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C’è forse tutto qui dentro. Dopo la vittoria ai supplementari contro la Svizzera, la Scaloneta affronterà mercoledì alle 21 (ora italiana) l‘Inghilterra in semifinale. Sono oltre 11mila i chilometri che dividono Buenos Aires da Londra: due mondi che non potrebbero essere più lontani. Ma se si parla di Argentina-Inghilterra non si può (davvero, non si può) mettere in mezzo gli Dei del calcio, la storia e la politica. Perchè non è solo calcio. E’ tanto di più. Partiamo dall’attualità: Messi contro Kane. Si giocano la classifica cannonieri, l’accesso in finale. La conclusione di un incubo per i Tre Leoni (l’ultima finale, con relativa vittoria risale a 60 anni fa), il coronamento di un sogno con il secondo mondiale di fila per Lionel. Basta questo? Potrebbe, ma come detto c’è tanto di più. 

Andando indietro nel tempo ci fermiamo per un attimo (eterno) al 1986. E’ il 22 giugno di 40 anni fa. In campo scendono gli argentini di Carlos Bilardo e gli inglesi di Bobby Robson. Quello che è successo quel giorno è incastrato nella memoria di tutti quanti. All’Azteca ci sono 114mila spettatori, ci si gioca la semifinale. Manco a dirlo a prendersi tutta la scena è Maradona. Il gol del secolo – quello per capirci in cui Diego parte da casa sua e arriva fino in porta – e l’altro gol del secolo, quello in cui D10S si arrampica in cielo e la butta dentro come tutti sappiamo. Inutile la rete del 2-1 dell’inglese Lineker.

Ma quella fu l’epilogo di qualcos’altro di ancora più radicato nel sottopelle. E qui torna quel “por Malvinas” che il popolo argentino sta cantando in questo mondiale. Il quadro storico è questo: a 400 chilometri dalla costa argentina le Malvinas sono un arcipelago di isole contese tra Buenos Aires e Londra (basta girare in qualsiasi angolo dell’Argentina per trovarsi davanti a mega cartelloni blu con scritto a caratteri cubitali in bianco “Las Malvinas son argentinas”). 
Il Regno Unito le amministra come territorio britannico d’oltremare, l’Argentina sostiene invece che le isole facciano parte del proprio territorio nazionale. Londra afferma di esercitare una sovranità continua dal 1833, Buenos Aires di aver ereditato i diritti dalla Spagna dopo l’indipendenza.  

La guerra inizia nel 1982, solo quattro anni prima della mano de Dios e con un Argentina, intesa qui come Stato, nel pieno di una profonda crisi. La guerra si conclude poche settimane dopo, il 14 giugno con la resa delle truppe di Buenos Aires. Ma questa è un’altra storia. Adesso la battaglia sul campo di calcio dove c’è l’anima di chi non molla mai. Con il timone puntato e la quarta stella a disegnare traiettoria.

Nicolo Vincenzi

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