Si è già detto quasi tutto sul River. Un inizio di stagione disastrosa così non la si poteva augurare nemmeno al peggior nemico. La situazione è a dir poco drammatica. Peggior avvio di sempre dal 1911, dove il professionismo era ancora una utopia; zero gol all’attivo dopo 270 minuti – considerando anche la sfida di Copa Argentina -, e difesa da incubo con i sei gol subìti in quattro partite. 30′ posizione in classifica del secondo semestre nelle 30 squadre di Liga Profesional, il presente del River è a dir poco fallimentare ma ancor più preoccupante è forse la mancanza di responsabilità da parte di chi ha il governo della situazione. L’allenatore Coudet? Parla ai giornalisti solo quando vince. E chi l’ha mai sentito in questo mese?! Posta come proprio stato di whattsapp una scritta che dice: ‘SOLO I CAGASOTTO NON SCRIVONO LA STORIA’. Sarebbe allora interessante capire a chi siano rivolte queste parole. Ai giocatori? Ai dirigenti? Ai tifosi? A sè stesso?
Ma vogliamo parlare dei dirigenti? Di cui stile di vita è dettato dalla grandiosità del motto ‘Vivir con Grandeza’. Orgoglio di essere un Gigante del sudamerica, ma poi se vai a vedere, non gioca nemmeno la Libertadores. Nessuno in questi giorni ha avuto il coraggio di dimettersi, di farsi un esame di coscienza, di metterci la faccia davanti ai microfoni. Nessuno ha avuto la premura di parlare ai tifosi, di ammettere che una debacle del genere era follia solamente a pensarla. Che ora pur di sminuirla, si cerca di insabbiare con continue trattative millionarie di calcio mercato, che danno pure il voltastomaco al tifoso medio, che pur limitato nella sua semplicità, non capisce perchè il Barracas sia primo a punteggio pieno mentre il River è a zero punti. Nessuno ha cercato di rassicurare i tifosi, le vere vittime di questo disastro. Nemmeno il presidente. Il cuor di leone Di Carlo, che è sempre presente quando si tratta di essere applaudito, ma che improvvisamente si dimentica che il club, come dice lui, ‘el más popular de Argentina’, è un club esclusivo prima di tutto ‘de los socios‘. Possiamo parlare dell’aspetto sportivo del campo o dei risultati negativi, ma non possiamo mai dimenticare che il socio paga (e anche tanto) la quota mensile che lo rende ‘proprietario in minoranza’ del club. Il River ora cammina sul filo di lana per evidenti valutazioni sbagliate. Chi sbaglia deve pagare. A tutti i livelli. E ognuno degli impiegati – in primis il presidente – dovrebbe aver l’accortezza di capire che è semplicemente un addetto alla gestione del River, giudicato poi da scelte che ne determinano i risultati sportivi. Il club es de los socios, non esistono proprietari. La Comision Directiva farebbe bene a prendersi carico di questo aspetto, perchè il vento potrebbe rapidamente cambiare e non è detto che il solo cambio di allenatore possa bastare a tifosi mediamente inferociti. Sperando, che il Tigre dell’amato Pity Martinez, non spinga il River nel baratro il prossimo fine settimana. Sennò, sarà davvero già rivoluzione.
