Non è clinicamente sempre consigliabile andar sotto di due gol – o farsi rimontare – per dimostrare che questa squadra non molla fino al triplice fischio finale. Lo si era già capito. E non è che nel mondo del fútbol sia un elemento trascurabile, anzi. Ma probabilmente ieri sera si è andato oltre il consentito. Sotto due gol, con Messi che sbaglia il secondo rigore consecutivo; si ha avuta la chiara impressione che questa volta non c’erano santi in paradiso ad aiutare Lio e compagni. Poteva capitare, anzi, si è andati a tanto così dal dover fare il check-in per il volo di ritorno. L’Egitto, che con i soli due tiri in porta fa due gol – tre, se consideriamo il gol annullato -; col portiere egiziano che para pure le mosche (colpo di testa di Romero e diagonale di Alvarez); con un vago sentore che gli attaccanti argentini stiano lì per sbaglio; con una difesa che prende gol da Algeria, Giordania, Capo Verde ed Egitto, e la con ‘prima serata storta’ di Messi: tutti elementi che dimostrano una volta in più, che nonostante le 39 primavere, Messi è ancor più in forma rispetto a Qatar 2022. Ed è proprio questo il punto. Al diavolo gli altri dieci giocatori, Messi deve giocarle tutte, deve battere tutti i calci d’angolo, deve tirare tutte le punizioni, deve puntare l’uomo, deve segnare come mai ha fatto in carriera. Non si deve assolutamente infortunare e guai se starnutisce: con i suoi 39 anni potrebbe avere un’evoluzione che non ti aspetti. Messi si è preso l’Argentina, sicuramente, ma forse è più l’Argentina che si è preso Messi. Perchè dopo lui, c’è l’oblìo. Il nulla che avanza [cit.]. Solo dopo il gol di Enzo Fernandez del 3-2 si è avuto la sensazione che Lio tirasse un sospiro di sollievo. Non tanto per il risultato, ma forse perchè qualcuno aveva preso l’iniziativa senza rompergli troppo le scatole.
