Sports denuncia la rimozione del megaschermo a led appena tre giorni dopo l’annuncio ufficiale dell’amichevole, la mancata autorizzazione nel posizionare un palco a centrocampo – con le conseguenti esibizioni musicali eseguite negli spazi attigui alle panchine -, l’impossibilità di gestione di audio e illuminazioni nelle esibizioni musicali durante l’intervallo, nonché il breve blackout verificatosi durante l’esibizione della band ‘Gruppo Cali’. Accuse pesanti, avvallate e fomentate dall’AFA. Anche dopo lo ‘sgarbo’ nei giorni precedenti del River nei confronti dell’AFA di non devolvere l’incasso della partita verso un’associazione benefica – di dubbie referenze – indicata dalla Federazione stessa. Una situazione che per certi versi richiama l’annosa querelle tra il club millonario e la AFA dopo le critiche del presidente Di Carlo e la decisione di non partecipazione agli incontri del Consejo Executivo federal fino a riforme concrete.

Defragrata la bomba, il River non è rimasto inerme e ha diramato un forte comunicato, respingendo al mittente le accuse e smontando ad una ad una le azioni contestate.
Punto 1: ‘Il River ha annunciato pubblicamente la rimozione dela maxischermo l’8 luglio, mentre la decisione della federazione di giocare l’amichevole contro il Benin per l’addio di Messi è stata il 15 settembre’.
Punto 2: ‘L’organizzazione delle luci e dell’audio erano completamente a carico dell’impresa. Il River ha offerto la collaborazione di un addetto. Solo la il perimetro alto dello stadio era di competenza della supervisione del club’.
Punto 3: Il River ha sollecito l’utilizzo di un gruppo elettrogeno, come succede al club in ogni partita interna. La produzione ha deciso di non provvedere’.

Punto 4: I gruppi musicali presenti alla serata hanno dovuto usare gli spazi interni del Monumental adibiti agli uffici amministrativi in mancanza di camerini, come solitamente si usa nei concerti di carattere mondiale in cui il Monomental è ambitissima location’.
Punto 5: ‘La riunione tra River e impresa per coordinare il supporto organizzativo si è svolta solamente il giorno prima, denotando una sorta di improvvisazione per un evento di tale portata’.
Punto 6: ‘Il River è abituato ad ospitare partite e concerti con uno standard molto elevato in cui il River è unico responsabile. In questo caso l’organizzazione è stata a carico dell’AFA e dell’impresa di produzione, il cui risultato è stato inadeguato e mostrato in tutto il mondo’.
La risposta AFA? Secondo alcuni giornalisti la Selección non giocherà più al Monumental. Anche per i continui insulti anti-Tapia che si sono sollevati dai tifosi millonarios durante le due amichevoli – che di certo rispecchiano la relazione fratturata da River e AFA -, non trovati certamente di buon gusto dai vertici della Federfutbol. Si starebbe pensando per il prossimo futuro di giocare a La Plata, al Estadio Unico, ristrutturato negli ultimi mesi dalla Federazione stessa.
TAGLIAFICO. Ma se non bastasse il polverone sollevato dal River, ecco che Tagliafico ci mette il carico da dieci con una intervista televisiva diventata virale. Il terzino ex Banfield ed Independiente, trionfatore nell’ultima Copa conquistata dal Rojo di Avellaneda nel 2017 al Maracaná di Rio de Janeiro, in occasione della tripla amichevole della Selección ha detto la sua sull’attuale situazione del fútbol argentino:“Guardo molto poco il calcio argentino, probabilmente per gli orari, ma anche perché ho iniziato a perdere quell’amore per il calcio argentino”.
“Avverto la diminuzione della qualità rispetto a quando giocavo. Io sono cresciuto con l’Apertura e la Clausura di 20 squadre. E oggi è difficile capire di come giocano, a 30 squadre, il Gruppo A, Gruppo B. e come si collegano tra loro. Vedi questa confusione e inizi a perdere un pochino di quell’amore. E tornare al calcio argentino va un po’ di pari passo. Dipende se cambierà qualcosa da qui in futuro”.
Non si lascia perdere l’occasione l’ex presidente del Rosario Central – legato, tra l’altro, a doppio filo con il presidente Tapia -, Ricardo Carloni, che difende a spada tratta l’AFA in una difesa d’ufficio degna del miglior avvocato federale: “Il calcio argentino è appassionante. Tutti i club competono per qualcosa e i 30 club in Primera sono votati dai dirigenti di ogni club. Se Tagliafico ha perso l’amore dovrebbe rinunciare alle convocazioni dell’Argentina. ‘Essere ingrato’ dice tutto della sua persona”.
Di chi spada ferisce, di spada perisce, si potrebbe dire in questo caso. Sulla difesa di un sistema calcio avvallato soltanto da alcuni rappresentanti del Consejo Executico ma rigettato dalla maggior parte delle tifoserie. La colpa più grande di questa AFA è senza ombra di dubbio l’onnipotente presunzione di svolgere un buon lavoro, zittendo la voce dei ‘dissidenti’ e abbandonandoli al proprio destino lontano dalla federazione. La verità, venuta già a galla nell’impiccio Estudiantes-Rosario Central anche dalla stampa più neutrale, è che, senza dubbio, sarà una questione di tempo prima che il sistema argentino arrivi al collasso. Occorrono riforme urgenti e maggior trasparenza, a cominciare dall’apparato arbitrale, oggi troppo condizionato dalle correnti politiche dei piani alti. Ma forse, prima occorrerebbe un bel bagno di umiltà sempre nei piani alti, nel capire che le critiche, che da più parti arrivano, forse un minimo di fondamento ce lo potrebbero anche avere.
