Ultimamente sembra che il River vada avanti in due binari differenti. Il primo sta progredendo oltre ogni aspettativa, e stiamo parlando di progettazione del club a livello strutturale, come ampliamento dello stadio e miglioramento delle strutture sociali, sponsor e valorizzazione del brand che innalza il club come il più moderno di Argentina. Ciò si riflette anche sulla disponibilità economica in termini di budget stagionali dove ora il Millo può competere addirittura col Flamengo per strappare i giocatori migliori di ritorno dall’Europa, fatto inimmaginabile solo qualche stagione fa. E l’altro, ovvero l’aspetto prettamente calcistico, inteso come risultati sportivi, il valore più importante per una società di calcio. Se il primo fattore è ormai nel ciberspazio, l’aspetto del campo da futbol è in lutto da ormai tre anni. Ovvero da quelle Primera Division, Supercopa argentina e Trofeo de Campeones conquistate al primo colpo da Demichelis nel 2023, fatto fuori dal presidente Brito dopo che l’aura di Gallardo aveva di nuovo strizzato l’occhio al Millonario dopo l’esonero nella disastrosa esperienza saudita. Un tradimento della dirigenza che è costato molto caro. Da qui inizia il calvario dei tifosi millonarios, che se da un lato vivono il luna park scintillante del nuovissimo Mas Monumental, dall’altro vengono costantemente umiliati dalle vittorie in Primera di: Rosario Central, Vélez, Estudiantes, Platense, di nuovo Estudiantes e l’ultima dolorosa contro il Belgrano. Senza dimenticare la Copa argentina con – ancora – Estudiantes vittorioso, Central Cordoba e Indipendiente Rivadavia, sotto i carismatici Gallardo e Coudet. Capite bene che la programmazione calcistica ha gettato al vento tempo prezioso e milioni di dollari in acquisti costosissimi ma sballati. Esempio lampante? Kevin Castaño, costato 14M$ e sbolognato in prestito all’Atletico Mineiro con diritto di riscatto fissato a 5, o il caso di Rodrigo Villagra, comprato a 11 dal Talleres e svenduto a 4 l’anno dopo.
Le guide tecniche risultano fallimentari nonostante rose di prim’ordine nonostante i nomi autorevoli di Gallardo e Coudet. La pressione, certamente non aiuta, ed anzi, l’asticella si alza anno dopo anno in cui non si vince, dovendo far bene al primo colpo, massimo un semestre bis per riprovarci, prima della fasi finali delle competizione subcontinentale, vero esame da superare per rimanere Dt del River. Come uscirne allora dalla maledizione di Demichelis (che ora guarda caso guida il Lipsia…)? L’idea più logica sarebbe depennare la figura responsabile di tutto questo, ovvero, Enzo Francescoli, il mega direttore generale che sceglie allenatori, calciatori e quant’altro. Un eroe per la sua generazione, una bandiera river capace di vincere nella metà anni novanta tutto il possibile immaginabile (tranne l’Intercontinentale) sul prato di gioco, ma che ora appare ‘impresentable‘ come dirigente, almeno negli ultimi anni. Ieri nessun minuto di intervento nella conferenza di addio a Coudet e questo si è notato. Anche il presidente Di Carlo probabilmente non lo sopporta più, ma per non scindere il connubio politico interno che esiste tra loro (Francescoli è lì dai tempi di D’Onofrio) e non accettare la conclamata crisi a favore delle opposizioni, potrebbe esserci l’ultima via di uscita per l’Oficialismo: chiamare l’unico allenatore, forse davvero all’altezza della situazione. Il solo (a parte Beccacece) capace di vincere in Sudamerica con una squadra da oratorio: Hernan Crespo. Forse è lui l’ultima speranza per far tornare vincente ‘el mas grande’ e far respirare il presidente Di Carlo e Francescoli, ormai alla gogna mediatica.
