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Dalle promesse iniziali allo sfacelo del presente: storia di una gestione attiva fuori dal campo ma finora inadatta sportivamente.


Diego Milito presidente al Racing Club non è sicuramente una figura passiva. Prima delle trionfali elezioni ha girato l’Europa andando ad incontrare i responsabili e i direttivi di tantissimi club per portare al Racing quel tipo di cultura e di organizzazione. Il presidente può sicuramente sciorinare una serie di opere importanti per il consolidamento del Club come un collegio acquistato per dare una posto dove stare ai ragazzi delle giovanili, il “Centro de Alto Rendimiento” a Ezeiza ormai prossimo al completamento e la professionalizzazione di diverse aree gestionali. Dal punto di vista del marketing si è segnalato per il ritorno di Nike come sponsor tecnico e in generale può rivendicare una crescita istituzionale concreta. Ma quando il discorso si sposta sul calcio, cioè sul motivo per cui il Racing esiste agli occhi della maggior parte dei suoi soci e dei suoi tifosi, la fotografia è molto diversa.

Milito diventa Presidente del Racing Club nel dicembre 2024 e il club era appena tornato a vincere un titolo internazionale dopo 36 anni alzando in Paraguay la Copa Sudamericana dopo un’entusiasmante 3-0 rifilato al Cruzeiro. 20 mesi dopo è ultimo nella propria zona del Clausura, 24° nella tabla anual e fuori dalle coppe per il 2027. Dopo la penosa sconfitta con l’Huracán, la sesta nelle ultime sette partite, Milito e Saja hanno deciso di confermare Juan Pablo Vojvoda alla guida della squadra dopo un incontro avuto col tecnico e sentiti i senatori del gruppo ma il margine concesso al tecnico è stretto: prima Sarmiento, poi soprattutto il quarto di finale di Copa Argentina contro il Boca decideranno il futuro di questo corso tecnico.
Oggi è veramente difficile immaginare, da ogni punto di vista, una distanza più grande tra il Racing ereditato da Milito e quello che attualmente guida.

Milito diventa presidente, a furor di popolo, il 15 dicembre 2024 dopo aver sconfitto Víctor Blanco. La sua candidatura era costruita intorno all’idea di un cambio di paradigma: meno improvvisazione, maggiore professionalizzazione, minor amichettismo, nuove strutture e, soprattutto, un Racing capace di competere stabilmente ai massimi livelli. La parola aleggiante ma non detta era una: Libertadores. Il concetto centrale della sua campagna è stato quello del “salto di qualità” istituzionale e sportivo.

La prima scelta forte di Milito fu Sebastián Saja come responsabile della Segreteria Tecnica, mentre la nuova dirigenza cercò di costruire una struttura più articolata anche al di fuori del calcio professionistico. E qui bisogna riconoscere a Milito un merito che oggi, nella polemica quotidiana, rischia di essere completamente oscurato visto che il progetto infrastrutturale non è stato soltanto uno slogan.

Il nuovo Centro de Alto Rendimiento di Ezeiza è un progetto da 33 ettari, con oltre 30.000 metri quadrati di interventi e un edificio principale di circa 5.000 metri quadrati. È destinato a riunire Primera, Reserva e struttura sportiva in un unico polo con campi, palestra, aree mediche, idroterapia, recupero, analisi video e uffici della Segreteria Tecnica. L’opera dovrebbe vedere la luce ad inizio 2027 ed è chiaramente la materializzazione della visione di un club moderno che Milito ha imparato e assimilato in Europa. Anche l’acquisto e la ristrutturazione del nuovo edificio del Colegio Racing Club è una realtà per il club. L’investimento complessivo è stato di 1,42 milioni di dollari e la struttura è stata inaugurata a Marzo. E’ innegabile che dal punto di vista del consolidamento patrimoniale e strutturale del club Milito abbia fatto e stia facendo un ottimo lavoro. Sportivamente parlando l’inizio è altrettanto promettente dato che a febbraio 2025 il Racing conquista la Recopa Sudamericana battendo il Botafogo nella doppia finale.

