0 6 minuti 2 settimane

Ancora una volta River e Boca falliscono i propri obiettivi nella prima parte di stagione 2026. Si dovrà ricominciare di nuovo da capo. La pressione aumenta perchè non saranno ammessi ulteriori flop nel secondo semestre.

Il Boca arrivava con il vento in poppa in questo nuovo anno. Confermato Úbeda sulla panchina dopo il positivo finale di stagione 2025 e la qualificazione al tabellone principale in Copa Libertadores – conquistata dopo due anni di mancato piazzamento -, il Xeneize dapprima stentava nei primi due mesi di Torneo Apertura, ma poi cambiava clamorosamente marcia tra marzo e aprile, conseguendo risultati importanti che lo proiettavano in cima al gruppo A. Non solo risultati, ma anche il gioco iniziava a farsi vedere con prestazioni che lasciavano ben sperare i tifosi dopo anni di depressione. Il punto più alto il Boca lo tocca il 19 aprile, neanche a dirlo, con la vittoria meritata e di carattere sul River nell’ inferno del Monumental in occasione del Superclásico. Qui davvero sembra svoltata la stagione dei bosteros, che si illudono anche per la cavalcata convincente in Copa Libertadores che con i primi due successi lasciano ben sperare per il proseguo del torneo. Ma come in tutti le illusioni effimere, il sogno di gloria svanisce da un giorno all’altro e la squadra di Ubeda imbocca il tunnel della mediocrità, inanellando sconfitte e prestazioni sconcertanti. Il Torneo Apertura, nonostante il secondo posto nel gruppo, termina già agli ottavi di finale contro un Huracán che alla Bombonera ha più ‘fame’ e determinazione di successo rispetto ai xeneizes. In Copa Libertadores arriva forse il colpo di grazia più duro da digerire. E quando il club è ancora in piena corsa per qualificarsi agli ottavi, contro in Barcelona a Guayaquil arriva la sconfitta che lancia l’allarme – inascoltato – con il successivo pari interno con il Cruzeiro e il clamoroso debacle contro la modesta Universidad Catolica, sempre alla Bombonera, saccheggiata ormai da qualunque avversario. Un fallimento inaccettabile che non va giù al tifoso, da sempre fedele ai colori azul y oro, ma ora obiettivo nel contestare l’ennesima sciagura sportiva. Fracaso che porta sicuramente la firma dei giocatori – primi protagonisti della debacle -, del tecnico Úbeda – incapace di tenere le redini di una rosa imbizzarrita -, ma sopratutto di Riquelme presidente, di nuovo alla graticola per una eliminazione in Libertadores nella prima fase a gruppi – non accadeva da 32 anni -, che grida vendetta tra i tifosi. Da quando c’è Román Riquelme alla guida della società il club ha vinto zero tituli negli ultimi tre anni. Inamissibile per un gigante glorioso come il Club Atletico Boca Juniors. Si cambierà certamente tecnico, si cambieranno giocatori, ma el mudo dovrebbe avere almeno la dignità di riconoscere il fallimento della sua gestione. Immaginate cosa direbbe l’Ultimo Diez di questa società se fosse all’Oposición o magari un semplice tifoso…

Anno leggermente diverso rispetto ai rivali del Boca per il River Plate, ma altrettanto tragico per quanto riguarda le emozioni. Parte malissimo il 2026 per il Millonario. Nonostante le prime due vittorie iniziali alla quarta giornata arriva la debacle interna contro il Tigre che si ripete contro Argentinos Juniors e Vélez. Gallardo è costretto alle clamorose dimissioni dopo anche un 2025 al di sotto delle aspettative, che vede la squadra riverplatense non riuscire a qualificarsi per la Copa Libertadores. Al suo posto arriva ‘el chacho’ Coudet, che torna a vestire i colori de la Banda dopo il periodo spagnolo alla guida dell’Alaves. Con Coudet la situazione migliora perchè, sebbene la squadra non si ancora convincente sul piano del gioco, arrivano i risultati che permettono al River di risalire la china della classifica. Contro il Boca arriva il doloroso stop che interrompe la striscia positiva, ma poi il Millonario macina ‘accettabili’ prestazioni, superando San Lorenzo ai rigori, Gimnasia e Rosario Central nei playoff di Apertura. Il River è in finale! Ma qui arriva la delusione più forte. Contro un Belgrano che, voglia o non voglia, riconduce inevitabilmente alla finale del descenso del 2011 – evento in cui il River custodisce la sua vergogna sportiva più dolorosa -, arriva la ‘mazzata’ che i tifosi non si aspettano. Perchè quando sembra esorcizzato il duello col Pirata grazie alle reti di Galvan e Colidio – risultato di 2-1 all’84’ -, ecco che nel finale di arriva la batosta che fa più male della non qualificazione. Il Belgrano, ancora sotto la guida tecnica di Zielinski, la pareggia all’85’ e poi la vince all’88’. Il River è sconvolto. Stravolto. Ad un passo dal traguardo che avrebbe cambiato la stagione arriva la delusione che ai più veterani tifosi fa tornare in mente la finale di Libertadores del ’66, quando il River subì l’umiliazione dal Peñarol nonostante il doppio vantaggio per 2-0 del primo tempo. Occasione dove nacque l’apodogalina‘, ovvero pollastro, cagasotto. O anche ricordando la finale Libertadores più recente, quella 2019 contro il Flamengo, quando, in vantaggio 1-0 l’equipo di Gallardo si fece rimontare tra l’89’ e il 91′ da Gabigol. Il River se la fa ancora nei pantaloni: è’ ancora lunga la strada per Coudet.

Redazione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Libertadores