Se anche Rodrigo De Paul deve chiarire la propria posizione e quella dei suoi compagni ai microfoni dei giornalisti di fronte alla questione del ‘Chiqui’ Tapia, allora vuol dire che la questione è più marcia di quello che si possa pensare. Ma allo stesso tempo, che c’è speranza per il futuro. «Siamo venuti qui per giocare a calcio, non per fare politica. Siamo calciatori, non ci occupiamo di politica e non la comprendiamo da quella prospettiva. Ci piace essere giudicati per quello che facciamo in campo. A volte, siamo un Paese che, invece di unire, distrugge e crea controversie». Un incendio che De Paul ha sentito il dovere di spegnere quanto prima che il fuoco divampasse irreparabilmente nello spogliatoio dei campioni del mondo.
Ma cos’era successo? Di fronte alle vicende legate alla Federazione argentina, nell’ambito delle inchieste giudiziarie – che dovranno chiarire dove siano finiti le centinaia di milioni di dollari evasi al fisco e spariti dal bilancio federale -, i giocatori della Selección hanno deciso di prendere le distanze da Tapia, il presidentissimo. Fa specie, a riguardo, la strana dimenticanza in questa doppia finestra della classica foto di Tapia assieme a Messi e De Paul mentre insieme sorseggiano il mate. Un’assenza non proprio casuale. De Paul e Paredes, portavoci di Tapia, avevano proposto al gruppo le richieste del Chiqui, ovvero, indossare la t-shirt in appoggio al presidente come era già avvenuto, da imposizioni federali, nel 10° turno di Liga Profesional. Ma ‘el Dibu‘ Martinez, Enzo Fernandez e Julian Alvarez, probabilmente più ‘scaltri’ degli altri compagni, e forse avvertiti del malumore interno sempre crescente nei confronti del presidente federale, avevano declinato fermamente l’invito. Di fatto, eravamo ad un passo dalla frattura dello spogliatoio, che poteva compromettere tutto il cammino di Scaloni a pochi giorni dall’inizio del mondiale. Da qui la necessaria smentita ufficiale di De Paul ai giornalisti, che congelava la questione e che informalmente prendeva le distanze da Tapia.
Troppo grande la tentazione di Tapia di farsi pubblicità attraverso la ‘gallina dalle uova d’oro’, l’unico ‘giocattolo’ federale ancora credibile dagli argentini. Ma per fortuna, la dignità di non farsi influenzare da fattori esterni, esiste ancora tra i giocatori della Selección. O meglio, in alcuni.