È il primo trofeo della presidenza Milito e segna una circostanza storica: Milito è il primo a vincere con il Racing in tre ruoli diversi: giocatore, segretario tecnico e presidente. Ovviamente quel titolo non è un figlio diretto del nuovo corso sportivo del Chino Saja ma è il canto del cigno del ciclo di Costas che con la stessa rosa aveva alzato la Copa Sudamericana qualche mese prima e questo è diventato drammaticamente evidente nei mesi seguenti. Ad ogni modo, il 2025 del Racing è un anno positivo dove che vede il conjuncto di Avellaneda arrivare in semifinale di Libertadores e chiudere il campionato al secondo posto.
Questo è stato un momento dirimente nella giovane storia della presidenza Milito. L’ottimo momento storico che attraversa la squadra e che doveva essere la base per tornare ad essere una grandissima dell’Argentina e poi del subcontinente si è rivelato invece un picco irripetibile.

Il 3 settembre 2026, con il Racing già precipitato in una crisi sportiva evidente, Milito è tornato sul famoso “salto di qualità” dicendo che lui si riferiva principalmente alla vita istituzionale del Club, al collegio, a Ezeiza, alla della professionalizzazione, a Nike e al lavoro con i giovani che nel frattempo ha regalato la finale purtroppo persa dalla Sub-18 al Trofeo Al-Ándalus pochi giorni fa. La retromarcia di Milito ha incendiato gli animi già indispettiti del tifo perché se il salto di qualità è istituzionale, allora il problema è che la parte sportiva del progetto non ha seguito lo stesso percorso e nel frattempo il Racing si è smontato pezzo dopo pezzo.

Nel calcio, del resto, il problema non è mai chi va via ma chi arriva la posto dei partenti e i mercati condotti da Saja fino ad oggi hanno costantemente peggiorato la rosa. Il Racing ha progressivamente perso gli elementi della squadra che aveva conquistato la Sudamericana e raggiunto la semifinale di Libertadores salutando capisaldi come Maximiliano Salas (giocatore importantissimo al netto dei comportamenti vergognosi che hanno circondato la sua cessione al River), Quintero, Nardoni, Almendra, Rojas e per ultimo Capitan Sosa in quella che a conti fatti invece di essere una ristrutturazione è stato uno smantellamento testimoniato dall’operazione Nardoni. Il Gremio ha versato 10 milioni di dollari e il Racing non è stato in grado di prendere un sostituto con caratteristiche similari finendo per prendere Matko Miljevic, che è però un enganche e non un volante, col risultato di lasciare la squadra fortemente squilibrata.
Il problema non è di natura economica come testimoniato dal lavoro del giornalista Martín Idaberry che ha evidenziato come tra luglio 2025 e giugno 2026  il Racing ha venduto giocatori per circa 29 milioni di dollari e acquistato per circa 28,5 milioni. I soldi vengono reinvestiti. Il problema è come vengono spesi da un corpo tecnico che non sembra in grado di trovare profili adeguati a rimpiazzare i giocatori valorizzati e ceduti.


Emblema della confusione che guida la Segreteria è la gestione del rapporto con Gustavo Costas, l’allenatore ed ex capitano del Racing Club che ha vinto la Sudamericana 2024 e ha portato la squadra al secondo posto condito dalla Recopa l’anno successivo. Alla fine del 2025 Milito aveva deciso di rinnovargli il contratto per tre anni, ossia fino alla fine del proprio mandato, presentando l’accordo come la prosecuzione di un progetto che aveva già prodotto risultati straordinari e che, ovviamente, aveva l’assoluto appoggio della tifoseria raccolta attorno ai propri idoli.
Cinque mesi dopo, a maggio 2026, in seguito al pareggio interno col Caracas, il Racing viene eliminato ai gironi dalla Sudamericana e Costas viene esonerato.
Ovviamente, dopo un semestre fortemente negativo, non è illegittimo esonerare un allenatore ma è problematico e fa apparire confusa e confusionaria la dirigenza se a quello stesso allenatore avevi appena fatto tre anni di contratto.


Milito a quel punto, pressato dalla piazza, ha dovuto metterci la faccia il 3 settembre e ammettere che  rinnovare Costas per tre anni era stato un errore dovuto al dato troppo peso all’entusiasmo del gruppo per il tecnico e ad una non corretta valutazione del logoramento inevitabile che un lungo ciclo comporta ma come ha sottolineato anche Martin Idaberry, il problema non è stato soltanto l’errore decisionale, ma anche il modo in cui la società ha gestito la separazione da Costas. Il tecnico ha commesso molti errori sul piano calcistico, ma la dirigenza ha evitato di assumersi pienamente la responsabilità della scelta optando per una narrazione dove l’uscita di Costas è un accordo e non una decisione unilaterale della dirigenza e questo è il problema presso i tifosi che avrebbero voluto vedere un’assunzione di responsabilità che dimostri una certa accountability di Milito e del suo gruppo di lavoro.

