I primi giorni del Mondiale 2026 ci stanno tenendo sulle spine: un po’ per il fuso orario poco propizio che posiziona molte partite nella notte fonda italiana, un po’ per le indicazioni contrastanti date dal campo.
Delle “big” scese in campo finora, infatti, solo la Germania non ha steccato, travolgendo per 7-1 Curaçao (seppure con qualche minuto di défaillance dopo il momentaneo pareggio dei caraibici). Per il resto, un opaco Brasile è parso largamente in grave difficoltà contro il Marocco, i Paesi Bassi sono stati beffati dal Giappone e, risultato finora più sorprendente, la Spagna è stata fermata sullo 0-0 da uno strenuo e commovente Capo Verde.
Dal canto suo, l’Argentina si trova con il piede in due scarpe: se i passi falsi delle possibili concorrenti non possono che essere una buona notizia, gli uomini di Scaloni devono cercare di evitare la stessa sorte nel loro esordio, previsto questa notte contro l’Algeria, avversario che può essere una trappola come la fu nel 2022 l’Arabia Saudita.
L’Albiceleste si è avvicinata al debutto in maniera a tratti burrascosa. Le due amichevoli pre-Mondiale, contro Honduras ma soprattutto Islanda, hanno mostrato una forma fisica in miglioramento, ma non hanno chiarito definitivamente la situazione degli infortunati, la cui evoluzione viene valutata di giorno in giorno dallo staff medico della Selección. Sembra, se non altro, che non ci saranno ulteriori sostituzioni nella rosa dei 26 convocati, dopo la chiamata di Marcos Senesi in luogo dell’infortunato Leonardo Balerdi.
Il resto lo sappiamo dalle notizie riportate dai corrispondenti, al confine tra l’indiscrezione e la pretattica: Emiliano Martínez, mostratosi molto dolorante durante gli allenamenti solo qualche giorno fa a causa della frattura a un dito rimediata nella finale di Europa League vinta con l’Aston Villa, sembrerebbe ad oggi quasi pienamente recuperato e arruolabile tra i pali; l’impiego di Cristian Romero, che ha chiuso anzitempo la sua stagione col Tottenham, verrà deciso solo all’ultimo, così come quello di Julián Álvarez che potrebbe cedere, almeno inizialmente, il suo posto come attaccante titolare a Lautaro Martínez per recuperare al meglio dall’infortunio muscolare al polpaccio. Più fuori che dentro invece, per lo meno per il primo match, Tagliafico e Paredes, la cui convocazione è un vero e proprio atto di fede di Scaloni, visto che potrebbero essere costretti a saltare anche più partite della fase a gironi.
Ma quali sono le ambizioni di questa Argentina? Nell’animo dei tifosi e dei giocatori, anche se per questioni di scaramanzia quasi nessuno lo ha ammesso, vive il sogno della conquista della Cuarta, di un’altra stellina che permetterebbe di agganciare nell’albo d’oro Germania e Italia, ma sappiamo benissimo quanto confermarsi da Campioni del Mondo sia ancor più difficile, se possibile, che vincere un Mondiale in sé. Certo l’Albiceleste, ai nastri di partenza, va inserita nel gruppo delle pretendenti, ma non si possono non evidenziare quelle che potrebbero essere le criticità della spedizione americana: oltre a vari elementi che arrivano alla Coppa del Mondo con una condizione fisica non eccezionale, è giusto evidenziare come il ricambio generazionale sia stato molto moderato rispetto al 2022, specie in ruoli in cui sarebbe stato forse necessario spingere un po’ di più per volti nuovi (su tutti, le corsie laterali).
Sicuramente Scaloni e i suoi giocatori faranno leva sul vero superpotere di questa rosa: la coesione. Il gruppo argentino ha saputo, in questi ormai 7 anni di ciclo, affrontare qualsiasi sfida cementandosi attorno alle figure di riferimento, e ogni giocatore, nelle partite giocate con la maglia della Selección, si è sempre trasformato mettendo in campo anche le energie che non aveva, andando oltre i propri limiti. Dovranno cercare di farlo anche questa volta, con qualche difficoltà in più: non avranno più il beneficio di essere considerati degli “outsider” che li aveva in parte aiutati in Qatar e dovranno fare i conti con un altro tipo di attenzione mediatica, anche perché si gioca negli USA, da 3 anni casa di Lionel Messi.
A proposito di Lionel Messi. A tutti era passato per la mente il pensiero che potesse ritirarsi dalla Nazionale dopo aver sollevato la coppa più attesa in quella notte di Lusail, oppure dopo la vittoria della seconda Copa América a Miami nel 2024. Chiudere da vincente, dopo aver finalmente messo a tacere tutte le critiche (spesso e volentieri ingenerose) che lo avevano perseguitato nella sua ventennale parabola con la maglia della Albiceleste. E invece no: la Pulga ha voluto continuare a dare il proprio contributo, a mettersi in gioco e in discussione. Troppo forti l’attaccamento ai suoi colori, il legame con questo gruppo, e un certo debito di riconoscenza verso Lionel Scaloni, il commissario tecnico che più di tutti ha saputo capirlo e cucirgli addosso un ruolo a lui congeniale. L’avvicinamento a questo Mondiale non ha fatto eccezione: Messi è stato gestito conformemente alle sue condizioni e alla difficoltà dell’avversario, riuscendo a costruire una squadra che funziona anche senza il suo numero dieci ma che, nei momenti clou, sa di poter contare su di lui.
Quest’Argentina può sognare il bis Mondiale? Anche se non da favorita numero uno, la risposta secondo me è sì: organico e allenatore sono all’altezza, anche se c’è qualche punto interrogativo su condizione fisica e un gruppo che, in vari dei suoi elementi, potrebbe essere a fine corsa. Il resto dovrà farlo la mistica mondiale, che tanto aiutò l’Albiceleste nel 2022: se Messi e compagni sapranno ricreare quel cerchio magico visto in Qatar, senza subire le pressioni mediatiche e le aspettative del pubblico, l’ultimo capitolo di questo gruppo (che ha già scritto la storia della Nazionale argentina) potrebbe essere un finale glorioso.
