Osvaldo Ardizzone è stato uno stimato giornalista e scrittore argentino, che dal 1950 al 1977 ha lavorato per lo storico periodico sportivo El Gráfico. Nel 1966 la testata lo inviò a seguire la Selección ai Mondiali in Inghilterra, e quella che segue è una parte del bollettino che spedì da Birmingham dopo la vittoria per 2-1 contro la Spagna: “È come tornare da una sbornia. Come risvegliarsi da un lungo torpore. È come rivedere un amico dopo vent’anni di assenza e ritrovarlo vent’anni più giovane. Per questo non m’interessa sapere cosa accadrà domani, perché voglio continuare a perpetuare la gloria di quei novanta minuti indimenticabili, di quei novanta minuti che mi sono entrati negli occhi, nei sensi, nella mente. Una squadra non è davvero una squadra solo perché dispone di un bel gioco. È una squadra quando scende in campo per qualcosa, quando è spronata da un impulso spirituale che la obbliga a combattere, a lottare, a sentirsi strettamente unita da un sentimento comune a tutti i suoi uomini. Quando nessuno si sente inferiore a nessuno. Quando nessuno si sente meno forte di nessuno. Meno capace di nessuno. Questa è stata l’Argentina”.
In quella Coppa del Mondo l’Albiceleste fu eliminata dall’Inghilterra ai quarti di finale, ma quella vittoria contro la Spagna fu piuttosto inaspettata. La squadra era sprovvista di talenti: il suo capitano e dieci della squadra, Antonio Rattin, era un centrocampista con poca tecnica e tanta sostanza, la cosa più lontana da un diez. Dopo 60 anni l’Argentina tornerà ad affrontare la Spagna in un Mondiale, questa volta con una squadra competitiva, un diez vero, ma con un gruppo che condivide quella voglia, quel carattere, quel sentimento comune di cui raccontava nel suo bollettino Ardizzone. Le generazioni di calciatori inevitabilmente cambiano con il passare dei decenni, ma quello spirito è e sarà sempre parte integrante di quella terra che nasce sulle rive del Río de la Plata e si allunga a sud fino ai ghiacciai della Patagonia.
Siamo all’ultimo tango: la finale del Mondiale 2026 sarà Spagna-Argentina, in programma domenica 19 luglio alle 21:00 (ora italiana) al MetLife Stadium di East Rutherford, in New Jersey, non lontano da New York. L’impianto può contenere oltre 80.000 spettatori e normalmente è la casa dei New York Giants e dei New York Jets della NFL. L’arbitro della gara sarà lo sloveno Slavko Vincic, che in questa Coppa del Mondo ha già diretto Brasile-Marocco, Giordania-Algeria e Messico-Ecuador; a Qatar 2022 aveva arbitrato la Selección all’esordio contro l’Arabia Saudita.
La Spagna raggiunge la finale da campionessa d’Europa in carica rispettando le attese del pronostico, con una struttura rodata e una proposta di gioco coerente e riconoscibile. Con la Francia, in semifinale, la vittoria per 2-0 è stata una dimostrazione di superiorità tattica, contro una squadra che almeno sulla carta sembrava favorita. La proposta del ct De La Fuente parte da un 4-2-3-1, con una linea difensiva alta e un’abilità notevole nel palleggio, con Rodri come direttore d’orchestra: durante questo Mondiale ha ritrovato una condizione fisica e mentale che ci riporta al giocatore che vinse il Pallone d’Oro nel 2024. A centrocampo Fabian Ruiz è riuscito a togliere il posto al più quotato Pedri, grazie a grandi prestazioni in fase di non possesso e inserimenti intelligenti. La stella assoluta de la Roja è però Lamine Yamal, che a soli 19 anni ha già dimostrato di avere i mezzi per imporsi tra i migliori calciatori al mondo, ma è arrivato in questa Coppa del Mondo dopo un infortunio e non è al massimo della forma.
Per l’Argentina il percorso è stato accidentato, con un gioco che non ha convinto, ma compensato dalle clamorose prestazioni di Messi e in generale dalle risposte di carattere che hanno portato a diverse rimonte straordinarie. L’ultima è stata contro l’Inghilterra in semifinale, dove però abbiamo anche visto la migliore partita dell’Albiceleste. Il ct Scaloni dovrebbe ripartire dal 4-4-2 visto nelle ultime gare, con qualche cambio possibile in alcuni ruoli chiave. Tra i pali ci sarà il Dibu Martínez; la coppia di difensori centrali sarà composta dal Cuti Romero e da Lisandro Martínez; a Tagliafico spetterà il poco invidiabile compito di arginare Lamine Yamal sulla fascia sinistra, mentre a destra c’è il primo ballottaggio tra Molina e Montiel, con il primo che fino ad ora è sempre partito dall’inizio. Quella per Scaloni e il suo staff sarà una scelta delicata, perché su quel lato la Spagna schiererà Alex Baena, forse il migliore in campo contro la Francia. A centrocampo appaiono intoccabili Enzo Fernández, Mac Allister e Paredes, mentre de Paul si gioca il posto da titolare con Giuliano Simeone. In attacco il capitano Lionel Messi sarà affiancato da Álvarez.
Il parziale dei confronti tra Argentina e Spagna conta 14 precedenti, con sei vittorie ciascuna e due pareggi. L’unica occasione in cui si sono affrontate in un Mondiale è stata nel 1966. L’ultima partita disputata è stata nel 2018, quando la Roja travolse per 6-1 l’Albiceleste di Jorge Sampaoli. In caso di vittoria per l’Argentina sarebbe la quarta Coppa del Mondo e la seconda consecutiva da mettere in bacheca, impresa riuscita soltanto all’Italia e al Brasile; per la Spagna sarebbe la seconda vittoria di una Coppa del Mondo in due finali disputate. La gara sarà trasmessa in chiaro su Rai 1 e in streaming su RaiPlay e DAZN.
Probabili formazioni
Spagna: Unai Simon; Pedro Porro, Cubarsi, Laporte, Cucurella; Rodri, Fabian Ruiz; Yamal, Olmo, Baena; Oyarzabal. Allenatore: De La Fuente.
Argentina: Dibu Martínez; Molina, Cuti Romero, Lisandro Martínez, Tagliafico; Giuliano Simeone, Paredes, Mac Allister, Enzo Fernández; Messi, Álvarez. Allenatore: Scaloni.
