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Dai cori all’unisono del banderazo a Times Square al silenzio dell’attesa è un attimo. L’Argentina si prepara a giocare la finale della Copa del Mundo con mille sensazioni che inevitabilmente si oppongono. Dal senso di identità patriottica – che in nessuna squadra delle 32 qui in America è risultata così profonda -, al deficitario gioco finora mostrato, anche in contrapposizione al formidabile tiki-taka della Spagna. È la seconda finale consecutiva e vengono le vertigini solo a pensarci. Quattro anni fa ce la giocavamo alla pari contro la Francia, mentre ora sembra che siamo lì solo per demeriti altrui. Tutto può essere, ma è anche vero che che la testardaggine dei guerrieri dell’Albiceleste ha fatto la differenza in questo cammino. Una finale che arriva dopo i 45 minuti più convincenti dell’intero mondiale, che danno la speranza che la Scaloneta stia andando a regime proprio per questo appuntamento.

E poi Lio. La ultima di Messi ai mondiali e forse anche dalla nazionale, è da sola la motivazione fondamentale per tutta la squadra per spingere a dare il massimo. Solo il fatto che il giocatore più talentuoso del mondo le abbia giocate praticamente tutte -supplementari inclusi – e non abbia accusato nemmeno una minima contrattura per un ‘ragazzo’ di 39 anni, ha del miracoloso. Che la Virgine de Lujan lo protegga anche in questa tappa finale della sua carriera. Solo 90 minuti dividono Scaloni e la sua truppa dal clamoroso doblete. C’è tempo per riflettere in quest’attesa dove si può fantasticare con la fantasia tutti gli scenari possibili. Si può immaginare che cosa abbia pensato Messi stanotte, o sognato, qualora abbia dormito. L’attesa del piacere è essa stessa il piacere, dice il detto. E allora, nonostante le palpitazioni sempre crescenti mano a mano che si avvicina il momento, cerchiamo di esorcizzare questa giornata, ognuno a modo suo modo, che ce la ricorderemo inevitabilmente per tutta la vita. Nel maledirla o nel benedirla. È un momento unico, che non si può fare il backup per tornare indietro per riprovare a cambiare l’esito del risultato.

E allora viviamola con lo spirito giusto, pensando, che in fondo in questi 90 minuti finali, non dipendono solo da noi e che può succedere di tutto, nel bene o nel male. Che i capricci degli dèi del fútbol possano essere solleticati dal grande cuore della squadra argentina. Che oggi si gioca l’ultima tappa di un ciclo che inevitabilmente si concluderà. Ci siamo anche noi, nonostante tutto. Abbiamo due huevos grossi così, possiamo ‘mangiarci’ i colonizzatori spagnoli se solo ci crediamo fino in fondo. Viva Belgrano, viva Lio! Andiamo a prenderci quella copa, carajo!

Redazione

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