Allontanato Costas, la ricerca del sostituto non è semplicissima. La prima scelta era Nicolás Diez, ma le difficoltà per liberarlo dall’Argentinos Juniors hanno fatto virare la Segreteria su Juan Pablo Vojvoda e anche questa circostanza ha alimentato il malcontento popolare davanti ad una dirigenza incapace di arrivare ai propri obiettivi e costretta a ripiegare su seconde scelte. Anche il contratto annuale fatto a Vojvoda contribuisce a fa sembrare questa una scelta di ripiego o comunque transitoria.

Il nuovo allenatore parte discretamente ma il suo Racing non trova continuità e, arrivati a settembre, la situazione è drammatica: dopo la sconfitta con l’Huracán i punti nel Clausura sono 5 in nove partite, è ultimo nella Zona B, 24° nella tabla anual e fuori dalle coppe.
Il 14 settembre, all’indomani della partita, al Cilindro è andata in scena prima dell’allenamento della squadra una riunione d’emergenza tra Milito, Vojvoda, Saja e i senatori che hanno espresso pieno appoggio all’allenatore e su questa base sono state concesse al mister altre due partite per invertire la rotta sebbene l’allenatore di General Baldissera avesse già detto la sua in conferenza stampa: “Si todos dicen andate, que no servís… yo no me siento que no sirvo, siento que no gano partidos y me duele.” forse sapendo di avere l’appoggio della squadra nonostante il momento negativo.
De Luca in merito ha centrato il punto dicendo che quando il Racing perde non si devono analizzare soltanto i novanta minuti perché il risultato è il prodotto di una sequenza di decisioni precedenti (mercato, gestione di Costas, comunicazione con i soci, infortuni e costruzione della rosa) che portano inevitabilmente a questo e cambiare Vojvoda significherebbe intervenire nuovamente sull’ultimo anello della catena senza correggere i processi decisionali della catena di comando.

La conferma di Vojvoda è figlia di due anime. Da un lato cambiare allenatore dopo poche partite significa ripetere gli errori del passato e impedire a qualsiasi progetto di avere il tempo necessario per svilupparsi, mentre d’altro canto, la dirigenza deve essere consapevole che un allenatore non può fare miracoli con una rosa costruita male e il fallimento della Segreteria Tecnica è il problema da affrontare per primo, sebbene né Saja né Vojvoda possono essere considerati gli unici responsabili della situazione, visto che responsabilità ultima ricade sul presidente in quanto vertice della struttura. È proprio questa la chiave di lettura. La struttura decisionale esiste proprio per evitare che il destino di un club dipenda da una singola persona e se quella struttura produce ripetutamente decisioni sportive sbagliate, va cambiata o corretta.

Il Racing non deve trovarsi a scegliere tra Ezeiza e la Primera, tra il collegio e il mercato, tra la crescita istituzionale e i risultati. Il Racing Club ha bisogno di entrambe le anime.

Ezeiza avrà senso se produrrà nel tempo giocatori migliori, una metodologia migliore, un settore giovanile più competitivo e quindi una prima squadra più forte. Il collegio è un patrimonio sociale e quello con Nike è un accordo commerciale importantissimo, ma nessuno di questi elementi può sostituire una squadra competitiva.

Il futuro della gestione Milito passa dalla capacità di coniugare la struttura e il risultato sportivo intervenendo sul tre criticità fondamentali: La Segreteria Tecnica deve essere giudicata secondo i risultati che produce e non secondo la correttezza dei processi che segue. La visione di medio e lungo periodo deve essere chiara e stabile diventando programmazione e bisogna comunicare in maniera più trasparente con i soci e con i tifosi che restano anima, guardiani e padroni morali del Club, senza insultare l’intelligenza delle persone, dicendo che la crescita attesa era quella strutturale e non sportiva. La gente del Racing non abbandonerà mai il Club, ma va trattata col rispetto che merita, perché il Cilindro è sempre pronto a ruggire e non vede l’ora di rivere le grandi notti. Come quella del recibimento pirotecnico e spettacolare di soli due anni fa nella semifinale col Corinthians, che sono le notti che Milito ha promesso.

Baschirottismo Oltranzista

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