Sembra non aver fine lo sprofondo del Racing che nella notte offre una nuova prova sconcertante perdendo in casa contro l’Atletico Tucuman tra i fischi del Cilindro de Avellaneda. Doveva essere la riscossa dopo il momento negativo, ma la prova della notte scorsa si dimostra di nuovo fallimentare per il Dt Vojvoda. Salvato al 14′ dopo la parata del portiere Cambeses, il Racing va sotto nel punteggio dieci minuti dopo a causa del tiro a giro di Godoy, che si insacca inesorabile nel sette. Qui Vojvoda lancia un messaggio chiaro alla squadra con le sostituzioni al 30′ minuto di Zaracho e Lodico per Ortegoza e Mijetevic, nel tentativo di riorganizzare il centrocampo, ma nello stesso modo, certificando di aver sbagliato formazione. Nella ripresa il Racing scende in campo determinato a cercare il pareggio contro un Atlético Tucumán che si abbassa per difendere il vantaggio. Dopo sette minuti occasione per Lodico, dopo rilancio sbagliato della difesa, ma il tiro è respinto dal portiere Ingolotti. La Academia continua a spingere, cercando varchi nel compatto blocco difensivo del Tucumán, sfiorando il gol al 12° minuto con Vergara, il cui tiro si spegne di poco a lato, e con ‘el maravilla’ Martinez, che di testa sul secondo palo trova un attento Ingolotti. Il gol è nell’aria e appare maturo al 26′: mischia in area e Leo Pérez è il più lesto di tutti a mettere sotto la traversa. Il Cilindro sospira di sollievo, anche ma non durerà a lungo. Dopo l’1-1 la Acadé continua a premere, senza però trovare spunti per il vantaggio, che ora parrebbe meritato. E’ invece la squadra di Falcioni (ex tecnico Independiente) a trovare lo spunto al 93′ per la clamorosa vittoria con Ramiro Ruiz, che sottoporta appoggia in rete un assist al bacio di Compagnucci. Revisione Var per determinare la bontà del gol e fischi copiosi per tutti dopo la conferma dell’1 a 2. Dopo la quinta sconfitta nelle ultime sei partite vacilla, e non poco, la panchina di Vojvoda al Racing, che ora fa rimpiangere l’amato Costas. Dura contestazione e insulti dei tifosi al presidente Diego Milito, nel punto più basso del suo ciclo dirigenziale.
