Ore di profonde riflessioni in casa River. La terza sconfitta consecutiva in queste prime sei partite di Torneo Apertura incendia l’ambiente millonario facendo sprofondare il club nell’imbarazzo più totale, considerando anche la mancanza cronica di identità e unione di spogliatoio, caratteristiche proprie del credo calcistico di Gallardo. E Il lavoro dell’intoccabile Muneco, dopo il nuovo record di 13 sconfitte in 20 partite che non veniva eguagliato dal 1983, sembra in dubbio per la prima volta dal suo ritorno. Doveva essere l’anno della riscossa dopo la pessima scorsa stagione ma i risultati dicono che il presente è anche più grave di quello già visto l’anno scorso, dopo che la squadra è precipitata in decima posizione nel gruppo B del Torneo Apertura ed è ventunesima su 30 squadre nella classifica Anual. Numeri da retrocessione, catastrofici, che non possono lasciare indifferente un club dal blasone del River Plate. Occorre fin da subito cambiare radicalmente registro.
Ora Gallardo è al bivio: continuare con l’orgoglio di voler cambiare il destino a proprio modo o lasciare l’incarico per il bene del club tanto amato? A tal riguardo, la responsabilità del presente orripilante del River deve per forza equalmente condivisa col neopresidente Di Carlo, che, nonostante i fallimenti sportivi del 2024/25, nella sua prima decisione da numero uno del club nello scorso dicembre decideva di prolungare il contratto a Gallardo tra lo stupore generale. Ora la situazione è nelle mani del Dt, e nella serata di oggi prima dell’allenamento serale si sapranno meglio le sue intenzioni: rimarrà a guida della prima squadra o avrà il coraggio di farsi da parte?
