Negli ultimi 25 minuti succede di tutto. Succede che Arrauabarrena, allenatore del Boca azzecca i cambi e stravolge completamente la partita, rimontando e battendo 3-2 il Racing al termine di un pazzo quarto di finale di Copa Argentina. Una impresa che ha il sapore di una finale vinta, per i molteplici capovolgimenti di risultato e per l’intensità delle due squadre mostrata nei 96 minuti. A fine partita ‘el Vasco’ è eccitato e raggiante per l’impresa appena compiuta, ma anche abbastanza lucido per l’analisi che compie.
“È stata una tipica partita di Coppa, con due squadre che, con approcci diversi, cercano di vincere”, commenta il dt xeneize. “Abbiamo provato a portarci in vantaggio, ma loro hanno segnato sul primo calcio piazzato. Abbiamo continuato ad andare avanti ma senza molte idee. Non avevamo idee chiare, siamo arrivati in area e ci è mancata la lucidità” Aggiungendo poi: “Nel secondo tempo, dopo appena due minuti, hanno segnato di nuovo su calcio piazzato; dobbiamo migliorare su questo aspetto. Abbiamo allora puntato al risultato, a prescindere dalla qualità della prestazione. I ragazzi sono entrati bene e, dopo il primo gol, la partita è girata. Abbiamo attaccato sulle fasce con due punti di riferimento come Enner e Merentiel, e i gol sono arrivati in modo simile: cross dalle fasce dove Valencia ha un buon gioco aereo ed è cinico sotto porta.”
“Il discorso all’intervallo? Riguardava di non perdere il controllo, di cercare opportunità sulle fasce e di non commettere falli stupidi che potessero portare a giocate aeree, dato che loro erano più alti di noi. Dopo il primo gol ho visto che la squadra stava attaccando. Il Racing ha cercato di difendere il risultato di 2-1, il che ci ha dato più spazio sulle fasce, ma dovevamo stare attenti sui contropiedi. Abbiamo avuto coraggio nell’interpretare quel tratto di partita”. fortuna e coraggio di mezzo”.
“Mi congratulo con i miei giocatori per la loro capacità di andare oltre l’ostacolo. Abbiamo molte cose da migliorare. Per me è una gioia, ma tutto questo è frutto del lavoro dei giocatori. Non abbiamo vinto ancora nulla, speriamo di continuare su questa strada e di non mollare mai”.
E poi la ‘chicca’ finale: “Sarò sincero, dieci anni fa mi è stato diagnosticato il diabete quando ero qui al Boca. Stavo bene e… per questo mia madre non voleva che tornassi qui. Sa cos’è il Boca, e che qui si vive di continue emozioni. Quando arriverò a casa prometto che lo gestirò e mi calmerò… quando finirà la stagione. Che cosa dico ai tifosi? Li ringrazio per il loro attaccamento, come ho fatto con i giocatori. Che continuino a sostenerci perché io e questi ragazzi cercheremo di dare tutto noi stessi per conquistare qualcosa di importante.”
